giovedì 8 gennaio 2015

MASSONI: comincia la guerra?

Riflessioni a margine sul libro che rivela al mondo l'esistenza di superlogge segrete sovranazionali che governano il mondo da secoli.


di Francesco Salistrari







Dopo molti mesi e molti annunci, anche suggestivi (e propagandistici) esce finalmente il libro del Venerabile Massone Gioele Magaldi (“MASSONISocietà a responsabilità illimitata, La scoperta delle Ur-Lodges).

Un libro che per chi ha seguito fin dalla sua comparsa nel 2010 il movimento d’opinione massonico GOD (Grand’Oriente Democratico), interno al Grand’Oriente d’Italia, era molto atteso. E non solo per le “rivelazioni” che questo libro negli annunci del suo “autore” prometteva, quanto piuttosto per comprendere a che punto sta, oggi, a 4 anni di distanza, la battaglia tra la massoneria “progressista” e la massoneria “conservatrice” (usando appunto una terminologia divenuta pubblica forse per la prima volta in Italia proprio grazie all’opera e alle attività variegate del GOD di Magaldi).

Giole Magladi, Gran Maestro Venerabile, GOD
Ebbene sono passati 4 anni da quando noi poveri piccoli profani ignoranti e non iniziati abbiamo appreso dell’esistenza di questa divisione intermassonica radicale che attiene a due visioni diametralmente antitetiche del mondo, dei rapporti sociali ed economici.

Due visioni che vedono nella prima (progressista) un anelito democratico, di stampo roosveltiano in campo politico e keynesiano in campo economico, e nella seconda (conservatrice) un anelito oligarchico, di stampo reganiano/tatcheriano in campo politico e hayekiano in campo economico. Naturalmente semplificando al massimo e non tenendo conto né delle sfumature, né tantomeno della vastità di due visioni del mondo che si distinguono anche per altri aspetti non marginali.

Beh, il libro MASSONI è uscito, pubblicato da Chiarelettere, con la specificazione che in realtà si tratta del primo volume di una trilogia a cui seguirà una bilogia, per un totale dunque di 5 volumi che parleranno al mondo profano di massoni, politica, economia, intrighi, in altre parole del Potere e delle declinazioni che il Potere ha assunto in chiave moderna e contemporanea.

Un libro che ad una prima lettura, appare molto fluido nella prosa, quasi romanzato e che proprio grazie a questo, immerge in maniera naturale il lettore in una visione dello scontro politico-sociale degli ultimi 70 anni dell’occidente (e del mondo intero) che mette in discussione molti assunti del dibattito politico contemporaneo e passato, riscrivendo i capitoli più oscuri, più significativi e più dirimenti dell’epoca moderna, in una nuova chiave di lettura che sconvolge la visione di senso comune della storia e della realtà, del presente, nel quale viviamo.

Un libro particolare. Intenso. Profondamente interessante.

E fin qui i pregi, tanti, di questo immane lavoro, come detto prima fatica di una trilogia.

Ma veniamo alle cose che ci lasciano perplessi. E da profani, non potrebbe essere altrimenti.

Ma proprio in virtù del fatto che tale libro a profani si rivolge, a buon diritto, da profani ci sentiamo liberi di esporre le nostre considerazioni di carattere generale su quest’opera.

 Innanzitutto in questo primo libro c’è un grande assente. Un assente ingiustificato: il movimento operaio.

Si, perché in MASSONI, tutto ciò che storicamente ha rappresentato e ha determinato, il variegato movimento operaio, attraverso prassi ed elaborazioni politiche, seppur eterogenee, nella narrazione di Magaldi perde totalmente la sua funzione storica, diventando incredibilmente orpello delle dinamiche proprie solo al potere, alle strumentalizzazioni, cooptazioni e impulsi provenienti dal mondo massonico.

Magaldi non è nuovo infatti a presentare il mondo occidentale come “figlio” esclusivo della massoneria, dell’opera e delle idealità di cui una parte fino agli anni ’70 maggioritaria (almeno così dice Magaldi) della massoneria, quella più liberale e democratica, è stata portatrice. Dimenticando, o fingendo di farlo, completamente la dialettica venuta fuori dal mondo del lavoro e del popolo profano in generale. Come se un’intera costruzione sociale, figlia della rivoluzione industriale, fosse frutto solamente di pochi “illuminati” uomini della storia e dei rapporti interni alle logiche di potere (e alle logge).

In parte è vero. Ma cancellare con un colpo di spugna, dalla lavagna della storia, ciò che è stato e ha rappresentato in toto l’esperienza del movimento socialista, operaio e comunista, limitandolo all’opera di pochi massoni che “guidavano” anche tali movimenti e di cui furono essi stessi protagonisti dell’elaborazione filosofica e sociale, appare davvero riduttivo e fuorviante. Proponendo una visione elitaria della storia che può trovare, per quanto ci riguarda, solo parziale veridicità nell’immensa complessità storica di cui si compone una società.

Ma noi siamo profani. Giusto? Quindi…

Un’altra grande contraddizione, probabilmente voluta o inevitabile, che emerge potente da questo scritto, è quella della volatilità, indistinzione, fumosità, che contraddistingue il confine che separa la massoneria cosiddetta conservatrice da quella progressista.

Un confine tanto più labile, quanto nello stesso testo, nell’ultimo capitolo, quello in cui Magaldi fa “parlare” direttamente le due anime massoniche, in un “ricostruito” confronto dialettico tra massoni, appare evidente l’enorme, spregiudicata e ai noi profani improponibile permeabilità di tale confine.

Un confine che, attraverso la lettura degli episodi storici narrati, dell’emersione delle logiche sottese, delle posizioni assunte dai vari personaggi e attraverso la risoluzione di alcuni punti “caldi” dello scontro, appare davvero troppo labile.

Per fare un esempio esplicativo: quando Magaldi ci racconta dei retroscena dei tentati (4) colpi di Stato dagli anni 60 fino a metà degli anni 70 in Italia, fu, dice lui, per merito dell’intervento diretto di Arthur Schlesinger jr e delle logge sovranazionali progressiste, che le svolte autoritarie nel nostro paese furono sventate. Salvo poi, solo qualche anno dopo, indirizzare lo sviluppo del paese proprio nella direzione in cui voleva chi quei colpi di Stato (minacciati, ma non realizzati) li aveva favoriti.
F.Von Hayek e J.M. Keynes
In effetti, proprio in quel preciso tornante storico, Magaldi ci informa del sovvenuto accordo intermassonico (“Massoni uniti per la globalizzazione”) che, di fatto, spalancava le porte alla realizzazione della visione “aristocratica” della società e dell’economia che oggi abbiamo davanti.
Accordo dunque che ha decretato la sconfitta della massoneria progressista? O, caro Magaldi, una massoneria progressista che in realtà, in parte, maggioritariamente, si trovava già schierata in un certo modo? Per intenderci: quando ci si è resi conto che il Keynesianesimo, la dottrina economica che dal dopoguerra in poi ha governato il funzionamento del sistema occidentale, non conduceva ad un capitalismo migliore, dal volto umano, più equo socialmente (cosa peraltro già raggiunta e dimostrata), ma nel lungo periodo, FUORI (!) dal capitalismo, che cosa è successo all’interno delle logge progressiste? Come si spiega, altrimenti, il completo abbandono alla visione neoliberista del mondo da parte di chi per decenni aveva appoggiato una diametralmente opposta visione?

Magaldi a questo proposito, riscrive anche la narrazione delle crisi petrolifere degli anni 70, quelle che più di tutte, convinsero (semplificando) addetti ai lavori e classi dirigenti a ritenere insostenibile il modello keynesiano. E lo fa in modo alquanto convincente, raccontando di quanto le determinazioni dell’Opec e la guerra israelo-araba furono usate e strumentalizzate, volute, implementate, proprio da quella parte della massoneria che voleva chiudere con lo “stato sociale” e l’esperienza keynesiana.

Ma la massoneria progressista, di fronte a tutto questo, cosa ha fatto? Stipula un accordo di non belligeranza per arrivare a: 1) caduta del comunismo sovietico; 2) globalizzazione mercatista mondiale.

E in entrambi i processi, il suo ruolo, è stato marginale.

In che senso? Nel senso che, sia nelle metodologie di gestione della transizione del mondo sovietico al “libero” mercato, sia nell’implementazione delle politiche di globalizzazione mondiale, la visione progressista, democratica, sociale e socialisteggiante, appare non solo minoritaria, ma del tutto assente.

Ci sembra davvero impensabile credere che i grandi massoni progressisti che fecero la storia del dopoguerra, che sconfissero il nazifascismo ed edificarono il mondo del boom economico, abbiano abdicato in maniera così palese e sconsiderata.

Come si può credere che la dialettica inframassonica si sia fermata con quella stipula di non belligeranza? Come è possibile pensare che dinnanzi alla distruzione di quel mondo che la massoneria progressista aveva così orgogliosamente (e tanto orgogliosamente oggi per bocca di Magaldi rivendica) edificato, sia restata inerme ed inerte, spettatrice non pagante?

E ritorniamo al confine che separa queste due massonerie. Dove comincia e dove finisce? Quanto è permeabile? Come si spostano i massoni al di là e al di qua di questo confine?

Ma arriviamo al nocciolo della questione: perché questo libro proprio ora?

L’esplosione della crisi statunitense del 2007, tracimata in tutto il mondo e che ha mandato in tilt il sistema bancario mondiale, precipitando l’Europa in recessione (e oggi in deflazione), ha determinato una situazione in cui gli equilibri geopolitici del mondo venuti fuori dal 1989 in poi sono messi in crisi. In crisi è messo il modello stesso di globalizzazione e in discussione sono proprio le risposte che i poteri dominanti in occidente danno della crisi (o vista da un altro punto di vista, l’utilizzo che della crisi stanno facendo).

Che genere di crisi è quella che stiamo vivendo? Nel libro di Magaldi si intuisce una visione, ma non ci convince. Ci può convincere invece di più l’idea che questo libro sia una dichiarazione di guerra tra massonerie?

Dinnanzi alla messa in discussione della globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta, la cosiddetta massoneria progressista ha lanciato il suo guanto di sfida? Dinnanzi al disegno neoligarchico europeo e occidentale (Tiip e Tpp), dinnanzi alle tensioni con la Russia (e la Cina), dinnanzi all’instabilità del Medio Oriente, la massoneria che difende i valori democratici occidentali rialza la testa?

E’ davvero questa la ragione di questo libro? Il disvelamento dell’esistenza di logge sovranazionali potentissime all’interno delle quali si decidono i destini dell’umanità dalla metà dell’800, corrisponde ad una dichiarazione di guerra? O è un gesto disperato? L’ultimo tentativo per un risveglio popolare che metta in discussione le basi stesse del potere occidentale?

Tutto può essere. Ma questo libro, aldilà dei suoi veri intenti (che noi profani probabilmente non conosceremo mai), presenta una contraddizione formidabile e insuperabile e che attiene, ci spiace dirlo, alla natura stessa dell’organizzazione massonica in sè, una contraddizione insanabile e che, purtroppo, fa un cattivo servizio ai pur nobili intenti dei suoi divulgatori.

Di cosa si tratta?

Eleanor Roosvelt
Diamo per buono che Magaldi stia dicendo tutta la verità (nient’altro che la verità, lo giuro!). Diamo per buono che lo scontro tra due opposte visioni sia davvero arrivato a questo punto. Diamo per buono che la massoneria democratica, quella che difende il modello repubblicano/parlamentare occidentale, borghese, sia schierata in questo frangente storico al fianco degli interessi più genuinamente popolari. Assunto ciò, come si concilia con una visione realmente democratica, popolare, che metta l’uguaglianza degli uomini sopra ogni cosa, che fa della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” del 1948 il proprio manifesto ideologico, con l’esistenza, la potenza e l’impermeabilità di logge massoniche SEGRETE (perché le Ur-Lodges noi le scopriamo solo oggi a distanza di secoli)? Come si concilia il principio democratico della sovranità popolare se i governanti di tutti i governi del mondo sono scelti, imposti da queste logge che non rispondono ad alcun controllo democratico? Come si concilia il principio di uguaglianza dei cittadini in tema di diritti e di fronte alla legge, con una visione e una prassi elitaria dell’azione politica e sociale?

In altre parole: come possiamo fidarci di questo libro?

Come possiamo prendere per buono tutto ciò che dice, al di là della logica stringente e innegabile di alcuni passaggi fondamentali della sua narrazione, quando gli stessi autori di questo libro si dichiarano appartenenti a logge segrete sovranazionali che hanno contribuito alla (anzi hanno determinato la) creazione di quel vasto e complesso meccanismo di “controllo mediatico” della società attraverso televisioni, radio, giornali, cinema, partiti e chi più ne ha più ne metta che fa della disinformazione e del condizionamento sociale la propria ragion d’essere?

Tralasciando lo stucchevole richiamo continuo, in questo primo volume, ai successivi, di questa opera è tanto ciò che ci lascia perplessi, tanto ciò che non ci convince, tanto ciò che ci fa paura e ci lascia con l’amaro in bocca.

Non sappiamo nulla di massoneria, se non un coacervo di informazioni raccattate qua e là e di dubbia validità che nel corso degli anni sono venute fuori, non conosciamo nulla dei riti e dell’esoterismo che la massoneria pratica da secoli (se non da millenni), non sappiamo nulla delle discussioni che avvengono nelle logge, delle decisioni che vengono prese, molte volte a braccetto con fratelli massoni di dubbia (eufemismo) tempra morale ed etica responsabili di crimini contro l’umanità, di raggiri, di omicidi, di truffe, di traffici.

Bene, questo libro, aggiunge davvero poco alla conoscenza profana di questa grande e potentissima organizzazione semi-segreta. Lascia solo intravedere, com’è prassi e costume di questi libri, mescolando e rimescolando le carte di continuo, fugando dubbi per poi ricomplicare il quadro subito dopo.

Una cosa però può essere detta: questo libro, forse, ci aiuta a vedere come anche nella massoneria esiste gente per bene, sinceramente impegnata per il bene del mondo. E questo è un gran servigio per aiutare una prospettiva diversa in chi, nella massoneria, soprattutto in Italia, ha sempre visto solo un pericolo e un male.


Ma saranno gli anni che verranno, a dimostrare se queste persone rappresentino un’insignificante minoranza o se, grazie all’aiuto popolare (che questo libro implicitamente invoca), sarà capace di sconfiggere una volta per tutte i nemici della democrazia, il concetto di ineguaglianza degli uomini, del diritto di pochi a decidere per tutti senza alcuna investitura.



per maggiori info: http://www.grandeoriente-democratico.com/

Followers

Google+ Followers