lunedì 11 febbraio 2013

Cosa succede in Vaticano?

di Francesco Salistrari.

Che l’epoca in cui viviamo sia un’epoca straordinaria, ormai è chiaro.
Il mondo vive una crisi economica talmente profonda da essere considerata da molti esperti ancora peggiore di quella del 1929 che portò il mondo alla distruzione della Seconda Guerra Mondiale. E le tensioni internazionali odierne, non lasciano certo presagire nulla di buono. Basta dare uno sguardo un po’ meno superficiale alle dinamiche in atto in Medioriente o in Africa, alle rivolte dei paesi maghrebini, alla Nigeria, al Mali. Solo per fare alcuni esempi.
Il mondo è in subbuglio. E la crisi economica non è che lo specchio di uno sconquasso sociale, politico e militare che rischia di esplodere completamente.
La notizia di oggi, che Papa Benedetto XVI abdica dal Soglio Pontificio, è l’ennesima riprova della gravità di questa crisi profonda che investe il mondo da un capo all’altro. Perché aldilà di qualsiasi considerazione sulla salute del Pontefice (cosa peraltro perfettamente logica, vista l’età), la scelta di abdicare proprio in questo momento e all’inizio di un anno così importante per una svariata serie di ragioni, fa molto pensare.
La cosa che mi lascia sgomento è proprio che in una situazione del genere il Pontefice abbandoni il suo posto di comando nelle gerarchie ecclesiastiche e si faccia da parte, probabilmente per lasciare posto ad una figura politica di più alto spessore. Evidentemente il Vaticano, in questo momento, non può permettersi una “vacatio” così determinante. Questo lascia pensare che la situazione sia davvero complicata.
E analizzando le cose, così, a caldo, di volata, come non pensare alla difficoltà del mondo occidentale di uscire dal pantano economico nel quale è piombato? Come non pensare al fatto che il 2013 vedrà arrivare al pettine molti dei nodi economici legati ai cosiddetti “derivati” e ai “debiti sovrani”? Come non pensare alla situazione africana, dal Mali alla Nigeria, alle tensioni potenti che agitano Siria, Iran, Israele e Palestina? Come non pensare che di fronte al più grande attacco alle libertà democratiche in occidente dal dopoguerra ad oggi (la crisi economica è anche questo), il Vaticano abbia pensato di “sostituire” un Papa “debole” con uno più forte politicamente e più in salute proprio in vista delle scadenze dinnanzi alle quali il mondo si trova?
E’ una considerazione peregrina?
Dal mio punto di vista, assolutamente no.
Ammettiamo per un attimo che il Papa sia davvero malato e non abbia la forza fisica e mentale per sostenere il peso del pontificato. Per quale motivo dovrebbe dimettersi scegliendo di farsi da parte, proprio quando potrebbe comunque continuare a rivestire la sua “carica” solo formalmente lasciando il potere reale in mano ai suoi collaboratori più stretti, scegliendo in definitiva una “condotta” che è stata comunissima nelle “cose Vaticane” da 600 anni a questa parte?
La possibile risposta a questa domanda, probabilmente nasconde la verità su queste incredibili “dimissioni”.
Infatti, se analizziamo la cosa , sembra davvero strano che un Papa si dimetta in questa maniera. Woytila morì malato e lentamente, per fare l’esempio a noi più vicino nel tempo. Perché Ratzinger non dovrebbe fare altrettanto?
La scelta potrebbe avere eminentemente carattere personale, certo, ma il Vaticano non avrebbe acconsentito a una scelta simile, senza ragioni politiche fondamentali. E tali ragioni politiche, secondo me, vanno ricercate proprio nel fatto che in Vaticano in questo momento hanno assoluta necessità di avere alla propria guida una figura politica di primo piano, capace di inserirsi nella dialettica politica mondiale con quella forza e quel peso necessari di cui c’è assoluto bisogno in una situazione così delicata.
Dinnanzi allo scivolamento della popolazione occidentale (a maggioranza cristiana) nelle difficoltà della crisi che morde diritti acquisiti, benessere e sicurezza sociale, nonché mette in discussione lo stesso impianto democratico dell’occidente, di fronte al possibile e probabilissimo esacerbarsi dello scontro sociale, di fronte agli impegni che anche l’Italia, ma soprattutto l’Europa, dovranno assumersi, anche militarmente, in questo frangente storico, un papa “debole” e “malato” avrebbe pochissimo spazio di intervento e di influenza e questo, il Vaticano, oggi, non può proprio permetterselo. Se consideriamo anche l’arretramento che storicamente la religione cattolica ha subito come presa sociale negli ultimi decenni, ecco che le dimissioni di Benedetto XVI appaiono decisamente sotto un’altra luce.
La mia opinione è che, visti gli sviluppi che ci si attende, sia dal panorama internazionale, sia da quello interno (europeo), il Vaticano abbia urgente necessità di rinsaldare la propria guida e affidarla ad una figura di spessore politico decisamente superiore a quella di Papa Ratzinger.
Per poter comprendere appieno quello che sta avvenendo dovremo certo attendere di conoscer il nome del nuovo Papa (prima di Pasqua, hanno dichiarato vari cardinali, il che fa pensare ancora una volta alla volontà di “tappare” il buco che si è venuto a creare nel più breve tempo possibile). Di certo, ad oggi, assistiamo ad un fatto di una gravità politica senza precedenti e i cui effetti e conseguenze devono ancora essere pienamente valutati e compresi.
Quello che possiamo fare è aspettare e sperare che dietro queste dimissioni non ci sia qualcosa di più grave e preoccupante delle semplici condizioni di salute del Papa, che, non lo scordiamo, aldilà di Ratzinger, rimane una delle figure politiche più importanti del panorama mondiale.


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