domenica 29 luglio 2012

La guerra €UROpea.


Sono in moltissimi, compresi illustri economisti che ne hanno messo in discussione profondamente la natura e gli effetti (vedi il buon Alberto Bagnai), che credono che l’euro sia alla sua fase finale. Come un malato che è stato tenuto in vita con diversi artifici farmaceutici e che adesso scivola verso una critica e dolorosa agonia.
Una dolorosa agonia che colpirà inevitabilmente (ancora!) i popoli europei, non certo gli speculatori e la grande finanza che sull’euro e sulle “scommesse” (vedi spread) fatte sull’euro hanno lucrato in maniera continuata fin dal 2009. Un immenso travaso di denaro che è passato a colpi di tastiera e di algoritmi informatici in un batter d’occhio dall’economia reale, dalle imprese e dalle famiglie europee, direttamente nelle tasche di questa pletora di approfittatori.
Sono in molti, dicevamo, che credono nella imminente caduta dell’euro e molti individuano nel vertice di oggi in cui il presidente della BCE Mario Draghi incontrerà il presidente della Bundesbank Jens Weidmann e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble , nonché il segretario del tesoro americano Timothy Geithner, un passaggio importantissimo e determinante in cui si giocherà la “partita finale”. E’ indubbio che tale vertice abbia una importanza cruciale, com’è indubbio che le tensioni siano alte. E’ altrettanto indubbio però, secondo la mia personale visione, che i temi che verranno affrontati saranno proprio quelle decisioni che in questo determinante mese di agosto verranno attuate per salvare la barca.
La caduta dell’euro non avverrà. Non nel breve periodo, quantomeno. Non certo a causa dei mercati. Credo piuttosto che i mercati vengano usati come arma indiretta per convincere i riottosi (in testa tedeschi) che ancora non accettano l’idea di concedere all’Europa quelle ulteriori quote di sovranità che invece auspicano i costruttori della moneta unica e della costruzione europea (e non solo).
Questi signori non rinunceranno all’euro così facilmente. E per ripetere le parole dello stesso Draghi, che in tanti vedono solo come un bluff per calmierare gli spread, “verrà fatta qualsiasi cosa per salvare l’euro”. E verrà fatta sul serio. E questo qualcosa include, naturalmente, l’avvio veloce (e feroce) della progressiva piena integrazione politica degli stati europei in un Super Stato centralizzato. Tale accelerazione sarà funzionale, nel breve periodo, a frenare le spinte (presenti e forti) alla disgregazione dell’Unione (non solo monetaria), e nel lungo periodo a favorire l’implementazione di politiche fiscali, del mercato del lavoro, scolastiche sempre più integrate e omogenee. Che poi sono esattamente quelle cose che servirebbero per rendere stabile e funzionante l’intero mercato interno europeo e più competitivo quello estero. A costi sociali comunque enormi, non dimentichiamolo.
Vi starete chiedendo: e gli USA in tutto questo? Gli Usa è esattamente questo ciò che vogliono. Un’Unione Europea più omogenea e più stabile, nonostante la crisi, anzi proprio per essere più efficiente rispetto alla crisi, è precisamente ciò di cui hanno bisogno in questo momento (o nel più breve tempo possibile) gli Stati Uniti. Questo per due ragioni: 1)una caduta rovinosa dell’euro significherebbe una caduta altrettanto rovinosa della precaria economia statunitense; 2)un euro forte sui mercati valutari (e lo sarebbe molto di più se dietro ci fosse un’unione politica più concreta) è un enorme vantaggio per l’economia statunitense che può così mantenere più basso il valore del dollaro e spalmare al meglio sui mercati valutari mondiali l’inflazione dovuta alle politiche di “quantitive easing” di portata storica effettuate (e da effettuare?) da parte della Fed per risanare i bilanci bancari colpiti dall’esplosione dei sub-prime e della Lehman Brothers (2007-08).
Inoltre uno Stato Centralizzato europeo sarebbe enormemente più duttile per le politiche militari di appoggio agli Stati Uniti qualora qualcosa dovesse andare di traverso nelle crisi Siriana e Iraniana o ci fosse una volontà di intervento concreta. Oltre che sarebbe più direttamente controllabile (o quantomeno influenzabile) dalle pressioni operate dagli interessi delle multinazionali americane.
Questo modo di vedere le cose, naturalmente ha tanti problemi da affrontare e tante variabili imprevedibili da evitare. Per prima cosa il tutto si baserebbe in teoria su una ottimistica visione dell’andamento economico nel medio periodo con proiezioni di ripresa della crescita europea e americana a partire dal 2013-14. Qualora non fosse così e la crisi dovesse acuirsi invece di recedere (trasformandosi in una vera e propria depressione), possedere uno strumento di potere e di controllo delle politiche economiche e militari anche dell'Europa, garantirebbe una gestione più efficace delle dinamiche sociali (scontri e sommosse) che ne nascerebbero e troverebbero il blocco euroatlantico già pronto alla eventuale battaglia mondiale.
In un ipotesi comunque pacifica, nell'ottica di una depressione occidentale, a vedersela male non sarebbero solo i paesi occidentali, ma anche la Cina (che già ora comincia a manifestare i primi segnali di cedimento) e tutti gli altri paesi in forte ascesa (i cosiddetti BRIC di cui fa parte anche la Cina naturalmente, ma anche Vietnam, Angola, Venezuela, Argentina ecc). Un crollo delle economie occidentali sarebbe un bel problema per tutti. Non dimentichiamo che FMI e WTO sono praticamente in mani americane.
E poi, come già anticipato, i problemi maggiori per gli altri paesi sarebbero rappresentati dalla recrudescenza aggressiva dell'apparato militare americano che non starebbe certo a guardare in caso di crollo verticale dell'economia americana ed europea.
Insomma un bel pasticcio.
Come molti prevedono una dinamica del genere porterà molti paesi a “rinazionalizzare” il proprio capitalismo (tutti, dicono loro) operando scelte protettive per le proprie economie (cosa che in parte i paesi emergenti hanno già fatto e stanno facendo). Una scelta che nelle regole e negli intendimenti dell'organizzazione Europea per gli stati nazione presi singolarmente non si avrebbe in quanto negata, a meno di uscite unilaterali che farebbero crollare tutto l'abaradan istituzionale e monetario europeo (quello che prevedono fin dai prossimi mesi gli osservatori più disparati). Più probabilmente l'Europa invece, nello scenario ipotizzato, assumerebbe scelte “protezionistiche” nel suo insieme, come unico organo economico. Il che eviterebbe lo sfacelo totale. Ecco in prospettiva la ragione dell'importanza dell'incontro di oggi.
Insomma la situazione è davvero difficile e ingarbugliata e le spinte ad un accentramento di poteri in Europa è fortissima, proprio in vista di quello che potrebbe succedere. Tale accentramento naturalmente in USA è già avvenuto e ampiamente portato a termine con i Patriot Act del 2001 , ma non solo.
Ma sarà sufficiente ad evitare una sollevazione violenta dei popoli (piegati dalla depressione) capace (?) di spezzare gli equilibri di potere esistenti? O si genererà una reazione a catena incontrollabile se non con una forza dittatoriale (palese) di ferro? Sarà sufficiente a frenare la corsa ad una guerra internazionale potenzialmente distruttiva? Esiste davvero questa volontà nell'establishment euro-atlantico? O siamo già al conto alla rovescia?
Ai posteri (non troppo lontani nel tempo) l'ardua sentenza.

(Francesco Salistrari)

martedì 24 luglio 2012

Battelli.



Eppure in giro non vedo grandi atti di ribellione. La rivolta mi sembra più che altro un argomento invocato da coloro che si annoiano nel tempo che gli resta dopo aver saziato i propri bisogni privati. Se le cose stanno così, vuol dire che la rivolta oggi è una parola priva di speranza”. (Andrea Patella)

Mentre questa crisi mondiale sembra staccare a morsi la carne viva dei popoli, qui da noi in Calabria, un tempo conosciuta come “Magna Grecia”, culla di cultura e civiltà, forgia di pensiero filosofico, crocevia di scambi e di commerci, sembra quasi di vivere in un film o in una realtà parallela. Come se quello che sta succedendo né ci interessi, né ci tocchi, né sia destinato a travolgere, insieme al resto del paese, anche la nostra vita.
Viviamo immersi in un sogno, in una realtà amniotica, dove il contatto con il mondo esterno è solo ovattato. E ascolti parole quasi a mezza bocca, quasi come se ci fosse nei calabresi un rifiuto ad accettare la realtà, a procrastinare nel tempo quella data di scadenza che sembra iscritta a caratteri cubitali sul nostro paese, sulle nostre libertà, sul nostro ormai solo ostentato benessere. E ci aggrappiamo ad un filo d'erba sottile sull'orlo di un precipizio, convinti di stringere in mano una fune d'acciaio e che in qualche modo basti poco per tirarsi su.
E in ogni dove si festeggia, non si sa bene cosa, come se niente fosse, inconsapevoli, forse appunto volutamente inconsapevoli.

La stagnazione culturale che vive questa terra, il disinteresse giovanile nell'affrontare determinate tematiche in un momento cruciale della storia mondiale e la totale mancanza di condivisione e di discussioni produttive per il bene comune saranno la condanna a morte di intere generazioni.
Oggi viaggiamo spediti verso un abisso e lo facciamo cantando e ballando, boriosi e soddisfatti di apparire, senza senso spazio-temporale, senza logica alcuna”. (Italo Romano)

E siamo qui, in mezzo ad una strada, mentre un tir a tutta velocità sta piombandoci addosso, con tutto il suo carico d'orrore e di disperazione.
Qualche giorno fa ho scritto questo, in un momento di sconforto, di paura, di angoscia.

Ho paura del vento che urla parole sfocate...
ho paura di ciò che ascolto...
delle grida disperate che odo in lontananza...
e ho paura ad essere solo in loro presenza.

Non è il cielo scuro carico d'acqua
a farmi paura...
né la pioggia, né il muggìo delle onde.
Mare in tempesta...
su di noi.

Vedo lontano,
con il palmo sugli occhi,
strizzati da vento sferzante.
E li sento arrivare.

Non è il pianto disperato di mia madre
che mi lacera l'anima
né il dover fuggire da ogni cosa
né i segni incisi nella carne da un addio.

Vedo lontano.
E stanno arrivando.
Sui loro battelli di morte,
disperazione, dolore.

Ho paura per me,
vittima e carnefice di questa umanità,
lacerata, sconfitta.
Simile ad un foglio stracciato.

Chiudo gli occhi.
E penso a domani.
E quei battelli...
saranno solo un altro giorno
più vicini.


E non è cambiato molto da allora. Perchè vedo negli animi più vivi, la rassegnazione. Nelle vecchie generazioni la stanchezza. Nelle persone informate, la paura. E manca qualcosa. Manca la capacità di accendere una scintilla di coscienza. Quell'attimo indispensabile di lucidità che un popolo deve concedersi per non farsi beffare, truffare, sottomettere, uccidere.
Vedo persone perfettamente inconsapevoli, che vanno avanti ogni giorno come ieri, come un anno fa, come dieci anni fa. E tutto per loro sembra immutato. Proprio mentre il mondo cambia volto per sempre. E la Storia scolpisce incessante i giorni nostri.
Ed è forse una storia che si ripete, nelle calabre terre, dove anche il portentoso (quanto inutile) sessantotto è passato e la gente sembra quasi non essersene accorta. E come avrebbe potuto?
Sarà il destino di questa terra, non so, non voglio crederci, non posso accettarlo.
Ma adesso chiudo gli occhi e penso a domani.... e quei battelli sono di nuovo un altro giorno più vicini.

(Francesco Salistrari)

domenica 22 luglio 2012

Il destino coloniale della cintura mediterranea.



Il film è già visto.
Così come in Grecia, ora in Spagna, domani all'Italia.
E le dinamiche economiche sono identiche.
Non è solo, come vorrebbero farci credere, attacco speculativo. Sono i risultati dell'euro, vale a dire di quel perverso meccanismo monetario che ha visto l'aggancio (nominale 1-1) di monete più deboli a monete più forti.
Senza dover essere per forza dei geni in economia, secondo voi, quali erano le monete più deboli prima dell'entrata nell'euro?
Bene, ci siamo capiti.
E' un film già visto con l'Argentina, che agganciò la sua moneta al dollaro con conseguenze disastrose causate (all'origine del processo), così come nei paesi oggi in gravissima crisi di debito sovrano, dall'impennata del debito privato (cittadini e imprese) dovuto all'afflusso di capitali esteri nel paese.
Oggi gli stati europei in difficoltà sono gravati da interessi da strozzo sui propri debiti, il pagamento dei quali sta avvitando consumi, produzione e investimenti in una parabola discendente disastrosa.
Le politiche imposte dal potere politico europeo (nelle sue componenti decisive e determinanti non eletto democraticamente) ai vari paesi in difficoltà sono l'espressione di una volontà politica criminale a danno delle condizioni di vita di centinaia di milioni di europei. I vari paesi come Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, i cui parlamenti, tra le altre cose, votano a occhi chiusi (e senza informare la gente) ulteriori trattati come il Fiscal Compact e il MES che aggravano la situazione e inibiscono qualsiasi possibilità di manovra alternativa per i governi nazionali, si trovano così chiusi nella morsa degli interessi sul debito, del rispetto dei parametri economici imposti dall'Europa, dell'impossibilità a far ripartire gli investimenti (e figurati la crescita!) perchè ormai privi di qualsiasi strumento di politica economica usurpati dall'assurda e inaccettabile costruzione europea.
Il perdurare della crisi non è solo l'incapacità dei governi nazionali a produrre politiche adeguate. Certamente a fronte delle scelte del governo Monti, se ne sarebbero dovute affrontare altre. Ma anche ammesso che il governo Monti fosse sostituito da un governo che decidesse immediatamente politiche di redistribuzione del reddito per far ripartire i consumi e gli investimenti, o che operasse scelte di recupero fiscale da fantascienza (abbassando l'imponibile totale), o qualsiasi altra politica differente e più efficace, il default sarebbe solo rimandato. Perchè il default dei paesi della cintura mediterranea, è sostanzialmente programmato nel meccanismo monetario denominato Euro.
Qualsiasi governo NON ha più la possibilità di implementare la propria politica economica e fiscale autonoma e questo perchè trattati come il Fiscal Compact e il MES, entrambi sotto il cappello del Trattato di Lisbona, lo impediscono loro. Se poi a questo aggiungiamo la volontà politica di favorire i paesi già più forti (Germania, Francia ecc), il cerchio si chiude.
La domanda che viene spontanea è: per quali interessi lavorano il Governo Monti, quello Raoy o quello Samaras? A vedere da quello che stanno facendo, non certo per gli interessi dei cittadini e delle imprese del proprio paese. Semmai per chi finirà di spolpare i patrimoni pubblici ancora in mano agli Stati, cioè multinazionali e capitali privati.
Non c'è via di scampo.
Rimanere nell'euro per questi paesi, equivarrebbe all'eutanasia economica e sociale.
L'unica vera e reale alternativa per risollevarsi dalla crisi senza causare ulteriori e irreversibili danni sociali ed economici a paesi come il nostro, è quella di abbandonare l'euro e i trattati europei, ripristinare la sovranità monetaria e politica, nazionalizzare il settore bancario e assicurativo (compresa la Banca d'Italia che dovrebbe stampare moneta per conto e in nome dei cittadini italiani), disgiungere le attività di banche commerciali e banche di investimento, ri-nazionalizzare le aziende strategiche del paese e non pagare il debito estero.
Non ci sono alternative.
Si può argomentare qualsiasi cosa, criticare qualsiasi cosa, ma l'unica strada per rimediare a questa crisi che ci sta trascinando nel baratro, è questa.
Senza questi passaggi il destino coloniale dei paesi della cintura mediterranea è segnato non solo dai fatti economici esogeni (il mercato, la finanza, la speculazione), ma è artatamente programmato a tavolino dalle politiche europee.
Vogliamo ritornare ad essere un paese economicamente forte o diventare il “bacino di utenza” di manod'opera a basso costo per paesi e aziende straniere?
Vogliamo ridare un minimo di speranza alle nostre famiglie o sprofondarle nell'angoscia e nella precarietà ad infinitum?
Vogliamo garantire un futuro degno di questo nome ai nostri ragazzi o vogliamo condannarli, nel migliore dei casi, ad emigrare in cerca di fortuna come negli anni '50 in giro per il mondo?

(Francesco Salistrari)

venerdì 20 luglio 2012

Cui prodest?



Secondo quanto stabilito dall'Art. 18 dell Costituzione Italiana e dalle successive modifiche (1982):

«
 Art. 18.


I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare»« Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall’art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale.»

Pertanto sorge spontanea una domanda: cos'è la Massoneria?
E' o non è una organizzazione segreta i cui "confratelli" giurano fedeltà ad un ordine estraneo (quantomeno potenzialmente) alle istituzioni, agli interessi e alle prerogative della società democratica di un paese?
E' o non è vietata l'ingerenza di personalità affiliate a dette società segrete in organi costituzionali, amministrazioni ed enti pubblici anche economici?
Bene.
Ecco cosa afferma Gioele Magaldi, Maestro Venerabile del Grande Oriente d'Italia riguardo al Presidente del Consiglio Italiano Mario Monti in una intervista radiofonica a Radio 2 nella trasmissione "La Zanzara": "
 È un massone e ha avuto una duplice affiliazione, una inglese e una mista anglo-franco-belga. Monti appartiene al corpo d'elite della massoneria. "Lo stesso Magaldi in una conferenza pubblica tenuta a Frosinone lo scorso 26 Maggio che affrontava i temi della crisi e dell'euro (organizzata dal blog Ecodellarete, sulle cui pagine potrete trovare l'intervento integrale di Magaldi e degli altri relatori) affermò senza mezzi termini le affiliazioni massoniche di Mario Draghi, Massimo D'Alema, Romano Prodi e udite udite di Giorgio Napolitano, il nostro ex comunistissimo beneamato Presidente della Repubblica. Naturalmente per molti queste non sono delle novità, bensì una semplice conferma pubblica a ciò che i siti cosiddetti "complottisti" ormai da anni sbandierano sulla rete.
Ora che abbiamo la conferma pubblica di un alto esponente della Massoneria italiana di queste "eccellenti" affiliazioni, sorge spontanea una domanda: è normale che esponenti di una setta segreta o semi-segreta che pubblicamente negano la propria affiliazione possano ricoprire incarichi pubblici così determinanti? Stando alla nostra stessa Carta Costituzionale non solo non è normale, ma illecito.
E continuando a ragionare come se fossimo dei perfetti ingenui, come può qualcuno prestare giuramento ad una società che in ipotesi potrebbe avere interessi divergenti dalle istituzioni di un paese democratico e nello stesso tempo ricoprire ruoli di primissimo piano in quelle stesse istituzioni? Come può Giorgio Napolitano, per fare un esempio, giurare fedeltà al popolo italiano avendo già giurato fedeltà ad un popolo che non è solo semplicemente italiano, ma che ha tra i suoi principali scopi quello di garantire gli interessi e le prerogative dei propri fratelli di affiliazione prima di chiunque altro? Quali interessi vengono prima, quelli del popolo italiano o quelli dei suoi "confratelli"? Secondo le regole della Massoneria, almeno quelle conosciute, sicuramente quelli dei confratelli.
Ogni massone, prima di ogni altra cosa deve garantire, per fedeltà di affiliazione la salvaguardia, la tutela e la promozione degli interessi e degli scopi della loggia di appartenenza e dei suoi consociati. E questo a prescindere degli innumerevoli gradi di affiliazione.
Ma credete che Giorgio Napolitano faccia parte del Rotary? O di qualche loggia, diciamo così, leggermente più importante?
Non c'è una contraddizione dunque tra la sua Alta carica istituzionale e il suo ruolo di affiliato massone?
Dal mio punto di vista da profano (appunto) la contraddizione c'è ed è pure bella grossa.
Se poi apriamo un pochino gli orizzonti e osserviamo l'evolversi della crisi che attanaglia il mondo occidentale ormai da quattro lunghi e duri anni, se osserviamo i protagonisti di questa crisi, le ricette prospettate, le misure intraprese, le giustificazioni propagandistiche e i loro effetti reali sulla vita dei cittadini e delle imprese, beh, la contraddizione non solo risulta evidente, ma lampante e decisamente preoccupante.
Aldilà di qualsiasi discussione si voglia fare sulla Massoneria in sè, sui suoi reali scopi, sulle sue influenze, ramificazioni e potere reale nella nostra società, è un FATTO che altissimi esponenti massonici sono figure di primo piano a livello europeo ed internazionale e stanno guidando l'occidente nei pantani di questa crisi generata dalle contraddizioni sistemiche, ma anche dalle politiche e dalle scelte economiche e sociali che queste elites stanno intraprendendo.
Per quali interessi stanno lavorando?
Per i nostri?
Riflettiamoci su un po'.



(Francesco Salistrari)

mercoledì 18 luglio 2012

Capitalismo o Umanità?



Il mondo è consumato dalle proprie contraddizioni, la più evidente delle quali è l'assoluta incapacità dei più a comprendere che viviamo in un inganno denominato economia di libero mercato.
All'interno di questo inganno rientrano parole vuote come libertà democrazia, nei loro stessi principi, assolutamente incompatibili con la libertà di merci e capitali di circolare liberamente, con la stratificazione sociale strutturale, con il sistema monetario in quanto tale, con la privatizzazione massiccia di tutti i settori economici.
L'individualismo e l'egoismo, mossi dall'interesse economico, rappresentano, nel lungo periodo, la fine della società e del vivere associato. In varie forme, viene soppiantata la solidarietà sociale dalla competizione latente (e patente) dei vari attori sociali, il tutto sotto il dogma smithiano dell'interesse personale come motore del benessere.

La nostra società è figlia di un dogma religioso e metafisico che fa della compassione, dell'altruismo, della cooperazione e del sostegno reciproci il più delle volte delle debolezze da eliminare per porre al primo posto l'interesse economico come principale veicolo del benessere e della prosperità sociali, stravolgendo in maniera deleteria la scala dei valori condivisi. Il mero esercizio intellettuale di considerare per sua natura l'uomo come essere economico” (homo oeconomicus) è un'aberrazione ideologica che distorce i bisogni umani e li relega in secondo piano rispetto all'accumulazione di ricchezza e di beni materiali.
La società del consumismo, dominata dal flusso monetario, trasmuta il significato di felicità in quello di possesso materiale e quello di libertà in semplice scelta di consumo, e questi principi sono talmente radicati nelle moderne società da risultare introiettati dal senso e dall'uso comuni. Viviamo in un mondo in cui la distorsione mostruosa della gerarchia dei valori significa, in ultima analisi, involuzione e non evoluzione.
Un sistema che accantona innovazioni tecnologiche e risorse umane e sociali perchè incapaci di generare profitto, che garantisce immensi e ingiustificati sprechi di energia, risorse e vite umane, che genera conflittualità sociale, diseguaglianza nell'accesso alle risorse e nella redistribuzione della ricchezza socialmente prodotta, che genera disparità ed esclusione sociale, che alimenta corruzione, criminalità e violenza, che si manifesta in comportamenti sociali e produttivi del tutto ambienticidi, che pone, in ultima analisi, il profitto al di sopra della vita stessa, è un sistema assolutamente inauspicabile e che non può in nessun modo rappresentare una valida, razionale, efficiente ed equa organizzazione delle società umane. Considerare il sistema economico-sociale nel quale viviamo come una tappa positiva dell'evoluzione umana è una mostruosità semantica, antropologica, scientifica, morale e razionale inaccettabile. Chi, a vario titolo, la perpetua, la giustifica e la incentiva, è corresponsabile dell'inganno sociale autodistruttivo potenzialmente più devastante della storia dell'umanità.
La distorsione profonda e la corruzione intrinseca delle più empatiche manifestazione dell'essere umano determinate dall'organizzazione sociale ed economica dominante, è un freno all'evoluzione e alla piena realizzazione delle qualità umane e rappresenta una minaccia concreta alla sopravvivenza della nostra specie e di molte altre forme di vita sul nostro pianeta. Negare questo, negare la distruttività del sistema produttivo mondiale fondato sul profitto economico, negare lo scellerato uso di risorse mondiali finite considerandole alla stregua di semplici fattori produttivi slegati dall'equilibrio complessivo del pianeta, considerare l'essere umano e le sue esigenze vitali, sociali e psicologiche come se fossero sganciate dal più generale contesto bio-ecologico della Terra (o ecosistemico), è un errore imperdonabile e sintomo di una miopia collettiva aberrante e tendenzialmente e inevitabilmente distruttiva.
Alle fondamenta di questo complesso architettonico di schiavitù umana, c'è il sistema monetario, tra tutti gli altri, l'inganno più incredibile e paradossale.
E' la vita stessa, in questo meccanismo infernale, a perdere di valore e assumere forma di mera merce.
Ma l'inverosimile dove si cela?

Si cela nel fatto, assurdo e apparentemente inspiegabile, che l'1% della popolazione mondiale (che detiene il 40% della ricchezza complessiva) riesce ad imporre il proprio dominio, la propria cultura, le proprie regole, al restante 99% attraendo e generando complicità e partecipazione a tutti i livella della gerarchia sociale. Tanto da condizionare la stragrande maggioranza della società fino a farla diventare essa stessa difesa e baluardo del sistema, delle sue distorsioni e diseguaglianze, delle sue nocività socio-ambientali, dei suoi paradigmi economici, annichilendo e vezzeggiando qualsiasi forma di opposizione e di elaborazione alternativa di modello sociale ed economico. Lo strumento della lusinga rappresentata dal denaro, presentato (e considerato) come unico mezzo di riscatto sociale, come unico mezzo per la perpetuazione dell'esistenza, come valore fondante la stragrande maggioranza delle relazioni sociali, come incentivo unico e impareggiabile per l'agire e l'inventiva umani e l'innovazione tecnica e culturale, è una fiaba dell'orrore che imprigiona l'essere umano all'interno di un meccanismo innaturale e controproducente, una gabbia ideologica che condanna l'umanità alla sofferenza e al conflitto perpetui.
Il sistema capitalista di libero scambio e di libero mercato, rappresentato nell'epoca attuale da quella variante nota come liberismo economico, si presenta come sistema complessivo di valori e di comportamenti sociali tendenzialmente autolesionistici e autodistruttivi, capace di deviare e di corrompere fin nelle proprie fondamenta le inclinazioni e le attitudini più preziose della natura umana.
Il sistema di potere innestato sul circuito dei flussi monetari (finanza) è una dittatura mondiale che incatena la società intera alla schiavitù del denaro e garantisce la sopravvivenza, la perpetuazione e l'estensione storicamente (e sostanzialmente) ininterrotta dei privilegi e delle prerogative delle èlites dominanti.
Il dato, storicamente affermatesi, che tale sistema ciclicamente entri in crisi, analizzato in vario modo e da vari versanti, definito nelle più svariate maniere, non muove di un solo millimetro il fatto che tale sistema ha un solo modo per perpetuarsi (e con esso perpetuare la dominazione di specifiche elites o classi sociali sul resto del corpo sociale): la guerra sistemica e generalizzata. Guerra che assume il carattere di “azzeratore” di situazioni sociali, di infrastrutture, di ricchezza materiale, di capitali e di vite umane (diminuzione della popolazione) al fine di permettere una nuova accumulazione capace di ri-garantire la ripresa economica e produttiva di beni, servizi e infrastrutture, dinnanzi a quell'inceppamento ciclico del meccanismo economico sotteso alla costruzione sociale stessa.
Il dato sconcertante è che la guerra viene vissuta dalla stragrande maggioranza della popolazione come qualcosa di inevitabile, o giustificato dall'emergere di interessi lesivi di prerogative nazionali o continentali, o razziali, o di gruppi sociali storicamente e contingentemente individuati. Quello che non viene colto è che la guerra generale causata dal disfacimento del sistema economico (quando esso giunge al “punto critico di saturazione”) è altresì il metodo “naturale” del sistema per l'autoperpetuamento ed è utilizzato dalle classi dominanti (responsabili del disfacimento stesso) per mantenersi saldamente al timone della società.
L'elemento rappresentato dalla Guerra, per altro perpetuamente presente anche in epoche di “pace relativa”, è attualmente da considerarsi, analizzati gli armamenti esistenti sul pianeta ed in possesso delle varie potenze militari, una gravissima ed ulteriore realistica minaccia alla sopravvivenza stessa della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, in questo caso nel breve periodo. L'irrazionalità intrinseca ai meccanismi di composizione degli interessi egemonici delle potenze militari ed economiche presenti sullo scacchiere mondiale, l'estrinseca fragilità del sistema economico nella fase attuale e la spirale incontrollabile delle dinamiche potenzialmente esplosive individuabili nel circuito dei flussi monetari, sono ulteriori spie di allarme per la società nel suo complesso e mettono a serio rischio non solo le libertà e i diritti fondamentali dei popoli (quelli che almeno formalmente li posseggono), ma lo stesso vivere associato dell'umanità su questo pianeta.
Le leve incrociate della tenaglia che stritolano l'umanità stanno stringendosi sempre più.
Fare finta di niente e non rendersi conto del baratro sul quale l'umanità si barcamena, trincerandosi dietro posizioni dogmatiche caratterizzate da equilibrismo ideologico e culturale, allo stato attuale, non è altro che l'espressione (consapevole o meno) di corresponsabilità e collusione con uno dei più grandi crimini della storia dell'umanità.
Queste poche, fugaci e disordinate considerazioni ed espressioni di principio, vogliono solo essere uno spunto alla riflessione e un incentivo all'approfondimento.

(Francesco Salistrari)





martedì 3 luglio 2012

In lontananza il rumore degli anfibi.





E così come avevo già detto nell'articolo Chi piangerà?”, ecco che la tanto declamata “spendig review” si traduce in nient'altro che taglio di posti di lavoro anche nel pubblico.
Ecco a cosa è servita la modifica dell'art.18.
A nient'altro.
La crisi viene fatta pagare alla popolazione.
Una crisi generata dalle intrinseche contraddizioni del sistema capitalista e da quel fantomatico mondo cosiddetto della finanza che non è altro che la stampella economica che ha mantenuto in piedi la baracca fino ad oggi. Ora il boomerang sta tornando indietro con una velocità pazzesca, incontrollabile, e qual'è la strategia che il potere utilizza per affrontare questa crisi? Socializzare le perdite.
Il che si traduce in abbassamento del tenore di vita per la stragrande maggioranza delle popolazioni occidentali.
Abbassamento dei salari, delle tutele e dei diritti sociali e del lavoro. Privatizzazione selvaggia dei patrimoni pubblici (aziende e territorio). Smembramento della sanità, della scuola e della cultura.
E così mentre assistiamo (come in ogni crisi storicamente avvenuta) alla sparizione della classe media, avviene il generale impoverimento delle fasce più basse della popolazione che si traduce in miseria e disperazione sociale.
Ed in conflitto.
Il quadro è talmente preoccupante e le dinamiche della crisi talmente repentine che il mondo occidentale rischia di incendiarsi in maniera incontrollabile.
E quando sulla scena della storia ad irrompere sono le masse con le loro contraddizioni, illusioni, il loro spiccio giustizialismo, la loro profonda disperazione, il tutto si complica in maniera decisiva.
Perchè c'è solo un modo per evitare lo scivolamento in nuove esperienze autoritarie del potere: che le masse riescano a coalizzarsi intorno ad un'idea, e intorno a questa idea individuare una serie di parole d'ordine per affrontare l'immediato e progettare un modello di società radicalmente diverso.
In una parola una rivoluzione. Nel pieno senso del termine.
Il problema essenziale è che allo stato attuale non esiste ancora né un soggetto politico realmente rivoluzionario e con il radicamento di massa necessario, né un progetto chiaro e preciso, né quell'idea intorno alla quale costruire realmente l'alternativa.
I movimenti esistenti, ad esempio in Italia, non hanno ancora la capacità concreta di incidere a fondo sui sentimenti delle masse che questa crisi metterà in moto.
Al contrario, la situazione rischia di scivolare in esplosioni di rabbia e violenza senza un fine politico preciso a cui il potere risponderà nella maniera più decisa e radicale. Così come annienterà i movimenti di lotta già presenti (No-Tav, Forconi, Pastori Sardi, Operai FIAT) se non avranno la capacità di unirsi o di essere uniti in un movimento unico, di popolo, che proponga non più la solita becera, inutile, compromissoria politica dei partiti, ma al contrario la prospettiva di un mondo diverso.
Purtroppo, al contrario, la prospettiva ad oggi è la dittatura. In Europa e in Occidente.
Sembra esagerata come previsione, ma non è così.
Il potere gestirà la crisi e le sue conseguenze inevitabili scaricando sul corpo sociale tutti i costi e reagirà alla protesta con la forza dirompente dell'esercito, degli arresti, della violenza sistematica negli scontri di piazza.
Il destino della democrazia è segnato.
Perchè questa crisi non verrà risolta se non attraverso una svolta palesemente autoritaria e, nell'ambito dei contrasti internazionali e degli interessi tra capitalismi confliggenti, da una guerra.
Bisogna fermare tutto questo.
Con una presa di coscienza collettiva. Con nuove forme di lotta. Con un programma ed un progetto capace di dare speranza e prospettiva ad una popolazione intera.
Non esiste altra via se non la sollevazione generale del popolo europeo (e poi statunitense) che si opponga frontalmente a quegli interessi colossali che decidono i destini del mondo. Bisogna che si trovino al più presto le parole d'ordine su cui legare tutti gli strati sociali sotto attacco. Bisogna esser capaci di sperimentare e inventare nuove forme di resistenza.
Già renderci tutti consapevoli di ciò che stiamo rischiando e fermarsi, bloccando il sistema, sarebbe un buon inizio.
L'auspicio è che questa presa di coscienza arrivi al più presto.

(Francesco Salistrari)

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