lunedì 26 dicembre 2011

Lama da taglio.*





Mi sento strano.

Sono due persone.

Non sono più solo. Parlo con qualcuno che a volte decide per me. Qualcuno che come me fa muovere muscoli, sforna pensieri e considerazioni, agisce, parla, decide. Sento il suo respiro nella mia testa e mi accorgo che è il mio anche quando sto trattenendo il fiato. Non credo di essere mai stato posseduto, ma posso dire che questa volta sia successo. Sono posseduto.

Mi sveglio in luoghi e non so come ci sono arrivato, trovo cose spostate che non ricordo di aver toccato, trovo scritte sui muri che non ho mai tracciato, ascolto parole dal nulla che non sono io a pronunciare. Non so chi sia entrato nel mio corpo, ma non è uno spirito buono.

Sto pensando di scendere a patti con lui. Penso di essere in grado di farlo. Penso anche di essere capace di trovare un’intesa ragionevole. Non mi sembra impossibile pensare di dividere il corpo con lui.

Non voglio esorcismi. Non amo i preti e i loro riti, le loro superstizioni, le loro fantasie deviate. Non è il demonio ad essersi impossessato di me, ma qualcun altro.

Sono convinto che si tratta di un assassino.

Un assassino condannato a morte e che sta cercando la sua vendetta attraverso il mio braccio.

E’ assolutamente incredibile quello che mi succede. Ma sono convinto che non è un caso che sia successo.

Sono la lama da taglio di Jack lo Squartatore.

The Ripper.

Si, devo scendere a patti con lui. Non mi dispiacciono i suoi pensieri. Non mi dispiacciono le sue scritte raccapriccianti, le sue visioni sanguinose. Non mi dispiace la puzza di morte che si porta dietro.

Sarà un gioco da ragazzi parlare e trovare un accordo con lui.


(Francesco Salistrari, 2010)


*Tratto da “The Mind”

mercoledì 21 dicembre 2011

La trincea.


La situazione è grave.

Se ancora ci fosse qualcuno che non se ne fosse accorto, è ora che lo faccia.

E dobbiamo farlo, tutti, fino in fondo.

Senza lasciarci travisare da propagande governative o dichiarazioni parlamentari di finta opposizione.

Lo scollamento esistente ormai tra società da una parte, e istituzioni/politica dall'altra, è ormai un fatto dimostrato scientificamente.

Il paese, la popolazione, i precari, i disoccupati, gli studenti, i lavoratori, i dipendenti, le famiglie, i bambini, gli immigrati, i senza tetto, hanno bisogno di risposte urgenti ai problemi che affrontano ogni giorno. Problemi derivanti da una delle crisi più profonde del capitalismo degli ultimi trent'anni e nel caso italiano dall'assommarsi ad essa di una gestione della cosa pubblica e del potere mafioso/affaristico/personale che trova in Berlusconi solo l'ultima incarnazione in ordine temporale di apparizione. E che ha portato il paese sull'orlo del collasso economico.

Il paese NON è diviso tra berlusconiani e anti-berlusconiani. E' diviso da chi riesce ancora a campare (e ad arricchirsi) e chi a stento tira avanti (o si impoverisce progressivamente). E' diviso tra chi detiene il potere di vita e di morte della gente e chi subisce gli affari di questa gentaglia.

La divisione è di classe. E le trincee sono belle che pronte da decenni e decenni.

Non si può essere contro i manifestanti dei cortei degli ultimi mesi, contro le loro ragioni, e condannare la violenza oscurando il dibattito sulle ragioni della protesta. Non si può essere contro la polizia che carica e picchia i manifestanti, ignorando il fatto che si tratta di operai con la divisa a cui il potere ha impartito degli ordini.

La divisione creata ad hoc da questo potere, dalla politica, dagli interessi, dalle manfrine politico-affaristiche, è tra chi reclama i propri diritti e chi quei diritti dovrebbe difenderli. Perchè è ormai chiaro che questa classe politica, il blocco sociale al potere in Italia (fatto di alta borghesia, industriali, mafiosi e banchieri), NON ha risposte da dare né agli studenti, né ai poliziotti, né ai disoccupati e ai terremotati, né agli insegnanti né ai pensionati, né alle piccole imprese, né ai malati e agli ospedali. E allora crea divisioni inesistenti all'interno del blocco sociale avverso (cittadini, dipendenti, lavoratori, disoccupati, studenti, forze dell'ordine).

E questa divisione si acuisce ad arte utilizzando le forze dell'ordine come grimaldello sulla rabbia di una protesta sacrosanta e inascoltata da anni.

La verità è che la politica, questa classe politica, NON ha risposte ai problemi del paese e dell'economia. E non ha altro metodo che trincerarsi nei palazzi, nelle votazioni parlamentari e usare gli organi di informazione per delegittimare il malcontento montante di questo paese.

Quello che deve essere chiaro a tutti, è che il rinnovamento della classe politica è diventato un elemento imprescindibile della salvezza dell'Italia dalla catastrofe economica e sociale (sfociante dritta dritta in stato di polizia).

Il rischio è la tenuta delle istituzioni democratiche. Il rischio è una nuova stagione di violenza e di repressione.

La classe dominante in questo preciso periodo storico, in Italia, non è in grado di tenere unite le componenti sociali e risolvere i problemi strutturali del paese e della sua economia. E come sempre succede creare divisioni e scontro è l'unica opzione praticabile.

E' il classico destabilizzare per stabilizzare. Il mantra politico/repressivo dei Fields Manuals degli anni '70. Direttamente dalla CIA, applicato alle realtà europee e sudamericane e che ha visto in Moro la vittima più illustre.

La strategia è sempre uguale.

Quella che deve essere diversa OGGI è la risposta della società.

Bisogna rendersi conto da che parte stare.

Non si può essere contro gli studenti e contro la polizia. Non esiste questa divisione. Si deve essere contro chi da gli ordini a quei poliziotti. Contro chi siede su morbide poltrone e difende il privilegio e gli sprechi.

Non si può essere a favore dei precari e a favore della legge 30.

A favore dei magistrati e a favore di senatori condannati per mafia protetti dall'immunità.

Non si può essere a favore dei disoccupati e a favore dei colletti bianchi che si riempiono le tasche di dividendi e stock option (il re Magio Marchionne per esempio).

Non si può essere a favore dei lavoratori e a favore delle ditte infiltrate dalla mafia e/o che vincono appalti truccati.

A favore degli immigrati e a favore delle ditte che li assumono a nero.

Contro gli operai licenziati e in cassa integrazione e contro gli industriali che smantellano le fabbriche in Italia e vanno in Polonia o Sud America.

A favore di chi perde la casa e a favore delle banche.

A favore dei giornalisti che fanno il proprio mestiere e a favore dei giornalisti-puttana.

Contro chi si impegna giornalmente per fare qualcosa per gli altri e contro i politici di professione.

Contro i militari italiani all'estero e contro le guerre volute da interessi economici (risorse energetiche, oppio).

A favore degli insegnanti docenti e precari dell'istruzione e a favore di chi ha ridotto la nostra istruzione a un colabrodo.

Bisogna rendersi conto che esiste una sola divisione accettabile.

I giusti, dai disonesti.

Scegliamo da che parte stare.

Ma almeno, diciamocelo in faccia chi siamo.


(Francesco Salistrari, 2011)

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