mercoledì 8 dicembre 2010

Il passato che non passa mai.


E' solo quando perdi qualcosa che consideri davvero importante che ti rendi conto di una cosa. Che in realtà hai perso un pezzetto di te stesso.

Diventa una mancanza fisica. Come se ti avessero asportato una costola.

Un senso strano di vuoto, come di burrone dentro.

Come rimanere intrappolato in una scatola di cartone.

Ti guardi alle spalle e vedi il tuo sentiero, tracciato dal sudore dei tuoi passi. Scorgi i segni delle cadute, te ne vedi addosso ancora le cicatrici. E dietro gli angoli che hai svoltato c'è sempre qualcosa di tuo. Lasciato lì, per sempre nell'eternità di un'idea.

Intrappolato dall'imcompiutezza della tua vita.

Il futuro ci appare sempre così lontano. Come se avessimo mille anni davanti da vivere.

Mentre il passato è tutto qui. Nelle tasche, negli odori, nella musica, nelle screpolature sul muro.

Potresti tenerlo in un pugno.

Nel passato il tempo si è fermato. Ha smesso di essere ciò che è: un lento conto alla rovescia. Ed è diventato un briciolo d'infinito. Un granello dell'esistenza.

Cristallizato. In un lungo momento che nessuno potrà mai cancellare.

Ciò che ero 16 anni fa, lo sarà per sempre.

Esisterà sempre un adolescente sognatore troppo impaurito per vivere davvero. Da qualche parte, lì, nel passato.

Ed esiste per la semplice ragione che io SONO stato un adolescente. In quell'attimo. In quegli anni. Ho vissuto ogni momento della mia vita e mentre sono andato avanti, loro, inconsapevoli, sono rimasti indietro. Immobili nel tempo, in un tempo che non vedrò mai più.

Non vedrò mai più il 18 settembre del 2010. Ma quel giorno è lì da qualche parte. Fermo. Che si ripete da allora.

Io non potrò mai più riviverlo.

Ed è così che guardandoti alle spalle, ti rendi conto che in quegli anfratti, nascosti nelle piaghe del tempo, hai lasciato ogni istante un pezzetto di te stesso che non incontrerai mai più.

Moriamo ogni giorno. Disse qualcuno.

Forse in fondo non aveva tutti i torti.


(Francesco Salistrari)

lunedì 22 novembre 2010

Luce Sfuggente.












Sono luce sfuggente,

d'infinito mi tingo,

voce lontana svanita

del tuono al rumore.


Sono luce sfuggente

come chimera sospesa,

il miglio ormai giallo

come luce del campo.


Sono irto sentiero

enigma arcano dell'uomo,

giunto in un dove

andare o tornare?


Sono luce sfuggente,

d'incanto svanisco,

ristretto è il cammino

del mio cuore le chiavi.


Sono parole sospese,

su un lago distante,

Sono luce sfuggente,

inutile è il corrermi incontro.


(Francesco Salistrari, 2010)


venerdì 12 novembre 2010

Una semplice lametta per capire il mondo.


Se fossimo in un mondo civile, la politica sarebbe la più nobile della attività umane. Sarebbe l'impegno da parte del singolo per il miglioramento della vita della comunità.

Il denaro e gli interessi l'hanno resa tra quelle più sporche, dannose, controproducenti.

Laddove c'è da fare una scelta politica, c'è sempre la magagna. E tutto quello che di buono viene fatto, il più delle volte o è il frutto di sinceri filantropi illuminati, o nasconde comunque qualcosa di losco.

Nel senso comune ormai politica significa altro. Significa raccomandazione, influenza, prestigio, ricchezza, “amicizie”, ruberia, inganno, mistificazione. La connotazione tutta positiva che il termine avrebbe dovuto acquisire con il progresso (non solo materiale) della società, è stata travisata dai fatti, dalle condotte, dalla storia.

Ed è triste constatare come lo strumento designato a rendere via via la vita sul nostro pianeta sempre più agevole e divertente, sia invece diventata la causa principale di tutti i danni e le storture del nostro vivere assieme.

Il denaro ed il sistema ad esso sotteso sono diventati una mostruosa deformazione della realtà, che rende la vita dell'essere umano completamente innaturale e condizionata da una straripante stupidità. Per denaro vengono commessi i peggiori crimini che si possano immaginare, vengono prodotti i maggiori danni all'ambiente, alle altre specie viventi, alla stessa salute umana.

Il problema è di ordine non solo pratico, ma anche semantico. Il denaro da mezzo di scambio e agevolazione delle transazioni economiche, è diventato LA transazione economica di per sé. In altre parole, l'utilità della transazione economica non deriva, come dovrebbe, dalla transazione in sé, ma dalla capacità di apportare vantaggio monetario. In definitiva il denaro è diventato il fine unico e totalitario della transazione, non bensì il mezzo attraverso il quale favorire quest'ultima. L'accumulazione di denaro, consente di acquisire potere politico, decisionale e condiziona pesantemente il progresso e lo sviluppo delle società umane.

Faccio un esempio.

Se inventassimo una lametta capace di durare per sempre sarebbe assolutamente inutile dal punto di vista economico. Perchè qualsiasi produttore di lamette perderebbe interesse a produrre. Una volta soddisfatta la domanda, in altri termini, verrebbe a mancare la necessità di produrre lamette. Ecco che allora il sistema economico, per sua struttura, consente lo sviluppo di quelle tecnologie capaci solo di produrre vantaggio economico, frenando e accantonando tutte quelle che tale vantaggio negherebbero. Così, sempre per restare nell'esempio, il sistema del denaro permette, anzi incoraggia, lo spreco di risorse per la produzione di qualcosa che semplicemente smetterebbe di dover essere un'esigenza. Risorse che altresì potrebbero essere investite in altri settori e in altre tecnologie.

La lametta è l'esempio banale della mostruosità e dell'inutilità, della stupidità e dell'irrazionalità, del nostro modo di produrre e consumare.

Vi invito a pensarci. Soprattutto quando pensate al denaro come vostra e unica meta da raggiungere nella vita.

Una meta che moltiplicata per sei miliardi di esseri umani, ci sta portando al fallimento, non già alla vittoria.


(Francesco Salistrari, 2010)



giovedì 14 ottobre 2010

Ma quale futuro?


Il mondo sta finendo...

...la sua pazienza...le sue risorse...

E le sta finendo in fretta più di quanto tutte le teste di rapa che gestiscono economia e potere si aspettassero.

Lo dice l'ultimo report del WWF.

E le cifre sono allarmanti.

Nel 2030, a questi ritmi di consumo, avremo bisogno di un pianeta terra aggiuntivo per soddisfare le necessità.

Le risorse sono ormai agli sgoccioli.

A tutti i livelli.

Petrolio, acqua, pesce.

E i livelli di cambiamento climatico sono scioccanti.

Il mondo sta finendo....

...e noi che facciamo?

Finta di niente.

Come se delegare le decisioni ci avesse anche privato di una coscienza.

Al contrario dovremmo essere tutti partecipi, consapevoli, arrabbiati e pretendere, anche con la forza, un'inversione di tendenza.

Un'inversione di tendenza radicale.

Qui non si tratta di cambiare qualche legge, eliminare qualche sopruso, risolvere qualche problema contingente.

Qui si tratta di cambiare le cose.

Innanzitutto il modo di produrre, di consumare e di distribuire le ricchezze.

Il modo di utilizzare le risorse e sapere quali risorse utilizzare, come e quanto.

Si tratta di capire che c'è bisogno di cambiare ad ogni livello l'economia, il mercato, la circolazione delle merci. Bisogna cambiare il mercato del lavoro, il sistema dei trasporti, il sistema energetico.

E bisogna farlo adesso!

Siamo già in ritardo.

Siamo già ampiamente in ritardo.

E' ormai chiaro che il sistema di potere del denaro non porta da nessuna parte se non all'autodistruzione.

E' ormai chiaro che chi vuole che le cose rimangano così, non ha cuore il futuro dell'umanità, ma solo quello delle proprie ricchezze personali.

Quello che bisogna far capire loro è che così facendo quelle stesse ricchezze diventeranno assolutamente inutili.

Cimeli da portarsi nella tomba.

E' ora che ci svegliamo tutti.

Che ci sediamo insieme ad un tavolo e discutiamo.

E' ora che tutti, finalmente, prendiamo in mano il nostro futuro.


(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 7 ottobre 2010

Ciò che comprendo.


E' quando guardo te che capisco
Che comprendo il significato di tutte le cose.

E' quando vedo il tuo sorriso che capisco.
Che comprendo il senso del mio vivere.
Sei la ragione dei miei sogni.

Sei il senso nascosto del cielo.
E' quando ti vedo che comprendo.

Che capisco il mondo e il suo perchè.


La sua crudeltà, le sue iniquità, la sua brutalità.

Sono solo il segno dei folli.
Cicatrici lasciate da una malattia.

E' con te che la bellezza acquista un senso.

E' solo con te che le stelle hanno una ragione.
Sei tu l'origine dei miei sogni.
E' quando ti vedo che comprendo.

Che scorgo il mio cammino.

E' tuo il sorriso che mi guida.
Gli occhi in cui mi perdo.

Le labbra che vorrei baciare.

Sei il senso del mondo e non lo sai.

Sei un sorso d'acqua nel deserto.
E' quando ti guardo che comprendo.

E' solo quando ti ascolto che tutto prende forma.
La tua è la voce calma del vento.

Che culla nella notte. Che regala ristoro.
E' quando ti sento che capisco.
E comprendo il significato del freddo.

Il mondo sa essere atroce. Spietato, quando a vincere è il dolore.
Capace di irridere l'amore.

Svilire un uomo in un battito d'ali.
Crudele, perchè a perdere è ognuno di noi.

Ed è quando ti scorgo che comprendo.
Che conosco il senso di tutto.
Che capisco il senso del dolore.
Che accetto il male.
E' quando penso a te che comprendo.

Che capisco che val la pena di combattere.

Sei tu che disperdi le nuvole nel cielo.

Un tuo sorriso accende il sole.

In un attimo, ovunque tu sia.

Regalando al mondo l'opportunità di redimersi.

Non sai nemmeno che è così.

Ed è la tua ingenuità a perpetuare la magia.

Non conosci nemmeno la ragione di te stessa.
Dei tuoi affanni, del tuo dolore, della tua incompiutezza.

Ed è la tua inconsapevolezza l'alchimia del tuo sorriso.


Se fossi capace di scorgerti, non crederesti ai tuoi occhi.
Non capiresti il senso della luce che emani.

Non accetteresti tanta responsabilità.

Avresti paura di quello che significa.

Se fossi capace di vederti, crederesti di impazzire.

Ma è quando ti guardo che capisco.

Che comprendo il perchè della vita.
Che scorgo la ragione del mio destino.

E' quando sento il tuo profumo che capisco.

Che comprendo il senso del mio naso.
E' quando ti vedo che comprendo.
Che capisco il significato dei miei occhi.

E' quando sei qui, che capisco.

Che comprendo il senso del mio corpo.

Sei una scintilla d'infinito.
Sei una carezza di Dio.
Sei il significato recondito dell'amore.

E' quando sono qui, che capisco.
Che comprendo la ragione della mia esistenza.

Il mondo ha un senso solo nell'amore.

Nella crudeltà, nell'avidità, nel potere, nella guerra, nel denaro.

Il mondo è solo uno scarabocchio su un foglio di carta.

Inutile. Biodegradabile. Insignificante.
Apri il tuo cuore, mia dea. Accoglimi nelle tue braccia.
Dammi forza.
Dammi speranza.
E' solo guardandoti che capisco.

Che comprendo la ragione.


L'unica per la quale la vita è degna di essere vissuta.


(F.Salistrari, 2010)

lunedì 31 maggio 2010

La somma di tutti i colori.












Il nero che si annida nelle storie di oggi e di ieri.

Un nero marcio, da pozzo.

Un nero come gli occhi di Satana.

I morti ammazzati e le vedove piangenti.

Triste rituale degli anni italiani.

Il nero che si annida nel cuore degli uomini.

Quello sotto cui sono sepolti i corpi e le verità.

Siamo soli di fronte al nero strisciante.

Alla storia melmosa del potere italiano.

Il nero che si annida in noi.

Nei nostri cuori.

Contaminati per anni.

Siamo piccoli e schiavi.

Siamo piccoli e ignari.

Guardiamo questa processione di morti.

Senza capire.

Senza sapere.

C'è un filo nero che tutto lega e tutto annoda.

C'è un filo nero macchiato di sangue che tutto tira.

E tutto trascina.

E' il filo delle bugie e delle mezze verità.

E' il filo che unisce le mani omicide.

E le menti pensanti.

Quelle sedute in poltrona.

Quelle al riparo.

Il nero che si annida nel cuore italiano.

Il nero pece della nostra storia.

Un delitto non è solo un delitto.


Il nero non è solo un colore.

E' la somma di tutti i colori.




(Francesco Salistrari, 2010)



lunedì 24 maggio 2010

L'arroganza di sentirsi vivi.








Quando non si trova il tempo di guardare. Di scrutare a fondo una persona, si commette un errore grossolano nell'emettere un giudizio. Quando ci si ferma ai particolari, evidenziandone solo i difetti, si commette un'ingiustizia. Ed è uno sbaglio molto comune. Un qualcosa che come un filo invisibile ci lega ognuno all'altro. E senza rendercene conto diventiamo i giudici spietati di noi stessi. Perchè ci giudichiamo con sospetto credendo a nostra volta di essere giudicati. E in questo circolo vizioso perdiamo l'identità. Come in un magico gioco di specchi, il nostro io svanisce fagocitato dall'illusione. Diventiamo esseri senza volto gli uni uguali all'altro. Indistinguibili. Sfigurati come mostri. Inconsapevolmente ci nascondiamo dietro le apparenze. E ci fa arrabbiare essere scoperti. Ci fa arrabbiare diventare i primi a cadere. Uno ad uno, come in un gioco, diventiamo perdenti. Fino all'ultimo. Fino a quando non ci sentiremo ognuno sconfitto.

La vita è un mistero. E noi siamo il mistero più grande all'interno di essa. Siamo una scintilla di luce destinata a spegnersi troppo presto. Siamo magnifici nella nostra debolezza. Nella nostra fragilità. Nella nostra insicurezza. Distruttivi, combattivi, spietati, egoisti. Ma fragili. Giunchi in un'immensa corrente.

Non comprendiamo i perchè del nostro agire. Li studiamo, li analizziamo, in un'astrazione solo apparente. E siamo destinati alla sconfitta dell'ignoranza. Senza appello. Ma l'illusione di essere in grado di comprenderci ci spinge a continuare. L'illusione di essere capaci di vedere oltre il velo delle cose, ci lascia aperta la porta della redenzione interiore. Perchè di fronte alla morte, tutti, siamo sicuri di avere validi argomenti. Non capendo, non volendo accettare il fatto che siamo inesorabilmente destinati al silenzio.

Qualunque cosa ci aspetti dopo la morte.

Siamo destinati a restare sgomenti della nostra stupidità.

Di quella che vediamo tutti i giorni. Di quella che ci portiamo dietro come pelle.

La vita è un mistero.

Questo è certo.

E' l'arroganza di credere il contrario, che ci fa sentire vivi.


(Francesco Salistrari, 2010)


giovedì 13 maggio 2010

Il mio angelo.


Ci sono stati momenti terribili, bui come un tunnel senza fine.
Momenti che sembravano irreversibili. Neri come il cuore di un assassino.
Ci sono stati giorni in cui ho maledetto anche le nuvole che coprivano il sole. In cui ho maledetto le ore che trascorrevano, il vento che muoveva gli alberi.
Ma tu eri qui. Come sempre. Ed ho odiato la tua risata. Ho odiato la tua presenza, a volte. La tua insistenza. E tu sei rimasta. Come se niente fosse. Facendo finta di essere trattata da regina. Sei rimasta e non hai mai fatto domande. Non hai mai voluto sapere nulla. Sei stata il mio angelo custode. Colei che mi ha dato forza e speranza. Hai dato un senso ai momenti tristi, con la tua sola presenza. Assidua.
Il tuo amore mi ha sorretto, mi ha dato coraggio. E ha permesso al sole di far capolino tra le nuvole.
Sono stati i momenti più brutti della mia vita. Te ne sarai accorta. Ed in parte ancora faccio fatica a dimenticare. A mettere da parte tanta sofferenza.
Dopo così tanto tempo è ora che tu sappia quanto ti sia riconoscente. Quanto bene ho capito tu mi voglia. Quanta importanza tu rivesta nella mia vita. Sarà forse stupido dirti grazie adesso. Sarà forse superfluo, inutile. Ma voglio farlo.
Sei il mio angelo. Quello che ho sempre sognato di avere al fianco e che mi sono accorto solo ora di avere da tempo vicino.
Sei il mio angelo, quello che ha pianto per me con il sorriso sulle labbra.
Quello che ha fatto di tutto per non mostrare la sua sofferenza.
Quello che ha dato il suo cuore non ricevendo nulla in cambio.

Oggi, quando tutto è passato, è venuto il momento di ricambiare in qualche modo.
Ed io conosco solo un modo per farlo.
Questo è il mio cuore.
Puoi farne quello che vuoi.
E' tuo per sempre.
Ti sembrerà puerile, infantile ed inutile. Ma non è così.
Per me è troppo importante farti sapere quanto ti sono grato. Quanto importante è stata la tua presenza allora. Proprio quando ne avevo più bisogno, proprio quando tutti sembravano sparire nell'ombra, proprio quando il giorno sembrava più scuro.
Tu non immagini nemmeno quanto bisogno abbia ancora di te. Non immagini nemmeno quanto solo mi senta quando le luci vengono spente ed il mondo dorme. Perchè è proprio allora che il passato ritorna, con i suoi fantasmi, con le sue paure, con i suoi mostri. Ed è solo pensando a te che riesco a scacciarli. Con l'immagine del tuo eterno sorriso. Con il suono della tua voce che mi culla nella notte.

Non so perchè ho scelto proprio ora di scriverti queste cose. Ma sento che è l'unico modo per sdebitarmi. Anche perchè a voce sarei incapace di parlarti. Perchè mi si bloccherebbero le parole per l'emozione. Perchè rischierei di piangere e davanti a te non voglio farlo.
Sei la mia forza. Sei il mio coraggio. Sei il mio sorriso.
Sei il mio angelo.
Quello credevo non esistesse...e invece eccoti qui.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 6 maggio 2010

La coscienza degli Zeno.


Il senso della vita si ritrova nei nostri pensieri più reconditi. E non è altro che la rappresentazione mentale di tali pensieri.

La vita non esiste al di fuori di noi stessi. Siamo vivi solo perché sappiamo, siamo coscienti, di esistere, e l’essenza dell’io risiede nelle nostre rappresentazioni mentali del reale. L’istinto alla sopravvivenza non è altro che il principio informatore di tutto il regno vivente, dall’ameba all’organismo più complesso, tutti lottano e combattono per la sopravvivenza ogni giorno incessantemente e così fin dall’inizio dei tempi. Le società umane sono solo più complesse per il fatto che l’uomo è l’organismo vivente più complesso, ma pur sempre guidato dal suo istinto di sopravvivenza e le convenzioni umane non sono altro che il manifestarsi di questa lotta per la vita quotidiana. Così come il leone più forte guida il branco, mangia le prede migliori, sceglie le compagne più ambite, l’uomo non fa altro che cercare di imporsi giornalmente sul proprio prossimo per il suo unico e solo interesse personale. I sentimenti d’altro canto fanno ciò che l’istinto non potrebbe mai fare: rendere la vita degna di essere vissuta. Senza i sentimenti (che informano tutto il regno animale) la vita sarebbe solo una sterile radura su cui morire lentamente.

Viviamo per morire, ma ce ne rendiamo conto solo quando siamo sul punto di morte. L’istinto alla sopravvivenza, la Volontà di vivere, sono il velo che la vita ci mette davanti agli occhi per la continuazione della specie. Senza la consapevolezza della morte, vera reale immanente, riusciamo ad essere ciò che siamo. Divenire coscienti di essere solo un ammasso di carne in decomposizione, ci renderebbe perdenti in partenza e metterebbe in serio pericolo la sopravvivenza della specie.

Un giaguaro che ogni mattina si sveglia consapevole di dover rincorrere gazzelle e gnu per la savana alla ricerca del sostentamento quotidiano, che tutt’a un tratto si rendesse cosciente del suo destino, si lascerebbe morire di fame così come farebbe l’uomo che lavora ogni giorno per portare il pane a casa. Sapere di essere circondato dagli affetti dei propri cari,e il fatto di non pensare e di non concepire mai la morte nella sua essenza, fa dell’uomo e del giaguaro dei campioni di sopravvivenza nel mondo attuale, così come nel mondo di un tempo…

Il fatto di essere calati in una realtà fatta di piccole cose quotidiane, ci distrae dal fatto che proprio quelle piccole cose quotidiane, non sono altro che delle creazioni messe lì apposta per distrarci dal nostro destino.

La vita dunque è un sogno.

E’ il sogno di una carcassa putrefatta, che si illude di essere immortale.


(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 27 aprile 2010

Il mio tempo.


Non ho altro che questa testa per pensare e queste mani per battere sui tasti stanchi
di un computer.
Sono l'assassino del mio tempo, spietato, senza lacrime.
Uccido i miei giorni cancellando qualcosa, riscrivendone altre.
Uccido il mio tempo con cinismo, senza paura, pur sapendo in fondo a me stesso che un giorno
non ci sarà più giorno da uccidere e allora il mio cinismo si trasformerà in vendetta.
Non ho altro se non queste dita veloci e pasticcione, questa lingua lunga e velenosa,
stupida, semplice, codarda, testarda.
Non ho altro se non il peso sullo stomaco da eliminare.
Il mal di denti da calmare.
Il mal di testa da assopire.
Chiudo gli occhi all'alba, perchè dolce mi è la culla della notte, capace di lasciarmi
solo con i miei pensieri e le mie storie.
La notte è silenziosa, a dispetto del giorno rumoroso. E' premurosa, a dispetto del giorno
ciarliero. La notte è la calma dell'anima mia e mi concede un attimo di infinito,
vale a dire quell'unico istante capace di dar forza alla mia voce, di dar senso ai miei
pensieri.
Sono l'omicida del mio tempo. Ne sono certo. Perchè il tempo vola via e ancora non comprendo
nessuno dei misteri del mondo.
Sono l'omicida dell'unica cosa che abbia veramente valore. Aldilà dei soldi e delle
cose di cui ci circondiamo ingordi.
Il tempo è l'unico interesse che dovremmo avere.
Io sono il primo a sperperarne la ricchezza.
Sono il conto che non torna. Sono l'imbroglio nella fattura.
Perdo il mio tempo, non c'è dubbio e sono convinto che ci sia qualcuno pronto a maledirmi
per questo, a deridermi, a sbeffeggiarmi.
Voglio che lo sappiano: sono con loro, in tutto e per tutto.
Perdo il mio tempo, di sicuro.
Parlo di cose lontane, luoghi inesplorati, persone mai esistite, mondi paralleli.
amori perduti, ricordi sfumati, pianti asciugati.
Perdo tempo dinnanzi alle ombre di un'illusione e divento parte di essa.
Lascio tempo alle mie spalle.
Ma lo regalo a voi.
Che, sono, sicuro saprete farne tesoro, molto meglio di me.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 22 aprile 2010

Questa è la nostra politica e la nostra informazione.

Questo scritto ha il solo scopo di dimostrare come sia possibile da parte della politica e dell'informazione asservita, stravolgere la realtà di un fatto storico gravissimo come il processo all'uomo più potente della Repubblica Italiana, l'attuale senatore a vita e 7 volte Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti.

Queste sono state le dichiarazioni immediatamente successive e MAI SMENTITE da parte di vari esponenti della politica italiana e non solo, alla Sentenza DEFINITIVA in Cassazione del Processo Andreotti di Palermo (2004).
Berlusconi: "Sono molto felice per Andreotti".
Pera: "La fine del calvario di Andreotti".
Casini (esultante):"sentenza liberatoria per le istituzioni".
Il Vaticano "esprime grande soddisfazione".
Il Cardinale Fiorenzo Angelini:"Volevano colpire la DC".
Emanuele Macaluso (DS) in un suo articolo sul Riformista titola:"Andreotti assolto, il Teorema è finito.Ma ora cancelleranno anche l'infamia?".
Gianni de Michelis (Nuovo PSI) e Enzo Fragalà (AN) chiedono "risarcimenti per Andreotti".
Francesco D'Onofrio (UDC) intima di "chiedere scusa ad Andreotti".
Romano Prodi parla di "bella notizia".
Giuseppe Fioroni (Margherita): "Andreotti esce a testa alta da accuse infamanti contro le quali ha usato solo la forza della verità".


Ma purtroppo non solo le sole. Per limiti di spazio (e di noia) ho inteso evidenziare queste in particolare, tralasciando la sequela di dichiarazioni, ricostruzioni, interventi, susseguitisi a "Porta a Porta", la trasmissione di Bruno Vespa, sui giornali, in altre trasmissioni, alla radio ecc ecc.

Avete letto bene le dichiarazioni?
Fatelo di nuovo, ve ne prego. Mettele bene a mente.

La II sezione penale della CASSAZIONE il 15 Ottobre 2004, respingendo i ricorsi della difesa Andreotti, dichiarava pienamente confermata la SENTENZA (rendendola definitiva) della I sezione della Corte di Appello di Palermo.
Sentenza che testualmente recita nella parte conclusiva:

"L'imputato ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi. In definitiva, la Corte ritiene sia ravvisabile il reato di partecipazione all'associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all'ambiente siciliano, il quale, nell'arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di un'esplicita negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di un'organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell'Isola:
a)chieda e ottenga, per conto dei suoi sodali, a esponenti di spicco dell'associazione interventi paralegali, ancorchè per finalità non riprovevoli;
b)incontri ripetutamente esponenti di veritce della stessa associazione;
c)intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;
d)appalesi autentico interessamento in relazione a vicende delicate per la vita del sodalizio mafioso;
e)indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpretati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;
f)ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di contatti diretti con i mafiosi;
g)dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici - e non meramente fittizi - di amichevole disponibilità, anche al di fuori [...] di specifici ed effettivi interventi agevolati, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.
[...]
Alla stregua dell'esposto convincimento [...] non resta allora che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione."
Amen.

Perchè continuate a votare questa gente?
Perchè continuate a distinguere una destra da una sinistra?
Perchè?
Questa è la stessa gente che ha lasciato morire Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa e tantissimi altri illustri difensori della giustizia e della verità nel nostro paese, nel più totale isolamento, salvo poi ripempirsi la bocca di parole come "lotta alla mafia", "contrasto alla criminalità organizzata", "impegno statale contro le mafie".
Basta.
Ci siamo rotti i coglioni.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 15 aprile 2010

Rivoluzione o morte.


Non è semplice parlare quando non si hanno più parole. Parole per descrivere la delusione, la disillusione e l'angoscia nel guardarsi intorno e vedere un mondo vuoto, contenitore di aspirazioni e sogni sbagliati. Non ce ne rendiamo conto ma siamo una società senza ideali, senza valori, senza prospettiva. Crediamo di poter tirare a campare all'infinito, saccheggiando l'ambiente per sempre, distruggendo quello che reputiamo superfluo, sporcando, inquinando, sprecando. Siamo incapaci di capire che così non si va da nessuna parte, anche se ci ripetono il contrario. Anche se auspicano la nostra fiducia e ci invitano a consumare, comprare, spendere.
Lo shopping è la farsa della modernità.
E' una bugia, è l'illusione della felicità, è la rappresentazione della nostra sconfitta.
Oggi le aziende hanno assoluta necessità di aumentare la produzione, i guadagni, le entrate. E possono farlo solo grazie a noi e alla nostra bramosia di possedere, di comprare, di venerare i feticci esposti sugli scaffali dei nostri centri commerciali.
Comprare, spendere, morire.
L'illusione profonda nella quale siamo immersi è destinata a condannarci.
Urge una nuova organizzazione della produzione, della divisione del lavoro, della redistribuzione della ricchezza. Urge un nuovo modo di intendere il possesso e il consumo dei beni. Urge un nuovo modo di intessere le relazioni economiche. E un nuovo veicolo per farle funzionare.
Il denaro ha fatto il suo tempo e i suoi immensi danni.
Il denaro, simbolo improprio di successo personale, è la chiave di volta della nostra perdizione morale e culturale.
Il vortice nel quale ci avvitiamo è terribile.
In pochi anni l'ambiente sarà irrimediabilmente compromesso dalle nostre attività economiche, scellerate come il comportamento di un folle. Ogni anno riversiamo nei cieli quantità indicibili di Co2 che stanno gravemente alterando i delicati equilibri climatici. Inquiniamo il mare, i fiumi, compromettendo habitat naturali ed ecosistema in maniera permanenente. Rischiamo di superare il punto di non ritorno senza nemmeno rendercene conto. Ed è questa la cosa più assurda. Ci gloriamo di essere gli esseri più intelligenti del pianeta, di stare e a diritto, sul gradino più alto dell'evoluzione, ma questa vi sembra intelligenza?
Giudichereste intelligente un uomo che poco alla volta dà fuoco a casa sua senza nemmeno uscire?
La spirale autodistruttiva che questo sistema economico ha avviato è devastante. Inimmaginabile sessanta, settanta anni fa, ma ora che sappiamo, ora che conosciamo quali sono gli effetti che il nostro modo di produrre e di consumare generano, continuare così significa suicidarsi in massa.
Cosa pensano nei consigli di amministrazioni delle grandi multinazionali, delle aziende inquinanti, delle compagnie petrolifere? Non hanno figli? Non sognano un futuro per loro?
E' assurdo!
Il problema è che nessuno si rende conto realmente di quanto ci sia in gioco. Nessuno. A cominciare dagli stessi ambientalisti. Nessuno ha ancora capito realmente quello che stiamo facendo.
Assassinare la propria madre è un delitto schifoso, immondo, imperdonabile.
La Terra è ormai universalmente considerata a tutti gli effetti un organismo vivente. Viene chiamata GAIA.
Quello che stiamo facendo tutti, è infliggere ogni giorno una ferita a questa meravigliosa creatura. Quella stessa creatura che ci ha permesso di essere qui, di provare emozioni, di inventare, di fare arte, di amare, di perdonare. Quella stessa creatura che ci ha permesso di esistere.
Gloriamo Dio nelle Chiese, nelle nostre preghiere. Ci genuflettiamo davanti ad un altare o ad un pezzo di ostia. Chiediamo perdono per i nostri peccati. Eppure non facciamo niente per il nostro pianeta. Figlia di Dio quanto noi stessi.
Non è possibile essere così stupidi. Occorre una rivoluzione culturale ed economica immediata, rapida, efficace, dirompente. Nel più breve tempo possibile. Occorre cambiare da subito le nostre abitudini energetiche, riformare l'intero impianto produttivo e distributivo, l'intero sistema di trasporti, il sistema politico che mantiene lo status quo. Occorre un atto sovrumano per fermare lo scempio che stiamo perpetrando.
Non abbiamo alibi. Il denaro non può esserlo.
Un pezzo di carta finto, immaginario, senza valore, non può determinare il destino della VITA su un intero pianeta.
Se non ci rendiamo conto di questo al più presto, sarà tardi.
E GAIA, probabilmente si vendicherà di noi, prima di lasciarsi ammazzare.


(Francesco Salistrari, 2010)

venerdì 9 aprile 2010

Al cielo?















A volte alziamo gli occhi al cielo per osservarne la bellezza commovente. Che sia un cielo stellato od un cielo azzurro, perfino talvolta carico di nuvole, o un cielo rosso di tramonto o giallo di mattino. A volte volgiamo la testa al cielo per osservare il volo dei magnifici uccelli o per scorgere un aereo di passaggio, o ancora per guardare il viso sfregiato della luna. A volte teniamo il naso all'insù per guardare le stelle e sentirci piccoli al loro confronto, riempiendoci della sensazione di infinito che
solo l'universo sa emanare.
Il più delle volte però, ultimamente, ci capita di volgere lo sguardo al cielo per esprimere una preghiera, scambiando quell'immensità per lo sguardo di Dio. Ci capita sempre più spesso di guardare le stelle ed esprimere i nostri desideri reconditi, aspettandone l'illusoria caduta.
Ultimamente ci capita troppo spesso di rivolgerci al cielo a mo di supplica, quasi a delegare l'immenso a risolvere i nostri a confronto sì piccoli problemi. Ci capita troppo spesso, tanto spesso da finire per dimenticare che i nostri problemi si risolvono con la testa a terra, la schiena incurvata e gli occhi rivolti ai nostri nemici. Che siano essi fantasmi o le infamità di questo mondo allo sfascio.
Non serve guardare il cielo, quando la terra sprofonda sotto i piedi.

(Francesco Salistrari, 2009)

sabato 3 aprile 2010

Il dolce stil novo.


Il finto perbenismo di questo paese fa letteralmente schifo.

Beppe Grillo alle ultime elezioni regionali ha ottenuto un risultato eccezionale con il suo “Movimento a 5 stelle”, nonostante il movimento sia giovanissimo, non riceva finanziamenti elettorali, nonostante sia stato completamente ignorato dalla copertura televisiva della campagna elettorale, nonostante sia composto da persone che la politica l'hanno vista solo in televisione.

E questo naturalmente ha dato molto fastidio. E naturalmente sia a destra che a sinistra.

Come poteva essere altrimenti, nei confronti di un personaggio che spara a zero sui privilegi di questa classe politica?

Dal momento che, come abbiamo visto, un'alternativa non solo politica bensì soprattutto programmatica a Berlusconi in Italia non esiste, la forza delle proposte del programma di Grillo (e da latitudini e con caratteristiche diverse di un Vendola in Puglia) diventano scomode. Troppo.

Inattaccabile da un punto di vista programmatico, il povero Grillo viene vessato per altre vie. E qui scatta l'onda del moralismo made in Italy, il moralismo di una politica che di morale non ha nulla. E si attacca Grillo per il suo linguaggio scurrile, per il suo modo di essere tutto sommato ancora un comico, un giullare (nel senso medioevale del termine, Dario Fo docet) e non un politico.

In altre parole lo si denigra per COME dice le cose, non per COSA dice!

E vedere un Fede che si indigna per le espressioni di Grillo, dichiarandosi scandalizzato, schifato, dalla dialettica sboccata del genovese, è, devo dire, assolutamente deprimente.

Cosa c'è di più immorale del modo in cui un Fede esercita la sua professione di giornalismo? Cosa c'è di più vigliacco di presentare le notizie che fanno comodo alla propria parte politica mistificando la realtà ogni giorno, in ogni edizione del proprio telegiornale? Cosa c'è di più scandaloso del fatto che trasmette su una rete (Rete4) che è stata dichiarata abusiva dalla Comunità Europea?

Ma Fede, naturalmente, non è l'unico a scandalizzarsi di Grillo, del suo modo di parlare, del suo seguito imponente, della sua presa sui giovani, del suo successo elettorale. E gli attacchi vengono da tutte le parti. E vediamo il PD che accusa Grillo e il suo Movimento di aver rappresentato una delle cause della propria sconfitta elettorale. Come se ci fosse bisogno di Grillo per far perdere questa pseudo-sinistra che è sparita dalle piazze, dai luoghi di lavoro, che si è allontanata dalla gente per seguire Berlusconi in una battaglia tutta mediatica persa assolutamente in partenza. Come se fosse Grillo il responsabile dell'ennesima figura di merda rimediata dalla sinistra nella sua ultima (e ci auguriamo definitiva) esperienza governativa. Come se fosse di Grillo la responsabilità dell'assoluta mancanza di un programma alternativo al centro destra. Come se fosse di Grillo la colpa della completa incapacità della sinistra a fare la sinistra. Bersani & CO. dovrebbero passarsi una bella mano sulla coscienza e fare il mea culpa una volta al giorno, per aver regalato a Berlusconi 15 anni di governo, per non aver risolto una volta per tutti lo schifo del conflitto di interessi, per non aver risistemato la giustizia e la scuola dopo i danni della destra, per non aver cancellato la legge 30 sul precariato (una vergogna legislativa che sta uccidendo il futuro dei giovani italiani!), per non aver risolto il problema dell'immigrazione in modo intelligente e coordinato con la Comunità Europea. Il PD e la sinistra tutta dovrebbero prendersela con la propria incapacità a dare risposte concrete alla gente, di porre sul piatto proposte concrete alla difficoltà che questa crisi economica sta generando. E invece se la prende con Grillo, che di proposte concrete, nel suo programma, ne ha a bizzeffe. Ed è l'unico in Italia che propone una ricetta per uscire da questa situazione da Grecia che presto trascinerà il paese nella crisi sociale più dura della sua storia.

E questa cricca di ladri che si fanno chiamare politici se la prendono con Grillo...

Grillo è un maleducato, uno sboccato, un pazzo, un terrorista mediatico, un qualunquista, un populista. In poche parole disgusta in maniera uniforme tutto l'arco Costituzionale.

Mentre cosa dovrebbero dire gli italiani delle scene pietose viste in parlamento in questi anni, degli insulti, delle minacce, delle escort del premier, delle veline candidate, della cocaina dei deputati? Cosa c'è di più intollerabile di uno Stato che ricicla soldi sporchi con gli Scudi Fiscali? Cosa c'è di più vomitevole dei politici che prendono tangenti e truccano appalti alterando in maniere irreversibile il mercato? Cosa c'è di più terrorista di uno Stato che fa accordi con la Mafia? Di un Parlamento in cui siedono 20 condannati in via definitiva? Di un Senato che ha fatto senatore a vita un mafioso accertato come Andreotti?

E non vado avanti. Perchè sarebbe inutile. Tutti sanno come funziona questo paesello da terzo mondo. Questa repubblica delle banane corrotta, marcia, fallita.

Questa bella repubblica e la sua bella classe politica. Che si scandalizza di Grillo, ma mai di se stessa.

VEROGOGNATEVI!!!!!!


(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 1 aprile 2010

La montagna donde sorge la solitudine.













L'indifferenza è un'arma di distruzione di massa.

Senza rendercene conto uccide la cosa più importante che abbiamo. Le passioni.
Uccide il nostro cuore, la nostra anima.
E' il cancro che ci consuma dall'interno. E che metastatizza ogni aspetto della nostra vita.
Non nasciamo indifferenti, tutt'altro.
Troppo grande è la nostra curiosità per il mondo.

Avidi, assorbiamo qualsiasi cosa.

E' il tempo a renderci indifferenti. Alle cose che non ci interessano più. Alle cose che ci danno fastidio.
Lentamente però cominciamo a divetare indifferenti, via via ad un numero sempre maggiore di cose. Lentamente cominciano a sparire dalla nostra vita gli amici d'infanzia, i compagni di scuola.
Di volta in volta, inconsapevoli, sacrifichiamo qualcuno sull'altare della tranquillità.
E così tocca a persone sempre più vicine. Lentamente rimaniamo soli.
Soli con lei.

Amante ossessiva e permalosa. Gelosa, invidiosa, cattiva.
L'indifferenza. E diventiamo apatici. E le cose del mondo sembrano non riguardarci più.
E' solo troppo tardi quando ci rendiamo veramente conto di quello che abbiamo fatto.
E la voce che sentiremo com'un'eco nella testa prima di morire non potrà essere altro che quella della vecchia zitella cattiva che abbiamo scelto per compagna.
Ho detto indifferenza.
Qualcuno la chiama solitudine per semplicità.

(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 30 marzo 2010

Poveri noi.






E' tanto tempo che non scrivo un post “politico”. E' tanto tempo ed è forse venuto il momento di qualche altra considerazione su questo nostro paesello da terzo mondo, almeno a livello morale e sociale.

Un paesello che si è dimostrato incapace di reagire al degrado istituzionale, infrastrutturale, lavorativo, sociale che lo investe ormai da decenni.

La situazione economica da collasso con il debito pubblico che si ingigantisce ogni minuto che passa (paghiamo 30 miliardi euro di interessi ogni mese) non smuove gli italiani dalle loro poltrone, dalla loro tranquilla vita da pensionati sulla via del tramonto, giovani compresi. Eppure i posti di lavoro si sgretolano, i disoccupati e i precari crescono ogni giorno, la situazione dell'immigrazione e dell'intolleranza arriva a livelli preoccupanti. Eppure l'unica risposta che il popolo italiano sa darsi è votare il centrodestra. Che di questi problemi non se ne occupa e quando lo fa, lo fa male. Ed è sotto gli occhi di tutto il mondo. Solo noi non riusciamo a vederlo. Chissà come mai.

Non voglio riparlare dell'informazione e dello stato comatoso in cui versa, né della libertà di espressione messa a serio rischio dagli ultimi anni di “regime” televisivo. Non voglio parlare della droga in parlamento, delle riforme ad personam, delle leggi ad culum (nel senso per parare il culo a qualcuno!). No, non voglio paralre di tutto questo, perchè sono stufo.

Voglio parlare di noi. E della nostra rabbia repressa.

La rabbia è un cancro che ci cresce dentro. E' la neoplasia dei buoni sentimenti. Ed è causata da agenti malsani, infingardi, subdoli, patogeni. Che si chiamano indifferenza, egoismo, menefreghismo, qualunquismo, avidità.

La rabbia ci corrode ogni giorno mentre guardiamo quelle facce di bronzo ai telegiornali che ci propinano le loro menzogne spudorate. Ci consuma il cuore mentre facciamo la fila per i nostri diritti. Ci uccide un poco alla volta quando apriamo il portafogli.

La rabbia ci scalfisce un centimetro al giorno mentre restiamo in coda all'interno delle nostre automobili.

Ci avvelena il sangue nel sapere che le persone di cui dovremmo fidarci, se ne fregano.

Ci lascia sgomenti nel vedere un bimbo malato per l'aria che respira. Che muore per latte avvelenato, per un medico incapace, perchè manca la corrente in una sala operatoria.

La rabbia ci umilia perchè non riusciamo a reagire e ingoiamo litri di fiele senza nemeno capire cos'è il bruciore allo stomaco. Siamo umiliati da donne che si umiliano, svendendo il proprio corpo per un pacchetto di chewingam, per un telefonino, per uno sgrassatore.

La rabbia ci prende per il culo ogni giorno, facendoci credere di essere vivi, mentre in realtà abbiamo spento i nostri occhi già da tempo. Con nelle orecchie la musica di Porta a Porta e Ballarò. Con negli occhi l'ultima immagine di un uomo sorridente che ci invita ad avere fiducia.

Non ce ne rendiamo conto, ma siamo cadaveri che bevono Coca-Cola e guardano il calcio. Arrabbiati per l'arbitro cornuto e corrotto che non ha dato il rigore, violenti fino ad ammazzarci sugli spalti, senza sapere veramente il perchè.

Siamo malati e non ce ne rendiamo conto. Ci prendono per il culo e ci azzanniamo per le cose più stupide.

La rabbia sarebbe positiva, se fosse consapevole. Ma non lo è. Perchè tutti ci sentiamo insoddisfatti, ma non capiamo che la nostra insoddisfazione è proprio quella di non travare una ragione alla nostra rabbia repressa.

Così diventiamo gli Olindo e i Rosa di turno, l'uomo che si dà fuoco in mezzo a una piazza, lanciatori di statuette del Duomo di Milano, coglioni che urlano contro Santoro, imbecilli che votano ancora.

E qualcuno si riempie le tasche e urla a sua volta: “Com'è bella l'Italia!”. Se le riempie sul sangue di noi poveri diavoli, sul sudore di operai sottopagati, in nero e a continuo rischio licenziamento. Se li riempie evadendo il fisco. Collaborando con la mafia, diventando mafiosi. E noi a casa, bocca aperta e rabbia in corpo. Inconsistenti burattini. Ignoranti credifrottole. Delusi frustrati. Disoccupati, casalinghe, pensionati, giovani precari, tossicodipendenti, alcolizzati, operai in nero, morti di fame, pendolari, badanti e lavavetri, piccoli imprenditori fagocitati dai debiti con le banche, studenti illusi, insegnanti declassati, giornalisti zittiti, avvocati onesti, delinquentelli da strada.

Siamo un popolo intero preso per il culo.

E l'unica cosa che riusciamo a fare è arrabbiarsi con noi stessi.

Poveri noi.

Povera Italia.


(Francesco Salistrari, 2010)


mercoledì 24 marzo 2010

No.











Mi sciolgo in una realtà di ciottoli persi per strada.
Fatta di bolle di glassa in cui galleggiare.
E' difficile respirare in una stanza senza sentire il bisogno di scappare.
E le pareti diventano strette mani possenti, simili ad artigli feroci.
Mi sciolgo e tutto tace, mentre il cielo cade giù.
E con esso i nostri sogni, non più chimere da inseguire.
Unicorni da cavalcare.
Dame da salvare.
Fogli da riempire.
Cede il cielo lento, in un film muto, senza attori nè modelle.
Senza baci nè luci scintillanti.
Mi sciolgo in una realtà che non è nostra.
Ma che ci siamo scelti, nostro malgrado, senza saperlo.
Il cielo viene giù nei giorni di pioggia e la pietra si scalfisce.
Cera molle vecchia.
L'odore del mondo è buio, come quello della morte per strada.
Anonima, ma non meno terribile.
E se la morte ti guarda negli occhi, c'è sempre un motivo.
Che non conoscerai mai.
La gelida carezza del vento che tutto rattrista quando è tempesta.
Siamo foglie alla deriva, strappate così.
Il mondo si scioglie e cade in fondo, dove occhi non vedono, dove muore la pioggia.
Siamo punti di domanda sospesi nel vuoto.
La nostra risposta non la sapremo mai.
Perchè la pioggia quando cade lascia in noi un senso di vuoto che è difficile spiegare.

(Francesco Salistrari, 2010)

lunedì 22 marzo 2010

In un'altra vita.












Vorrei tanto abbracciarti.
Stringerti a me, sentirti mia, ancora una volta.
Vorrei poter essere la musica che ti piace,
la voce che vorresti sempre ascoltare,
il tuo piatto preferito.
Vorrei poter camminare con te,
fin quando queste gambe stanche mi sorreggeranno.
Vorrei essere il tuo sorriso,
la tua storia da raccontare,
il tuo messaggio del mattino.
Vorrei essere il tuo cioccolatino insieme al caffè,
l'ultimo bacio prima della notte.
Vorrei dormire al tuo fianco,
notte dopo notte,
sentire il tuo respiro
e accompagnarlo fino al mattino.
Vorrei essere la tua ragione,
la tua battaglia,
il tuo maglione preferito.
Vorrei giocare con te,
respirare la tua anima ogni istante,
e cullarla tra le braccia.
Baciami ancora una volta,
te ne prego.
I miei vorrei sono solo chimere.
Non potrei mai essere nulla di tutto ciò.
Perchè non mi ameresti più.
Ed io non riuscirei a fare altrettanto.
Il tempo ha lavato ogni cosa come pioggia scrosciante.
I miei vorrei sono solo un ologramma.
Il mio presente è fatto di pietra.
Non sarei mai quello che vorresti.
Non ascolteresti la mia voce con passione.
Troppo cattiva è diventata l'anima mia.
Non so se un uomo nasce cattivo o lo diventa.
Ma tu sei quello che sei e non potresti amare un uomo cattivo.
Ti lascio il mio addio in queste pagine perdute.
Come un fiore lasciato a seccare.
Ama il mio ricordo e portalo con te.
Custodiscilo come dono prezioso.
In un altra vita, sono sicuro, vivrò grazie ad esso.

(Francesco Salistrari, 2010)

mercoledì 17 marzo 2010

Ipocrisia.












L'ipocrisia fa male.
E' come una ferita che non si rimargina più.
E fa ancora più male quando sei costretto ad usarla come scudo.
Viviamo in un mondo che ci insegna ad essere ipocriti, a sorridere a comando, a compiacerci l'un l'altro per nulla.
Siamo come pecore pronte alla tosatura. In fila. Bianche e contente.
Ipocriti si diventa o si affonda.
Nell'anonimato, nella solitudine vuota delle nostre stanze.
Ipocrisia non è dire bugie agli altri.
Ipocrisia è dirle a se stessi per non sentirsi soli.
Ipocrisia è sopravvivere in un mondo di sopravvisuti, di profughi e viandanti.
Ipocrisia è guardarsi allo specchio e vedere solo il muro.

(Francesco Salistrari, 2010)

venerdì 12 marzo 2010

Overdose.












Siamo drogati.
Tutti quanti.
Mentre qualcuno si arricchisce vendendoci la droga.

Che si chiama talk show.

Grande Fratello.

Telegiornale.

Siamo tutti assuefatti a questo stile di vita.

E non ci importa se qualcuno muore per permettere a noi di vivere nell'agio.
Non ci importa se miliardi di persone vivono di nulla solo per dare ai nostri figli
la playstation per giocare.
Il computer per scaricare la musica da internet.

Non ci interessa sapere dove cuciono i nostri vestiti, assemblano le nostre auto,
impacchettano il nostro cibo.
Siamo drogati e quindi non facciamo domande.

Compriamo la nostra dose e siamo contenti.

Felici di avere una casa, una macchina, il viaggio prenotato, il cellulare touch screen.

Felici di fare regali a natale.
Di brindare insieme alle nostre famiglie.

Siamo drogati e non ce ne accorgiamo.

Potremmo andare in overdose, ma gli spacciatori questo, non ce lo diranno mai.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 11 marzo 2010

Sabbia e vento.











Sento sabbia e vento sul viso, taglienti come rasoi.
E non riesco a scorgere le ombre davanti a me.
Oscurato è il mio cammino tra voi.
C'è qualcosa di meschino in tutto questo.
E la vostra finta compassione mi infastidisce.
Mi logora.

Sabbia e vento sono il mio destino e quello del mio tempo.
E lo condivido con voi, che fate finta di non vedere.
Ciechi e ottusi, come tutti,
me compreso.
Ci è stato negato il futuro eppur non volete ammetterlo.
Vi limitate a biasimarmi continuando a non capire nulla di me.

Sabbia e vento sono il mio destino.
Questo è il mio tempo.
Il vostro è già passato e credete di vivere nel futuro.

(Francesco Salistrari, 2010)

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