sabato 31 ottobre 2009

Luci nel cielo.























Luci nel cielo.

Un fenomeno davvero strano. Che interessa tutto il mondo.

E' un fenomeno di cui si ha testimonianza ormai da oltre cinquant'anni e che ha interessato tutti i paesi del mondo più o meno costantemente nel corso degli anni e che nell'ultimo decennio ha assunto proporzioni davvero impressionanti. Sono migliaia e migliaia i casi accertati, documentati, fotografati, filmati e le testimonianze non si contano più.

Nell'ultimo anno gli avvistamenti di queste strane luci in formazione sui cieli delle nostre città sono davvero tanti e ancora inspiegati.

Il governo, i governi, tacciono. Non esistono dichiarazioni ufficiali in merito. Non si sa in altre parole se si tratta di esperimenti, del test di qualche arma o ritrovato tecnologico militare particolare. Il riserbo in merito appare assoluto e aldilà di qualche sporadico caso (Mexico City, Santiago del Cile ecc.) in cui a osservare le strane luci nel cielo sono stati contemporaneamente milioni di cittadini, neanche i mezzi di informazione ne parlano e questo non può far altro che indurre a pensare ad una una volontà politica precisa a glissare sull'argomento. Naturalmente i più strenui sostenitori del contattismo parlano di UFO, di alieni, navette madri, sonde esplorative, messaggi, prossima venuta. L'entusiasmo e le emozioni messianiche di milioni di persone nel mondo stanno lentamente contagiando un po' tutta la società, anche i più scettici, perchè ormai ad aver visto questi strani oggetti nel cielo, bisogna dirlo, sono davvero in tanti. Compreso il sottoscritto che qualche giorno fa è stato testimone di uno di questi fenomeni sui cieli della propria città (Cosenza, ndr). Ma le domande senza risposta sono ancora davvero troppe e soprattutto non c'è una posizione ufficiale condivisa da parte delle istituzioni internazionali, dei governi mondiali e la cosa appare davvero strana.

Infatti se assumiamo la natura sconosciuta di queste luci, tale natura potrebbe configurarsi come una messa in discussione della sicurezza globale. Il fatto che nessun governo, nessun organismo internazionale, abbia mai dichiarato nulla in merito appare abbastanza grave, senonchè sospetto. Se infatti dovessimo accettare che questi fenomeni sono riconducibili ad una qualche attività connessa ad una civiltà extraterrestre, cosa dovremmo aspettarci? Siamo in pericolo? Quali sono gli scopi di questa presunta civiltà?

Urge quindi una chiarificazione mondiale nel merito ed una dichiarazione condivisa da parte delle istituzioni preposte alla sicurezza dei cittadini. L'assoluto riserbo mostrato invece da parte di queste ultime in tutti questi anni risulta quantomeno problematico.

Queste luci, che si dispiegano in cielo simili a stormi coordinati di uccelli, che appaiono sia di giorno che di notte e in numero anche molto elevato, possono rappresentare una minaccia? Non lo sappiamo. E se non è una minaccia extraterrestre, potrebbe configurarsi altresì come una minaccia terrestre? Si tratta di un qualche tipo di arma che qualche governo sta sperimentando a nostra insaputa? E se si, di cosa si tratta realmente?

Nel 1997, altro anno indimenticabile in quanto a numero di apparizioni di oggetti non identificati nei cieli di tutto il mondo, una dichiarazione in merito c'era stata. Ed era stato il Presidente degli Stati Uniti stesso a pronunciarsi. Bill Clinton aveva allora rassicurato il mondo dichiarando che gli strani fenomeni visibili in cielo erano riconducibili agli esperimenti relativi allo Scudo Spaziale americano.

Ma oggi? Ufficialmente il progetto dello Scudo Spaziale è fermo. Bloccato dalla burocrazia internazionale e dalle pressioni degli altri paesi sugli USA, nonché dalla stretta economica che stiamo vivendo. Allora a cosa dovremmo ricondurre questi fenomeni?

Nessuno sa rispondere. Nessuno parla. Nessuno sa. Tutti però vedono.

E se queste luci nel cielo sono il messaggio di una civiltà non terrestre, le implicazioni per la nostra concezione dell'Universo, per la Scienza, per la Religione, per la Cultura, per la Società nel suo complesso, sarebbero impressionanti.

E' forse questa la ragione per la quale nessuno parla e tutti fanno finta di non vedere.


(Francesco Salistrari, 2009)

Se solo lo volessi.


Saresti il mio sogno ad occhi aperti. Se solo lo volessi.
Saresti la luce guida del mio cammino. Se solo lo chiedessi.
Daresti un senso a tutto il mondo. Se solo lo pretendessi.
Dolce gioco d’amore. Sei tu la mia vita.
Quella che non riesco a vivere. Quella che mi è impedito di vivere.
Dolce gioco di passione. Tu, che dai senso alla bellezza.
Tu che dai vita alla morte. Tu che detieni il potere del mio cuore.
Dolce canto di primavera. Desti in me il sole, seppur sia notte.
Amore ciclamino. Regala ancora all’anima mia un ansito di vita.
Saresti la dea della notte e della passione. Se solo ne avessi coraggio.
Danzeresti per me intorno al fuoco. Se solo lo chiedessi.
Regaleresti un sogno a questa notte. Se solo cominciassi a dormire.
Faresti rinascere la vita. Come madre misericordiosa.
E morirei per te. Se fossi tu a chiedermelo.

(Francesco Salistrari, 2006)

martedì 27 ottobre 2009

Inconsapevolezza d'amore.


Bella bella, come il sole. La guardi e ti sorride il cielo. Ti guarda e ti cambia la vita.

Sono caduto nei suoi occhi, nella loro acqua cristallina, splendente, sincera.

Ho visto il confine alla fine del mondo e l'ho varcato, anche se solo per un attimo.

Ho toccato una nuvola con le dita, deliziandomi della sua consistenza, solo per aver ricevuto una sua carezza.

Bella bella, come la luna. Che sembra triste, anche se non è vero.

Radiosa, semplice, indispensabile.

Ho visto il suo viso dall'oscurità e mi è apparsa la luce, il conforto, la misericordia.

Ho toccato i suoi capelli di seta ed è stato come poter sussurrare all'infinito.

Ho sentito la sua pelle contro la mia ed è stato come impazzire e poi tornare normale, in un attimo, che si è allungato per sempre.

Bella bella, come nient'altro. Anche se lei non lo sa.

Fantastica, come un sogno che prende vita. Anche se lei non lo immagina nemmeno.

Ho toccato una terra lontana, aldilà dei confini conosciuti, e vi ho messo radici.

Ho sentito il calore dell'universo disperdere il freddo di questa esistenza.

Anche se solo per un attimo, ma che vale una vita.

Bella bella. Anche se lei non vuole accettarlo.

La sua, è la carezza di Dio.

Inconsapevole.

Come il mio amore per lei.


(Francesco Salistrari, 2009)

Quasi tremendamente amara.


lunedì 26 ottobre 2009

Altrove.


E' tempo di prendere la strada e andare via, forse per sempre. E' tempo di salutare questa terra e correre lontano, altrove. Un altrove fatto di vento e spuma delle onde.
E' tempo di dire addio alla profonda illusione in cui siamo immersi. Alla convinzione della gente di essere sempre nel giusto e gli altri nello sbagliato. E' tempo di dire basta con questa farsa di parole e vane promesse, di lusinghe e coltellate alle spalle.
A volte sembra non esserci spazio da calpestare, aria da respirare, cose da chiedere, asfissiati come siamo da questo ciarpame di mediocri che si spacciano per geni. Sembra quasi di far fatica a stare in piedi, travolti dagli spintoni di esseri insensibili ed arroganti, narcisi e incompetenti.
Non sopporto più gli sguardi vacui che mi ritrovo davanti, la loro insensata espressione di autocompiacimento che fa di tutti noi una folla di ignoranti.
E' tempo di partire. Non posso sopportare oltre quest'attaccamento scriteriato ad una falsa morale fatta su misura per gente immorale, a questa rizza di pulpiti fatta apposta per i loro moniti.
Odio questa sfilza di commedianti che si prendono troppo sul serio, le loro grasse battute e i loro sorrisi, i loro sguardi furbi e le menzogne propinate a fior di labbra. Odio queste facce qui, che ti guardano dritto negli occhi e senza batter ciglio ti spampinano le proprie assurde egoistiche ragioni. Odio la loro ipocrisia e il loro “esserti amico”, le loro pacche sulle spalle se sei stato bravo a remare nella loro direzione.
Non ne posso più di questa farsa che viviamo ogni giorno senza capirla, senza comprendere dove sta il confine della decenza.
E' tempo di andar via.
Di salutare, saltar giù dalla sedia e scomparire nella nebbia.
Per andare altrove.
Un altrove che forse non esiste.
Un altrove che, quando lo troverò, vi farò sapere.

(Francesco Salistrari, 2009)

venerdì 23 ottobre 2009

Luce.




Amo la luce ed il suo calore

Amo la sua carezza sulla pelle

E la sua passionale discrezione.

Amo il tocco delle sue particelle

Il suo essere inodore

La sua inconsistenza

E la sua elettricità nascosta.

Amo te, luce.

Ed hai mille nomi, mille forme,

mille modi di presentarti, di essere, di apparire.

Luce e vita.

Luce ed amore.

Il mio, intenso amore.

Luce, sei l’unica che dà vita alla mia anima.

Sei l’unica capace di dare un senso ai miei occhi.

Senza di te resterebbero spenti, inutili, morti come due foglie.

Con te acquistano vita e bellezza,

con te ogni cosa acquista ciò che non ha.

Con te io, mi sento ciò che altrimenti non potrei essere.

Vivo.


(Francesco Salistrari, 2007)






giovedì 22 ottobre 2009

Come sempre, una questione di Tempo.


Il tempo può diventare un macigno, a volte. Come un peso insopportabile sul petto. Una sensazione di claustrofobia opprimente come un cielo plumbeo.


Il passato diventa indigesto, come cibo andato a male. Simile ad uno sguardo su qualcosa di disgustoso. E ci si ritrova a dover essere costretti a fare i conti con le conseguenze di quello che si è fatto, detto, pensato, provato.


Ogni tanto capita di odiare il passato, il tempo alle spalle, le cose non fatte, le occasioni perdute. A maledire i giorni senza senso, le emozioni smarrite. Ed è come trovarsi di fronte una lavagna piena di segni indecifrabili, davanti ad un’equazione di cui si ignora la soluzione.


Il tempo è tiranno, dicono.


Ed è vero.


E’ il monarca assoluto dell’anima nostra. E’ il re davanti al quale dobbiamo tutti inchinarci.


Il suo verbo è la legge della nostra esistenza. E’ l’anatema alle nostre aspirazioni.


Ed è la gioventù la prima vittima delle sue punizioni.


Ci si ritrova grandi senza saperlo, vecchi senza accorgersene, delusi senza sapere perché.


Sembriamo tutti indifferenti, ma non è così. Siamo tutti consapevoli della caducità che ci opprime, dell’effimera sensazione di immortalità che ci trasciniamo dietro per non pensare alla morte.


In fondo siamo tutti bambini che si nascondono in un armadio.


Ci lasciamo scivolare la vita addosso quasi inconsapevoli, come se niente fosse, come se avessimo sempre una seconda occasione ed il più delle volte non ci rendiamo conto che stiamo sprecando qualcosa di molto importante.


Il nostro tempo, appunto.


Sprecarlo a rincorrere assurde chimere, modelli di vita completamente sbagliati, aspirazioni illusorie, finti miraggi su un orizzonte troppo distante. Il grande sogno di affermarci nella competizione del mondo, ci fa perdere di vista ciò che conta davvero, consumando le nostre priorità come una goccia d’acqua con la pietra. E arriva un giorno in cui saremo costretti ad osservare il deserto della nostra esistenza, finanche dall’interno di una residenza di lusso.


Gli oggetti, le cose di cui ci circondiamo non potranno mai sostituire le persone, non saranno mai in grado di ricambiare il nostro attaccamento, la nostra devozione.


La materia non ha compassione, ma solo consistenza.


E sarà poi proprio il tempo a cancellare ogni cosa. Con cinica lentezza, ma inesorabile determinazione.


La polvere è capace di ricoprire ogni cosa.


E’ questa forse la lezione più importante da imparare a memoria.



(Francesco Salistrari, 2009)

giovedì 15 ottobre 2009

Tic-Toc-Tic-Toc-Tic-Toc...

Il tempo potrebbe passare sempre più in fretta, a volte, se solo lo volesse. O rallentare se solo ne avesse la voglia.

Ma la sua cattiveria è pari solo a quelle del serpente del deserto. La sua vigliaccheria è simile solo a quella del meschino spacciatore di illusioni. Il suo cinismo potrebbe essere eguagliato solo al freddo calcolatore elettronico. La sua spietatezza è minacciosa solo quanto il mirino di un killer.

Il tempo vola via, proprio quando gli occhi sono capaci di sbirciare il sublime ed averne in ricambio lo sguardo di Dio. Il tempo diventa irrefrenabile proprio quando il cuore pulsa di vita, capace com'è di inebriarsi di una bellezza suadente. Il tempo corre via, proprio quando il mondo d'intorno sembra invece rallentare.

Ma la sua cattiveria è simile alla volontà di un assassino; simile solo alla violenza del padre sul proprio bambino.

Ed il tempo scorre lentamente quando la noia t'uccide e ti sussurra all'orecchio le più turpi menzogne. Ed il tempo rallenta quando il cuore si arresta d'innanzi alle lacrime di un addio. Si ferma quando il mondo d'intorno vorrebbe inghiottirti.

Tempo.

Tempo carnefice.

Infedele assassino di bambini incosapevoli.


(Francesco Salistrari, 2005)


mercoledì 14 ottobre 2009

Con te.


Quando il giorno muore e resti solo, il buio fa paura e la notte diventa simile ad una nera signora dagli occhi infossati. I suoi rumori diventano lugubri e terribili e perfino lo squittio di un topo assomiglia al ringhio di un mostro.

Gli anfratti più bui diventano spaventosi, le nubi forme deliranti, il canto delle civette tetri segni di un destino funesto. Ogni cosa si fa simile all’incubo, ogni pietra rotolante, ogni bisbiglio, ogni bagliore, tutto si fa orrore, paura, smarrimento.

Ma in realtà ad esserlo è solo la solitudine, tarma malata che ci corrode il cuore, che ci fa tutti bambini la notte.

Con te, luce e conforto, anche la notte diventa bellissima, mondo sommerso da esplorare, i suoi suoni musica da cantare, il suo buio coperta in cui avvolgersi.

Con te anche la notte più terribile diviene crogiolo dell’anima, dolce attesa del giorno, consolazione e riparo.

Con te vicina, nemmeno la morte mi farebbe paura, ma solamente sorridere.


(Francesco Salistrari, 2007)


martedì 13 ottobre 2009

Il caos come pretesto.


Trovo incredibilmente assurdo il grado di irriconoscenza che si è accumulato intorno a noi. E' qualcosa di inaccettabile. Il peso dell'inutilità delle proprie azioni diventa difficile da sostenere, a un certo punto. E' come essere preso in una morsa, come essere lanciato nel vuoto attaccato ad un piccolo elastico. Il baging jumping reale è quello a cui siamo sottoposti nella quotidianità. Una quotidianità che si rivela sempre meno coerente con se stessa, con le proprie ragioni. Le persone vivono a contatto, ma distanti, come separate da un muro. La comunicazione avviene per gesti, per istinto, l'uso della parola è ridotto al minimo indispensabile per sopravvivere.

L'uomo oggi parla solo sui luoghi di lavoro. Nelle case ormai non discute più nessuno. Un silenzio tombale è calato sulla società.

Il mondo appare sempre più condannato ad un'innaturale parlottìo tecnico, calato nel silenzio delle anime.

Non si riesce a capire il perché sia diventato così difficile parlare, confessare i propri pensieri alle persone che si frequentano. E' come se un meccanismo del linguaggio comunicativo sia stato danneggiato da un fattore esterno di cui non si conosce nulla.

E' così facile parlare delle cose inutili, raccontare magari minuto per minuto la propria giornata di lavoro, fin nei minimi particolari, disegnando quasi al proprio interlocutore le immagini che si conservano in testa. E' assurda però la mancanza quasi assoluta di capacità descrittiva quando si tratta di parlare di se stessi, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti. Diventa davvero difficile capire gli atteggiamenti delle persone.

E' incredibile constatare come sia così facile fraintendere un gesto di affetto, una cortesia, per qualcosa di diverso, di interessato. E' così facile sentire il pregiudizio che accoglie le nostre gentilezze.

Siamo come sospettosi uno dell'altra. La fiducia è diventato un bene realmente prezioso. Una risorsa in esaurimento che presto raggiungerà un picco catastrofico.

Siamo atomizzati, rinchiusi dal proprio egoismo, abbagliati dalla paura di essere raggirati.

Viviamo ogni giorno della nostra vita, guardandoci dietro per scoprire se qualcuno sta seguendoci.

Siamo una società paranoica, in competizione con se stessa, mossa da un malsano interesse composto. Abbiamo perso tutti la capacità di cogliere la profonda spiritualità della realtà, il versante puramente emozionale del nostro essere. Siamo immersi fino al collo nel guazzo della materialità, dell'artefatto. Siamo bambini che giocano con la plastilina, dimenticando che ogni tanto si smette di giocare.

Cammino per strada e vedo facce strane, cupe, quasi rassegnate ad un destino che nemmeno conoscono ma che avvertono. E' come un anatema che ci condanna inconsapevoli.

Avverto un senso di distacco nelle cose che facciamo, che ci diciamo. Un senso di fatalità che ci avvolge. Come se fossimo rassegnati a morire e basta.

Siamo volti indistinti di una folla sterminata di sconosciuti. Ci incontriamo ogni giorno, ci sfioriamo, ci tocchiamo, senza riconoscerci.

Basta un nulla per dimenticare quasi completamente chi si ha di fronte. Come se il passato fosse stato smacinato in una pressa. Simile a una montagna di sassi. Il minimo intoppo nel costruire la propria scala dei valori, mette immediatamente di fronte alla condanna la persona che la pensa diversamente da noi, mentre al contrario se si parla con chi la pensa come noi, si aspetta solo il proprio turno per parlare, senza scomodarsi ad ascoltare, come in un immane congresso politico in cui viene ratificata in plebiscito la linea del partito.

Ci guardiamo negli occhi e siamo capaci di mentirci senza battere ciglio, recitando alla perfezione una parte scritta per noi. Siamo diventati tutti attori, comparse di un dramma che ci avvolge ma non comprendiamo.

Dovremmo riacquisire la capacità di comprenderci l'un l'altro, prima di scadere nuovamente nella barbarie.

Mai come oggi in passato la società è stata così vicina alla propria scomposizione violenta. Siamo sull'orlo di un baratro che non vediamo, perchè nascosto dal velo delle nostre illusioni, dai nostri artefatti e manufatti.

Veneriamo da sempre i nostri manufatti come se fossero dei, rappresentazione di qualcosa di trascendentale, di immanente. Oggi abbiamo fatto di più, abbiamo reso noi stessi il proprio manufatto personale da venerare.

Non comprendiamo, non vediamo, non percepiamo il rispetto per il mondo che ci circonda. Per la natura, per gli altri esseri viventi, per noi stessi. Siamo diventati talmente miopi da scontrarci a testate.

Il mondo è un formicaio impazzito che sta per esplodere.

La cosa che mi rattrista di più e che mi svilisce di più come uomo, come essere pensante, è proprio il fatto che una considerazione del genere viene presa quasi universalmente come la testimonianza di uno squilibrio mentale. Le mie sensazioni, il mio modo di comprendere la realtà, i rapporti, le persone, le amicizie e gli affetti, vengono percepiti quasi come un delirio, e non come una presa di posizione recisa nei confronti di un modo di essere che ci ha drogati e condannati a dipendere da qualcosa che non sarebbe assolutamente indispensabile alla nostra esistenza.

Facciamo a meno dell'essenziale in maniera così spontanea da rendere il superfluo assolutamente indispensabile.

E' questo il paradosso più assurdo nel quale l'umanità si è gettata a capofitto senza rendersene conto.

Un paradosso che è destinato a condannarla all'estinzione.


(Francesco Salistrari, 2009)

lunedì 12 ottobre 2009

Bambolina Mediterranea.










Bambolina Mediterranea,
non aver paura se ti prendo la mano,
non voglio insegnarti la strada,
non ho questa pretesa,
voglio solo sentirti vicina.

So che ci sarai sempre,
ma non voglio che scordi questi istanti.
Tu ed io, mano nella mano,
su questa spiaggia infinita.

E' la mia foto.
Quella che conserverò gelosamente.
L'immagine che permetterà ai miei occhi
di chiudersi sereni.

Non posso prometterti il futuro,
non sono un indovino,
ma solo un uomo che si commuove ad una carezza.

Bambolina,
nel vivere non v'è certezza.
Nel cuore delle persone si.

(Francesco Salistrari, 2009)

sabato 10 ottobre 2009

Magica alchimia.

C'è qualcosa nell'aria stasera.

Un'essenza, come elettricità sospesa.

E' come riassaggiare un sapore dimenticato, come rivedere un vecchio film di cui si conoscono le battute a memoria.

E' una sensazione.

Meravigliosa.

Dolce.

Simile ad un primo bacio.


C'è qualcosa nell'aria stasera ed io la sento.

E' una carezza lanciata nel vento.

Un bacio antico che giunge dalle pieghe del tempo.

E mi innamoro di lei.

Come se non avessi mai smesso di farlo.


C'è stato un giorno in cui mi sono guardato allo specchio e ho deciso di cancellare quell'immagine riflessa.

Per andare via. In un luogo senza tempo.

In quella palla di vetro sopra il comodino.


Ma stasera c'è di nuovo qualcosa nell'aria.

Ed è il senso perduto di tutti i giorni passati.

Il sale delle mie labbra.

E' quel sussurro sospeso in una notte d'inverno.


Adesso ho solo voglia di ascoltare.

Di raccogliere questa magia con un tocco delle dita.

E farla mia per sempre.


Guardo di fuori e vedo il cielo chiaro di notte, limpido come i suoi occhi, bello come il suo viso.

Se mi guardassi allo specchio in questo momento, sono sicuro, vedrei le stelle.

Quelle stesse stelle che stasera non risplendono in cielo.

Perchè lei, in una magica alchimia, ha deciso di regalarle a me.


(Francesco Salistrari, 2009)

venerdì 9 ottobre 2009

Un perchè.


Ogni tanto.

Capita anche a voi di essere tristi senza sapere il perché? Di guardare un tramonto e aver voglia di gridare, di inseguire una canzone ma non riuscirla a cantare?

Ogni tanto.

Capita anche a voi di sentire una forza magnetica, qualcosa che sussurra nel vento e parla di te?

Capita.

E capita anche di non riuscire a capire, di non riuscire a saperne il perchè.

La vita è tutta un perchè. E' una domanda inespressa senza risposta. E' un mistero che ci sovrasta. E' il canto del nibbio reale e la voce calma del vento.

Ogni tanto.

Capita.

Capita di sentirsi delusi, umiliati, insoddisfatti. Senza un perchè. Senza un motivo. Senza una lacrima.

Ogni tanto.

A volte.

Il prezzo che paghiamo forse è troppo alto. Anche se non ce ne rendiamo conto.

E senza volerlo diventa il peso che sentiamo sullo stomaco.

Sempre in bilico su una fune, simili a folli artisti da circo.

A volte.

Ogni tanto.

Capita.

Anche se non riusciamo a darci un perchè.


(Francesco Salistrari, 2009)


giovedì 8 ottobre 2009

L'omuncolo furibondo.


L'omuncolo incazzato naturalmente se la prende con tutti. Anche con Napolitano che l'anno scorso gli aveva firmato il Lodo Alfano in un mezzo minuto, giusto il tempo di prendere un caffè e di apporre il suo nome su uno dei provvedimenti normativi più scandalosi della storia di questa repubblica delle banane.

Adesso, dopo la bocciatura sonora della Consulta, l'omuncolo di Arcore se la prende con il Vegliardo del Colle che in tutto questo tempo non ha fatto altro che difenderlo da ogni polemica, intervenendo ad hoc ogni qualvolta serviva una spalla d'appoggio. E' successo tante volte in questi anni che l'ex comunista difendesse in modo indiretto (e anche meno indiretto) l'omuncolo delle televisioni. E' successo sulla Rai, sul terremoto, sul G8, sul Lodo appunto.

E adesso? L'omuncolo malefico se la prende anche con lui?

Secondo quest'uomo immondo e senza pudore, cosa avrebbe dovuto fare il Capo dello Stato di fronte ad un pronunciamento della Corte Costituzionale? Dichiarare guerra? Eliminare brevi manu la Consulta? Scendere in piazza con una molotov in mano?

Non si capisce. O meglio si capisce.

L'omuncolo ormai è vecchio. Ha superato i settanta. E' rimbambito, come un vecchio cavallo. Non ragiona più. Del resto lo scandalo delle puttane è l'esempio lampante della sua senilità. Un presidente del Consiglio capace di farsi mettere in ridicolo da una situazione del genere! Ma dai! Altro che repubblica delle banane! Qui stiamo parlando di un caso patologico.

Comunque sia, caro omuncoletto dalla testa asfaltata, tieniti stretto alla sedia quando pronunceranno le sentenze a tuo carico nei processi in cui sei implicato. Perchè se arriveranno condanne, rischi l'infarto. Tra Viagra e questa mazzata, rischi davvero le coronarie. Stai attento, omuncoletto da quattro soldi. Lo so, ti senti un padreterno, ma se arrivasse la condanna, ritorneresti ad essere quello che sei sempre stato: un ladro, un manigoldo, un bugiardo.

Un semplice cittadino italiano che ha violato la legge.

Dopo di ciò, siamo d'accordo, te ne vai a casa.



(Francesco Salistrari, 2009)

mercoledì 7 ottobre 2009

La Consulta dei miracoli.


Dopo la cena privata con i Giudici Costituzionali, si pensava già al peggio. E invece la Corte Costituzionale oggi ha fatto il suo dovere e ha dichiarato illegittimo un provvedimento scandaloso come il Lodo Alfano. Finalmente anche Berlusconi, seppur Presidente del Consiglio, dovrà rispondere davanti ai tribunali che lo giudicheranno per i reati di cui è accusato.

Una buona notizia, insomma, a meno di colpi di scena eclatanti o trovate pseudo politiche che lo salvino un'altra volta dai giudizi.

A questo punto Berlusconi rischia condanne serie, soprattutto nel caso Mills dove è accusato di aver pagato un testimone per porre falsa testimonianza a suo favore nel processo dei fondi neri Fininvest. Per chi non lo ricordasse, Mills è l'avvocato londinese di Berlusconi che gestiva per il rampante di Arcore i conti neri della società milanese e che in un altro degli innumerevoli processi a cui è stato (ed è) sottoposto Berlusconi aveva testimoniato a favore di quest'ultimo. Dunque, il grande Silvio stavolta dovrà fare a meno dello “scudo” protettivo del Lodo che ne aveva temporaneamente messo a riparo la carriera politica e la reputazione da condanne eclatanti quanto devastanti sotto l'aspetto politico.

Ma cosa dovremmo aspettarci di fronte ad una condanna? Se il premier dovesse esser condannato, sarebbe costretto a dimettersi, si andrebbe ad elezioni anticipate, a meno di qualche inciucio da sinistra e probabilmente uscirebbe dalla scena politica nel giro di qualche anno. Troppo bello per essere vero? Sarebbe la normalità. Ma sappiamo benissimo che l'Italia non è un paese normale, perchè se lo fosse Berlusconi già oggi non dovrebbe essere più presidente del Consiglio, visti i suoi trascorsi processuali, le leggi che si è stampato da solo per evitarsi condanne pesanti e tutti i trucchetti che ha attuato per far slittare i suoi processi e far scattare la prescrizione. Processi in alcuni dei quali, se non fosse intervenuta appunto la prescrizione sarebbe stato condannato senza problemi. Dunque, se le cose andranno come dovrebbero, il Berlusconi politico rischia di sparire.

Ma sarà possibili togliere finalmente di mezzo questo personaggio draconiano, quest'imbusto megalomane e puttaniere che sta mandando il paese alla malora? Spero di si. Anche perchè vista l'opposizione al suo governo, una condanna che lo eliminerebbe dalla scena politica è l'unica soluzione possibile. La cosiddetta sinistra per anni avrebbe potuto già metterlo fuori gioco, ma non lo ha fatto, perchè ha pensato bene di strizzargli l'occhio ogni volta che ne ha avuto la possibilità (vedi Bicamerale dalemiana), non ha mai messo mano al conflitto di interessi che ha ridotto questo paese a paese da terzo mondo per quanto riguarda l'informazione, non ha cambiato la legge elettorale e ha dato modo a questo personaggio da fumetto di continuare ad imperversare tra scandali e figure di merda a trecentosessanta gradi per anni, facendoci diventare il paese zimbello d'Europa e del mondo.

Oggi dunque, la Corte Costituzionale, forse, ha scritto una pagina importante per questo paese. Oggi forse si comincerà a respirare un'aria nuova.

Ma per poterlo fare, per poter dare avvio ad una stagione che metta fine a questo dominio incontrollato, c'è bisogno di tutto il paese, di tutti i cittadini onesti e consapevoli. C'è bisogno già dalle prossime votazioni regionali di dire un secco NO a Berlusconi e al suo governo e mettere da parte una volta per sempre le accuse infondate di magistratura politicizzata, di manovre studiate per screditare il buon nome di un puttaniere, di campagne propagandistiche contro una persona che non meriterebbe nessun rispetto per quello che ha fatto e rappresentato.

E' venuto il momento di dire BASTA!

Se come ha affermato Berlusconi la Consulta è zeppa di giudici di sinistra, allora facciamogli vedere che è tutto il paese a spostarsi a sinistra. Perché se viene ristabilito attraverso una pronuncia di incostituzionalità un diritto fondamentale come quello dell'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, allora ben vengano la sinistra e i giudici ugonotti!

Diamo un taglio a questa farsa. Non se ne può più.

Prima lo capiremo, prima questo paese potrà ritornare a funzionare un tantino meglio.

In questo momento di crisi generale ce n'è assoluto bisogno.


(Francesco Salistrari, 2009)

martedì 6 ottobre 2009

Volontà.


Il sogno allucinato di una carcassa in putrefazione.
Il rantolo stentato di polmoni in disfacimento.
Il sangue rappreso nelle vene.
Il pianto angosciato di un'eterna solitudine.
La disillusione di un sogno andato in frantumi.
Ecco, vi presento il vostro mondo.
Vi parlo delle sue illusioni, delle sue falsità, delle sue menzogne, delle sue ipocrisie, della sua malvagità. Vi parlo del dolore, della disperazione di vite perse a rincorrere assurde chimere. Vi racconto di speranze frustrate, di certezze svanite, di possibilità sprecate e di quelle mai avute. Vi parlo della vita di miliardi di persone che vivono e scompaiono nell'obra dell'oblìo, vi racconto proprio di quella gente che non compare mai sui libri di storia ma che è essa stessa la storia. Vi parlo di chi muove il mondo, di chi in realtà gli permette di girare, vi racconto dei loro pianti, delle loro frustrazioni e dei loro disinganni, vi parlo di raggiri e di ingiustizie subite, di soprusi e maltrattamenti,di sfruttamento e sacrifici.
Vi racconto del sangue versato dal popolo del mondo, delle sue ferite e delle sue cicatrici mai cancellate, vi parlo del pianto e dell'angoscia di chi la notte a stento chiude gli occhi per addormentarsi, vi parlo di chi maledice il giorno appena nato e che vorrebbe rimettersi a dormire e poter almeno sognare, vi racconto di quegli stessi sogni rubati, di vane parole regalate per strada e negli uffici, vi ripeto vergognandomi le menzogne vendute dal pulpito dei banchi di un'assemblea,
Vi parlo della solitudine di bambini nati tristi e senza padre, vi parlo di illusioni comprate da giovani con occhi di spillo, vi racconto di divise blu che gli occhi li chiudono per non aprirli più, vi racconto questo e tanto altro ancora, anche se non basterebbero miliardi di fogli per descrivere l'infelicità del mondo, non basterebbe oceani d'inchiostro nero per descriverne tutto il male.
Ma vorrei farlo comunque, così, ma non per far retorica, semplicemente perchè oggi si usa stigmatizzarlo il male, si usa stamparlo nei film e in televisione, in trasmissioni idiote e in ipocriti e falsamente moralisti talk show.
Lo faccio perchè mi sono rotto di ascoltare solo le storie che vogliono raccontarci, sono stanco di sentire solo ciò che ci è concesso sentire, di vedere solo ciò che è permesso guardare, sono stanco di ascoltare solo le notizie meno scomode, disgustato dalla retorica del potere, dalla sua prepotenza ed arroganza, dalla sua falsità prevaricata sfacciatamente.
Mi sono stancato di guardare facce calme e rassicuranti raccontare storie spudoratamente false.
Vorrei che tutti vedessero queste cose, che se ne rendessero finalmente conto, dall'impiegato all'operaio, dall'onesto avvocato all'indomito manovale, dal rappresentante in giro per il mondo alla casalinga che il mondo lo vede solo alla televisione e lo immagina nei libri, dal macchinista di un treno al professore di liceo, dal medico all'assessore, dal benestante che vive in una reggia all'affamato che dorme tra i cartoni.
Vorrei che tutti, la sera, accendendo la televisione e guardando il telegiornale, finalmente, tutti insieme, decidiamo di spegnere e non guardarlo più.
Da oggi in poi, dovremo essere noi a fare le notizie, a sceglierle, a gridarle in faccia a chi ancora fa finte di niente.
E' giunto il momento, finchè non è troppo tardi, di rendersi conto che il mondo siamo noi, che a cambiarlo e a rendere più umano il nostro modo di vivere, siamo proprio noi deputati a farlo.
Non basta attendere che qualcuno faccia qualcosa o gridi qualche slogan per cancellare dal mondo la guerra, la sete di potere, l'interesse, la miseria, la paura.
Non bisogna aspettare solo il momento di morire nella speranza che qualcuno faccia qualcosa per noi.
No! E' tempo di alzarci e cominciare. Qualsiasi cosa.
Per cambiare il mondo, basta solo cominciare...

(Francesco Salistrari, 2005)

sabato 3 ottobre 2009

Una dolce rivincita.


Il tempo è un grande tiranno, anche i bambini lo sanno.

Anche loro, quando si stanno divertendo da matti, riuniti come piccole congreghe, restano delusi dall'apparire delle mamme che li chiamano a se, che è ora di tornare a casa.

E pensano, ma come di già?

Come è possibile che sia già ora di andare?

Eh, si, anche i bambini intuiscono la brevità della vita.

E' per questo che ognuno di noi deve fissare dei momenti e cristallizzarli, in un ricordo, in un pensiero, in un gesto capace di dare un senso anche a ciò che all'apparenza non ne ha.

E' per questo che ognuno di noi deve trovare il modo, tutto suo, personalissimo, di rendere eterno ciò che non lo è.

Siamo rincorsi dalla morte.

Sarebbe una bella rivincita nei suoi confronti, riuscirci.



(Francesco Salistrari, 2009)

venerdì 2 ottobre 2009

Un leone.


Ci sono momenti in cui si ha quasi la sensazione
che tutto sia possibile, che ogni cosa sia semplice,
che tutto il mondo stia girando per te.
Sono i momenti più belli,
quelli in cui ci si sente un leone,
capace di aprire la bocca ed inghiottire ogni cosa.
Sono quelli i momenti migliori,
quelli in cui non c'è nessun altra cosa all'infuori del tuo appagamento.
Ma poi, come sempre,
alti e bassi della vita,
quei momenti passano, scivolano via come un sogno nella notte
ed allora succede che ci si ritrova nuovamente dinnanzi alla realtà.
La solita, cruda, dannata, noiosa realtà.
Quella in cui non sei nessun leone,
ma semplicemente un uomo qualunque,
con i soliti, consueti, maledetti problemi di tutti i giorni.
No, nessun leone.
Ma solo un uomo.
Un uomo che ha paura di morire.
Come tutti, in fondo.

(Francesco Salistrari, 2006)

giovedì 1 ottobre 2009

Fantasma dentro me.



Chiudo gli occhi e vedo qualcosa in lontananza.

Un'ombra, abbozzata dal vento.

In pochi attimi i suoi passi sono i miei e mi ritrovo ad inseguirla.

Non comprendo l'importanza di questa forza magnetica e tuttavia mi lascio trascinare. Inseguendo un'ombra.

E' come se qualcosa mi dicesse che dietro quell'ombra ti nasconda tu. Tu che sei l'oggetto di tutto quello che scrivo.

Sei lì, adesso, un'ombra nei miei pensieri, un'emozione nell'anima.

L'unica emozione per la quale vale la pena di vivere.

Esistono abissi in cui l'uomo può cadere, inconsapevolmente. Situazioni in cui ci si può dimenticare di non essere soli al mondo.

Tante volte ho pensato, gridando alla nebbia, che le aspettative che ognuno di noi riesce a suscitare negli altri sono simili a catene. Sono sentieri tracciati per te da altre persone. Sono il normale sacrificio, il lecito pegno da pagare all'amore.

Chiudo gli occhi e amo te.

I miei pensieri navigano nel tempo, simili a navi alla deriva.

Una dolce deriva.

Com'è possibile, non riesco a spiegarmelo. E' l'alchimia delle mie cellule. E' la sintesi chimica di un'incoerenza.

Capisco fino in fondo come tutto ciò sia sbagliato.

Ma è pur vero che l'amore non è mai sbagliato, è l'odio ad esserlo sempre.

Chiudo gli occhi.

Vorrei sognare.

Un sole caldo e rassicurante. Un vento dolce ed invitante. Una carezza ferma e suadente.

Il mare della mia coscienza, per una barchetta senza remi.


(Francesco Salistrari, 2009)


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