giovedì 26 marzo 2009

Svanire





A volte piango per nulla

come se la tristezze fosse parte di me


Guardo una madre che accarezza il suo bambino

e mi sconvolge l'anima


Guardo gli occhi di mio padre

e penso a lui come all'eroe della mia vita


Il mondo sa essere cattivo e triste

ma anche sorprendere

e dare un senso ad ogni cosa


Sorrido di molte cose

ma mai dell'odio


Sorrido dell'ingenuità e dell'innocenza

ma non della stupidità


Guardo il cielo e penso a quant'è grande

mare limpido di desideri


Il mondo sa essere cattivo e triste a volte

ma anche così bello

e dare un senso ad ogni cosa


Guardo attraverso degli specchi

le cose che ho e non le accetto


Vedo chi cose non ne ha

e mi sconvolge


Mi commuovo

per gli occhi di un bimbo senza mamma


Vorrei regalare un sorriso negato

attraverso la mia musica


Il mondo sa essere cattivo e triste

come l'indifferenza di un rifiuto

e svaniamo nelle nostre debolezze


(Francesco Salistrari)

mercoledì 25 marzo 2009

L'urlo disperato di Kurt.


Violentami 
Violentami amico mio, 
Violentami, 
Violentami ancora. 

Non sono l'unico 

Odiami, 
Fallo, fallo ancora 

Sprecami, 
Violentami, amico mio. 

La mia preferita dentro la fonte 
Io bacierò le tu piaghe aperte 
Apprezzo la tua preoccupazione 
Tu puzzerai e brucerai sempre 

(Rape Me, Kurt Cobain)

lunedì 23 marzo 2009

Kurt


Lei mi ha guardato con desiderio come un pesce dello 
Zodiaco 
quando ero debole 

Sono stato rinchiuso per settimane nella 
tua scatola a forma di cuore 

Fui trascinato nella tua trappola magnetica, pozzo di 
catrame 

Vorrei poter ingoiare il tuo cancro quando sei disperata 

Proprio adesso le orchidee carnivore 
non perdonano nessuno 

Ritaglio me stesso sui capelli degli angeli 
ed il respiro di un bambino 

Lacerato l’imene della tua irraggiungibilità 

Mi ritrovi disperato 

Calami il tuo cordone ombelicale 
Cosicchè io possa arrampicarmi alle origini 

Ehi! Aspetta! Ho un nuovo lamento 
Ti sono eterno debitore per i tuoi preziosi consigli 
Odia! Odia! 
Ho un nuovo lamento 

(Heart Shaped Box, Kurt Cobain)


venerdì 20 marzo 2009

Welcome to 1984


E' il nostro incubo più terribile e la nostra speranza più salda.

E' il mostro che più temiamo: la morte della libertà, la fine della coscienza, la soppressione dei ricordi. L'incubo è sapere che tutto ciò potrebbe essere reale e non semplicemente frutto della fantasia; l'incubo è scorgere all'improvviso tra quelle righe, accuse che noi stessi lanciamo; l'incubo sarebbe scoprire che quelle che noi, freddamente, abbiamo valutato come esagerate allucinazioni ci si schierano invece di fronte, pronte ad invadere le nostre esistenze.

E dov'è allora la speranza?

E' nel sapere che non sottovaluteremo le “nostre allucinazioni”, i nostri fantastici mondi.,...rossi come il sangue che ci dà la vita; la ritroveremo nella certezza di non dover lottare mai da soli perchè saremo noi quelli che non sarà possibile spegnere, zittire, annientare.

Perchè ci sarà sempre qualcun'altro dopo di noi come il tuono che spegne il fulmine, quel fulmine capace di squassare l'aria e squarciare il grigio del cielo.

Perchè siamo noi la folgore che squarcerà questa mediocrità piatta, questa terrificante ed assordante quiete.

Potenti del mondo, questa è una minaccia.


(Francesco Amantea, presentazione a "1984" di G.Orwell)

Disumanizzazione


"La disumanizzazione è un processo che consiste nel liberare l'altro dal beneficio della sua umanità. Il processo si estende lungo un continuum, giungendo all'ultimo passo che consiste nel rimuovere l'opportunità di vivere delle altre persone. La 'piccola' disumanizzazione di tutti i giorni che noi pratichiamo  l'un l'altro è un passo verso l'ultimo atto in cui una persona prende la vita di un'altra persona. Quindi, non è semplicemente l'insulto che noi infliggiamo ad un'altra persona che è messo in gioco nella disumanizzazione di ogni giorno. Il fatto è che impariamo a praticare un processo devastante, ripetendolo, ottenendo gratificazione da esso, e forse preparandoci a partecipare un giorno all'uccisione di altre persone".

(Charny)

martedì 17 marzo 2009

Apocalypse Now


Il nostro mondo per quanto complesso all'apparenza, in realtà è molto semplice nella sua stupidità.
Esistono alcuni mattoni fondamentali su cui poggia la convivenza, schematizzabili molto semplicemente e senza paura di confusione.
E' molto semplice. In ogni società esistono delle istituzioni affermatesi storicamente che esplicano oltre che una funzione regolatrice anche e non accessoriamente, una funzione fondante la percezione stessa che la società da di sé. Il concetto di società può essere espresso da una serie molto grande di fattori concomitanti, che in definitiva sono determinanti per la rappresentazione che una società dà di se stessa, vale a dire il senso ultimo e profondo della motivazione fondante il patto originario che ha dato vita all'ordine sociale. 
Se ciò non avverrebbe un ordine sociale non avrebbe potere di esistere e sarebbe l'anarchia.
Queste istituzioni, essendo della più svariata natura, interagiscono e connaturano moltissimi, se non tutti, gli aspetti del vivere associato, delle sue regole, dei rapporti che sorgono al suo interno e delle regole per renderli operanti e non distruttivi. Da un certo punto di vista queste istituzioni potrebbero essere raffigurati come quel collagene sociale riproducentesi all'infinito in ognuno dei consociati e cioè all'interno della stessa soggettività, attraverso la formazione di quella che potrebbe essere definita coscienza sociale di sé. In altre parole le istituzioni sociali che garantiscono la sopravvivenza di una società, sono i freni inibitori di un istinto primordiale dell'uomo che altrimenti avrebbe il sopravvento e distruggerebbe l'ordine sociale. 
Essendo istituzioni-meccanismi che plasmano la coscienza di se stessa di una società in modo gerarchico e non orizzontale, nella maggior parte dei casi, queste istituzioni da una indefinitamente presente parte di società, vengono considerate coercitivo-ipositive delle proprie regole. Questo avviene perché non esistendo in natura l'omogeneità di specie tra esseri viventi e trovandoci in un contesto connaturato dalla oggettiva limitatezza delle risorse, ci sarà sempre una parte di essi che saranno tendenzialmente portati ad essere sopraffatti dal resto degli altri. Il senso di queste istituzioni che la società si da per funzionare è proprio questo: permettere alla disomogeneità di specie di diventare disomogeneità sociale ed influire nell'allocazione delle risorse. In altri termini di continuare a persistere. 
In definitiva, l'organismo sociale sente minacciata la propria integrità dalla tendenziale propensione dei propri associati ad aspirare all'omogeneità nei trattamenti complessivi che si verificano all'interno di quei meccanismi che rendono tale una società (distributivi, allocativi,di status) ed opta per la soluzione più semplice ed efficace: creare delle barriere funzionali alla non realizzazione di uno status sociale complessivo tendente all'omogeneità. Questo avviene non per una naturale propensione all'avidità e all'accumulazione o semplicemente per selezione genetica, ma è legato ad un fattore evolutivo ben preciso: l'abbandono primordiale del vivere nuclearizzato proprio delle scimmie. Il vivere associato delle scimmie, in natura, è possibile solo ed esclusivamente per un numero limitato di esemplari, una comunità bastante a se stessa. Nel caso contrario di un numero troppo grande di esemplari, il vivere gerarchicamente associato basato sulla cooperazione si tramuterebbe repentinamente in guerra individuale e ciò renderebbe impossibile la divisione delle risorse a cui la comunità ha accesso, provocando la distruzione lenta ma inesorabile della comunità ed una deformazione del processo di selezione che ne dovrebbe garantire l'evoluzione. Essendo l'essere umano riuscito a coniugare con vari espedienti la divisione delle risorse spendibili con un numero via via più elevato di esemplari, vi era la necessità di creare un meccanismo che evitasse la guerra individuale dell'uomo contro l'uomo che, basata sull'imposizione della forza singola nei confronti dell'altro individuo sarebbe stata distruttiva dell'ordine sociale (ciò che avviene con le scimmie). Al contrario l'uomo sfruttando la sua capacità speculativa ad associarsi in gruppi dominanti a danno di altri, con la creazione di istituzioni coercitive ad hoc (che in ultima analisi sono gruppi di individui associati omogeneamente), si è assicurato quella distribuzione minima capace di garantire la sopravvivenza del corpo sociale nel suo complesso, ma di un gruppo a danno di un altro. Questo modo di organizzare un corpo sociale, abbandonando quei ceppi genetici del vivere associato dei propri diretti discendenti nella scala evolutiva, si è reso necessario e soprattutto convenientemente consono nel caso dell'uomo per un altro motivo molto importante strettamente legato alle considerazioni precedenti: la capacità dell'uomo, fin dalla sua comparsa, a plasmare la materia con crescente abilità, rese necessario nel corso del tempo un numero sempre maggiore di individui deputato a farlo e questo meccanismo storicamente ha portato alla specializzazione complessiva delle mansioni e delle abilità umane (milioni di milioni nelle società di oggi), questa capacità innata dell'uomo ha prodotto la moltiplicazione esponenziale della disponibilità di risorse e la conseguente capacità del corpo sociale a sopportare incrementi consistenti di popolazione.
Naturalmente questo processo, storicamente ha avuto fasi di contrazione e fasi di espansione ed il ciclo vitale delle società primordiali e via via più complesse, era basato su un meccanismo molto semplice schematizzabile in vari periodi: Accumulazione-Espansione-Crisi economica-Contrazione.
Le società moderne sono riuscite a cancellare per il momento l'ultima fase di questo meccanismo. Infatti se in passato a fasi di espansione e di crescita economica e demografica si accompagnavano necessariamente periodi di crisi e profonde carestie per mancanza di risorse adeguate al numero accresciuto di popolazione, oggi, grazie anche ad una grandissima acquisita competenza tecnica che tende esponenzialmente a limitare le crisi, le società moderne hanno affinato quegli strumenti capaci di garantire la sopravvivenza del maggior numero di individui. Ma questo avviene comunque per un gruppo limitato di individui a danno di altri. Nel seno che esiste nel mondo un potere, politico militare poliziesco, ma soprattutto economico che, gestendo le chiavi del sistema si assicura la propria sopravvivenza grazie al lavoro e alla produzione di risorse del resto della popolazione. La complessità estrema a cui sono giunte le moderne società non può far perdere di vista il fatto che esistano due categorie principali di soggetti economici e sociali comunque, anche se non palesemente, confliggenti: produttori e consumatori. Non necessariamente queste due categorie sono sempre disgiunte, anche perché in ultima analisi anche i produttori diventano alla fine del processo produttivo vero e proprio consumatori di beni e servizi. Il punto però è che esiste una categoria molto omogenea di individui che all'interno dei vari apparati economici e politici degli Stati del mondo, funge semplicemente da consumatore.
Le istituzioni politiche, religiose, scientifiche, di controllo, esistenti nelle più svariate forme nelle nostre società, esistono solo ed esclusivamente in funzione del mantenimento di questo status quo, in cui un gruppo di individui abbastanza piccolo vive a danno del resto della popolazione produttrice, mantenendo un tenore di vita in termini assoluti e relativi molto al di sopra della media della popolazione. 
Questo dato per quanto assurdo è sotto l'evidenza dei fatti e rappresenta l'aspetto che storicamente si è sempre riprodotto all'interno delle varie epoche. Non a caso rivoluzioni, rivolgimenti, atti terroristici per raggiungere il fine di un sovvertimento dell'ordine esistente, storicamente, hanno sempre avuto come target principale della propria azione, non a caso, queste istituzioni. Essendo il cardine dell'ordine sociale queste istituzioni rappresentano l'humus e la sicurezza di quest'ultimo. Attaccare un'istituzione, significa minare alla base la sicurezza e la tenuta di un ordine sociale esistente.
Questo storicamente è avvenuto e ha dato determinati sviluppi. Tali sviluppi, grazie anche ad una parziale restaurazione dell'ordine disomogeneo della società, non ha fatto altro che sostituire istituzioni nuove a quelle vecchie, classi sociali dominate a danno di quelle precedentemente dominanti, raffigurando un rimescolamento delle situazioni sociali di partenza che l'ordine sociale sovvertito aveva istituito.
Arriverà il giorno in cui questo meccanismo conoscerà un radicale cambiamento. Arriverà il giorno in cui, per ragioni non solo sociali o politiche, ma soprattutto economiche, il rivolgimento che investirà le nostre società organizzate gerarchicamente spazzerà via ogni situazione istituzionale e sociale senza possibilità di restaurazione. Sarà la fine della società e l'inizio di quella guerra tra lupi che l'ordine sociale riprodottosi in varie forme nel corso tempo aveva sempre scongiurato. Arriverà il giorno in cui, le risorse disponibili del pianeta diventeranno insufficienti a mantenere in vita la maggioranza della popolazione mondiale e quest'ultima avrà la forza e la capacità, seppur disorganizzata, di ribellarsi ad una fine inesorabile. Questo rivolgimento non sarà in grado di evitare l'estinzione della razza umana dalla terra, ma solo di far crollare per sempre la società divisa in classi fin qui storicamente esistita.
Per far si che la guerra inizi, bisogna accendere una fiamma. Bisogna colpire prima di essere colpiti.
Arriverà il giorno in cui tutto si esaurirà, il petrolio, l'aria respirabile, le foreste da bruciare, l'immondizia ricoprirà un quarto della superficie terrestre, le fabbriche chiuderanno, la carestia comincerà a mietere vittime ovunque, le malattie faranno milioni di morti. Ribellarsi quando già l'Apocalisse è cominciata non avrà più senso.
Bisogna ribellarsi da ora.
C'è bisogno che un angelo rompa il primo sigillo e dia la notizia al mondo.
Se l'uomo deve estinguersi, che lo faccia con onore.
Sono io il primo Angelo dell'Apocalisse.

lunedì 9 marzo 2009

Violenza


La violenza è qualcosa che va oltre ad un semplice sopruso. E' il mondo intero ad essere violento, disumano, disumanizzato e disumanizzante. Perchè sono proprio i rapporti sociali, mattone fondamentale e imprenscindibile della convivenza, ad essere improntati alla violenza. Perchè ogni giorno, ogni istante, viene commessa una violenza, anche solo attraverso uno sguardo o un rimbrotto, anche soltanto attraverso una falsa notizia spacciata per vera al telegiornale.

Il mondo è violenza e c'è chi è stuprato e chi è stupratore, chi vittima e chi carnefice, chi sfruttato, sfrattato e villipeso e chi sfruttatore, aguzzino e giudicante. La violenza la trovi ovunque, la trovi nelle scuole, nelle strade, nei tribunali, nelle menzogne televisive. La legge è violenza, perchè il più delle volte significa repressione, controllo, ingiustizia.

Il denaro è violenza, perchè imbarbarisce gli uomini e li fa simili alle fiere, voraci, egoisti, assassini. Perchè li rende merci in un mondo fatto di mercanti e contrabbandieri, perchè li fa schiavi di un sistema che non potrebbe funzionare senza schiavi e signori. Ed in questo immane meccanismo, gli ingranaggi vengono oliati con il sangue ed il sudore dei deboli, con le lacrime e la sofferenza di intere popolazioni, con il sacrificio di milioni di innocenti, a loro volta inconsapevoli lamelle di quegli ingranaggi.

La guerra è violenza, è morte, è approfittazione mascherata da idealismo, è violenza di Stato, è distruzione di civiltà, è negazione della vita, è perpetuazione e acquisizione di potere, è inganno. E in questo inganno sono sempre gli stessi a pagare con il sangue, con la disperazione, con il terrore. Sono sempre gli stessi a morire per ideali e paroloni lontani anni luce dalla propria vita, per ragioni incomprensibili, per giochi di potere che non capiranno mai. La guerra è nel mondo, c'è sempre stata, fin dagli albori, fin da quando l'uomo cacciatore-raccoglitore cominciò a rendersi consapevole delle proprie potenzialità, fin da quando si rese conto che non c'era posto per tutti a tavola. E così si scelse la forza, sinonimo di guerra e di abominio.

Ma esiste una ragione alla violenza che fa del mondo uno spettacolo indecente, esiste una giustificazione profonda a tutti gli orrori della vita, una ragione che sta iscritta nella natura stessa dell'uomo e che è destinata a condannarlo per sempre. Il paradosso dell'umanità risiede proprio qui, vale a dire nell'incapacità di comprendere quale sia questa ragione.

In realtà però, il vero motivo della violenza che attanaglia il mondo è davanti agli occhi di tutti ogni giorno, ogni istante, in ogni sospiro, in ogni soffio vitale rubato, in ogni rantolo di morte, in ogni sguardo ghiacciato, in ogni sussurro della notte. Basterebbe solo guardare, lì, in fondo, fino al rumore di fondo che sale dal brulichio della vita. Basterebbe solo fermarsi un attimo a riflettere, a vedere aldilà del proprio egoismo e delle proprie illusioni. Basterebbe guardare aldilà dello specchio nel quale l'uomo ha perso la sua immagine, riprendersi il senso delle cose attraverso il riacquisto della propria identità.

Non c'è scampo da questa arena se non attraverso la riappropriazione di ciò che l'uomo ha perso ormai da troppo tempo, cioè fin da quel dannato momento in cui egli ha smesso di pensare in termini di specie e ha cominciato a farlo in termini di individuo. Il baratro che nacque a suo tempo da questa consapevolezza, paralizza oggi l'essere vivente potenzialmente più creativo del pianeta ad essere soltanto l'ombra di se stesso, soltanto un'enorme potenzialità sprecata, un'opportunità buttata via. Un grande architetto senza tavolo su cui disegnare, un grande pittore senza colori per dare vita ai suoi dipinti, un'artista del pallone senza campo su cui giocare, un amante appassionato senza amore da regalare.

Soltanto il triste burattino di un teatro di balocchi comandato dai fili della casualità.

martedì 3 marzo 2009

Monologo di Caronte.


Guardate nella mia mano destra. Cosa vedete? Non vedete nulla?Come no?Guardate bene. Nella mia mano destra c'è una pillola rossa. Volete sapere di cosa si tratta? Venite con me...

Vorreste trovarvi in tutt'altro posto, invece di essere qui nel vostro piccolo ufficio? Vorreste essere in tutt'altra parte della terra invece di essere qui, nella vostra automobile lanciati per chissà dove? Vorreste essere in una regione inesplorata della terra, invece di essere qui a piangervi addosso per i vostri affanni? Vorreste essere su di un piccolo lembo di sabbia finissima baciata dal mare color del rubino ed ascoltare il canto sincero delle onde portare a spasso il tempo? Vorreste essere proprio lì a sorseggiare dolce nettare di cocco rilassandovi all'inafferrabile pensiero dell'eternità?

Si?Ho sentito bene? E' si la vostra risposta? Siete proprio sicuri?

Allora amici miei, prestatemi solo un pizzico di attenzione, regalatemi per un attimo la vostra compiacenza e statemi ad ascoltare, perchè ho una cosa molto importante da dirvi. Ma prima che cominci, vorrei rendervi partecipi che non è la prima volta che sostengo questo discorso, chè già in passato sono stato chiamato a rendere conto e a spiegare il significato di questa pillola rossa. Siete dunque davvero interessati ad essa? Non arrabbiatevi, me l'avete già detto, d'accordo, allora cominciamo.

Innanzitutto permettetemi di presentarmi e scusate se non l'ho fatto prima. Il mio nome è Caronte, e di mestiere faccio ciò che nessun altro può fare: traghetto le anime dei vivi dove solo i morti potrebbero arrivare.Non avete capito vero? Non importa, avrete tempo per capire.Venite con me, seguitemi...

Allora.

Adesso siamo qui, e siete tutti di fronte a me, e pendete dalle mie labbra. Siete pronti ad ascoltare ciò che le vostre orecchie non hanno mai sentito? Siete pronti a vedere ciò che i vostri occhi non hanno mai avuto il coraggio di guardare?

Allora, allungate le vostre mani e prendete la pillola rossa. Bene così, non abbiate timore ce n'è per tutti. No, piano, non ancora, non è venuto ancora il momento di mandarla giù. Prima ascoltate ciò che ho da dirvi. Una volta inghiottita la pillola non ci sarà più ritorno. Dovrete rinunciare alla vostra vita. Tutto ciò che siete, tutto ciò che possedete, tutto ciò che avete fatto, perderà di consistenza.Diverrete qualcosa di diverso, diverrete tutt'uno con l'universo ed i vostri affanni, i vostri pensieri, smetteranno semplicemente di esistere.

Una volta inghiottita la pillola, ruzzolerete insieme alla vostra anima in un profondo pozzo nero e vi distaccherete da essa. E starà solo a voi e solo a voi decidere cosa essere. Camminate attraverso il tunnel nel quale vi troverete e davanti a voi poco dopo apparirà una grande porta d'argento dai battenti d'oro massiccio. A custodia di questa porta troverete un grosso mastino nero dal collare a punzoni anelante il vostro sangue. Ci sarò anch'io con voi, ma non potrò proteggervi dalle sue fauci. C'è solo un modo per sfuggire al grande cane nero e attraversare la soglia d'argento indenni e senza anima ed quello di rispondere a questa semplice domanda che una volta lì sarò costretto a rivolgervi. La domanda è questa: "Siete pronti ad accettare tutto ciò che vi sarà chiesto di fare ?".

Bene, se la vostra risposta sarà si la porta si aprirà davanti a voi ed il cane nero vi lascerà entrare senza opporre resistenza.

Ma attenzione, rispondere a questa domanda non è così semplice come potreste credere, perchè il grande mastino avvertirà i vostri tentennamenti e le vostre insicurezze e non farà altro che nutrirsi di esse e delle vostre carni.

Allora, fino ad ora vi è tutto chiaro? Si?

Allora proseguiamo.

Siete pronti? Inghiottite la pillola…

e buon viaggio...

L'avete fatto? Si?

Bene... venite con me...e non abbiate paura, qui non c'è nulla da temere...

Benvenuti nel mondo dei sogni.Lasciatevi alle spalle tutti i vostri timori, qui l'unica cosa che ha senso siete solo voi stessi.

E siete diventati mescalina.

La vostra anima è fuggita via.

Non la ritroverete più.

Dai, su coraggio, seguitemi e quando vedrete il cane nero rispondete con sincerità...

Eccolo.

Mescalina...

Mescalina...

Mescalina...

Il mondo dei sogni è di fronte a voi, sta solo a voi decidere se entrare o morire.

Ricordate solo una cosa....qualsiasi cosa vi accada, essa accadrà solo perchè avete fatto in modo che accadesse...

Ascoltate...

E’ il suono dei vostri ricordi che fuggono, il rumore che sentite.Non abbiate timore, dove stiamo andando i ricordi non servono più.

Anzi è proprio per fuggire dai ricordi che siete qui, dico bene?

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