giovedì 31 dicembre 2009

Le cose non dette.


Sono lieto di comunicarvi che il testo "Le cose non dette", iscritto alla sezione D (narrativa inedita) del II premio Artistico-Letterario Internazionale A. Proviero di Trenta (CS), è stato premiato dalla giuria con una menzione speciale.
Potete scaricare il testo premendo sul seguente link:
"Le cose non dette".

La motivazione della giuria:

"Uno sfogo. Questo non è un racconto, ma un vero e proprio sfogo che l'autore affida alla sua penna ed ad un modo originalissimo di raccontare e raccontarsi. E poi è una vera e propria sfida, che Salistrari ingaggia col lettore: una sfida che l'autore vuole chiaramente perdere, in quanto ci invita costantemente ad abbandonare la lettura. In quel caso, però, il suo scritto si trasformerebbe in quelle parole non dette richiamate dal titolo che non avrebbero nessun valore. Inoltre, sarebbe un peccato fermarsi prima del punto finale: si perderebbe l'occasione d'incontrare un'anima sorprendente, attraversata da dubbi e da una confusione che la rende unica e tutta da scoprire. Lo stile di scrittura adoperato da Salistrari affonda le sue radici nel linguaggio moderno con una differenza sostanziale rispetto a quello usato altrove: un grande senso di rispetto per la parola scritta e per quella non detta, che comunque viene pensata e quindi ha acquisito diritto di cittadinanza fra gli uomini".

Spero vi piaccia.


(Francesco Salistrari, 2009)


NB: premendo sul link si aprirà una pagina di filehosting, in basso vedrete la scritta in blu "Click here to Donwload".

mercoledì 30 dicembre 2009

Mondo di senatori.


Sto per entrare in un luogo che non ho mai visitato. Ostile, fatto di facce languide e sguardi interessati.
Ognuno vorrà carpire un segreto, una debolezza, da un atteggiamento, giuria messa lì a posta dalla propria superbia.
Sto entrando in un luogo di senatori, di dibattito, dove ognuno crede di poter criticare, proporre, cambiare. In realtà vedo il luogo dell'immobilismo e delle buone maniere. In cui ognuno recita una parte convinto di essere il regista.
Mi sento già le loro dita addosso, i loro falsi sorrisi di cera.
Sento già il vento della loro superbia e della loro ipocrisia scompigliarmi i capelli.
Il mondo delle parole e dei grandi maestri.
Sono già in soggezione, ma non mi interessa. Guarderanno me e crederanno di vedermi davvero. Crederanno di convincermi di essere simili. Proveranno a parlare attraverso le mie labbra, ma non riusciranno a farmi dire ciò che vorrebbero.
Navigherò in mezzo a loro simil fantasma, apparirò e scomparirò come solo io so fare e tutti crederenno di vedere qualcosa di nuovo.
Avranno mani e occhi solo per me, solo per un istante e sarò la loro ennesima illusione. Entrerò nel loro mondo e continuerò a fare ciò che so fare meglio.
Le luci, lo sfarzo, non mi faranno paura, ma solo sorridere.
Riderò, mentre tutti crederanno di vedermi piangere.

(Francesco Salistrari, 2009)

lunedì 28 dicembre 2009

Voglio essere.




Voglio essere spirito puro.
Sganciato da questo mondo duro.
Fatto di cose, consistenze,
spigolosa materia.

Voglio essere nube.
Vapore vitale di ancestrale memoria.

Corpo, anima, mente...

Voglio essere cielo.
Aria da gustare,
dolce continuazione di luce.

Materia, atomi, elettroni...

Voglio essere magnetismo.
Animale, selvaggio.
Sogno celato in spesse coperte.

Voglio essere occhio che guarda.
Innamorarmi di una materia che, oggi, non riesco ad amare.

(Francesco Salistrari, 2009)

domenica 27 dicembre 2009

Il sorriso sfumato.




Ho smesso di sognare anni fa
quando ho visto un estraneo
sbirciarmi dai pezzi di uno specchio spezzato.

Antichi erano i suoi occhi,
simili al tempo, sbiaditi,
grigi di nostalgia.

Amare le sue rughe,
come carta strappata.
Sporche di polvere,
come carta vetrata.

Le sue labbra scarlatte parlavano
di cose lontane,
di navi salpate,
di adii consumati.

Un sorriso sfumato
nell'incrinatura del vetro,
ennesima beffa di un destino beffardo,
ennesimo trucco di un gioco truccato.

La sua guancia,
solcata da lacrima tagliente,
come cicatrice dimenticata.

Il fiume dei giorni sarebbe trascorso,
senza indugi,
24 ore alla volta.

Tutto sarebbe accaduto
e l'orma del mio passaggio mi avrebbe inseguito,
trepida amante.

Ho smesso di sognare a 16 anni
e da allora porto sempre con me
un frammento di quello specchio spezzato.

(Francesco Salistrari, 2009)

sabato 26 dicembre 2009

Il mondo dei morti.



Ho di fronte una strada lucente, bagnata da una pioggia lontana, segnata dal passaggio di migliaia e migliaia di anime dannate, terra di confine tra un mondo ed un altro.
Sento in lontananza il pianto di un bambino, il rantolo di un vecchio morente.
Forse sto sognando, ma è tutto così reale, così vero, inconfutabile.
Ho davanti agli occhi lo spettacolo più strano che abbia mai potuto concepire. Non so se resisterò.
Vedo chilometri di code umane che attendono il proprio passaggio, vedo in lontananza degli occhi accesi nel buio da cieco furore.
Guida i suoi servi di rame fin nella fiamme, senza battere ciglio.
Forse sto anch’io aspettando il mio turno. E fremo di paura al solo pensiero di trovarmi di fronte quel mostro di carne e sangue.
Il solo modo per scoprire la mia presenza qui è aspettare e aspettare.
Se sentirò gridare il mio nome, così come quello degli altri, mi dirigerò alla meta finale del mio destino e piegherò le spalle chiedendo perdono.

(Francesco Salistrari,2008)

mercoledì 23 dicembre 2009

Pezzo di vetro.


Sono il pallido riflesso di un sorriso lasciato a marcire su una spiaggia deserta, dimenticato, scartato, dissolto da indifferenza ed incuria.

Sono il pianto del nibbio, il canto del cuculo e la voce triste del vento.

Sono foglie morte e tempesta, sono luce ed ombra, paura e rimpianto.

Sono la luna coperta da una coltre di nubi, sono quella stella cadente svanita prima che sia espresso un desiderio.

Sono acqua e fuoco.

Sono bile e rimorso.

Sono solitudine e rabbia.

Sono ruggine e nebbia.

Sono il senso indefinito di un sogno svanito al risveglio.

Sono l’amore che non esiste.

Sono il riflesso in quello specchio rotto.

Quella che vedi è la mia immagine, intrappolata per sempre in un frammento di vetro.


(Francesco Salistrari, 2004)

lunedì 21 dicembre 2009

Prede.


Il cielo a volte appare troppo grigio...come il cuore. E quel ticchettio continuo nella testa, il rumore del sangue, come mille lancette e ingranaggi di un orologio antico, continua e continua.
Il cielo a volte è troppo grigio, carico di acqua. Acqua sporca, nera di ingiustizie, acida come la bile, terribile. L'acqua che sgorga da sorgenti malsane, putride, puzzolenti, come carcassa lasciata a marcire.
Il cielo a volte è troppo grigio, triste....come i nostri occhi. Scintillanti di luce televisiva, intontiti, incapaci di riconoscere le cose, di capire il gioco ai dadi che stiamo vivendo.
Il cielo a volte è nero, come il petrolio. Come il sangue di questo mondo dissanguato, senza dignità, maledetto, vigliacco. Nero come le piume di un corvo che volteggia nell'aria ad attendere che i rifiuti vengano abbandonati.
Il cielo a volte è troppo nero, come le scaglie di un serpente. Velenoso, immobile ad attendere la sua preda, gelido, impassibile, temibile, fulmineo nei suoi movimenti di morte.
Il cielo a volte è troppo scuro. Come il tunnel nel quale viviamo.
Il cielo, lassù.
E noi, topi del serpente, quaggiù.

(Francesco Salistrari, 2007)

martedì 15 dicembre 2009

Angoscia.


E’ difficile quantificare l’angoscia. Credo sia assolutamente impossibile.

E’ astratta come la vita. E’ illusoria, come una parola.

L’angoscia è il lago scuro della nostra coscienza. E’ il torbido che si annida in noi.

Non è possibile sapere fino in fondo il perché siamo angosciati, sappiamo solo di esserlo.

Il più delle volte quando riusciamo a darcene una spiegazione, essa si rivela falsa, l’ennesima illusione che siamo costretti a subire.

A volte non ci è concesso parlare della nostra angoscia, anzi è sconveniente, e la paura che ci ridano dietro rende tutto ancora più difficile.

L’angoscia è di senso comune. Tutti, nessuno escluso, siamo angosciati.

L’angoscia fa parte della vita, come l’acqua, come il cielo sopra di noi. L’angoscia è la vita. E’ il non sapere, è la paura del domani, è l’essere soli, è l’essere disoccupati, è il non comprendere la ragione di molte cose.

L’angoscia è il non conoscere il perché della vita.

L’angoscia è sospettare che si sta facendo una fatica inutile, che il sacrificio personale non ha senso.

L’angoscia non è paura. E’ solo incertezza, è rimpianto, è una cicatrice sulla pelle.

E’ difficile quantificare l’angoscia. Questo è certo.

E’ altrettanto difficile però ignorare che esista.

E fare finta di non essere angosciati.


(Francesco Salistrari, 2006).


lunedì 14 dicembre 2009

Non per me.















Non scrivo per me, ma neppure per voi.

Non scrivo per essere ricordato, né per rendermi immortale.
Non scrivo per istruirvi o farvi scoprire misteri ancora celati.
No, non faccio tutto questo.
Scrivo solo perché mi va di farlo,
perché altrimenti la mia vita sarebbe priva di ricordi,
scrivo per conservare le emozioni,
per rendere immortali i miei momenti,
per far di una sensazione qualcosa di concreto,
per rendere reale un’illusione.
Non scrivo per nessuno,
ma solo per dar vita a qualcosa che morirebbe con me,
solo per dar voce al silenzio,
solo per dare un senso a ciò che non lo avrebbe.
Scrivo e questo è quanto basta.
Non importa se qualcuno mi leggerà
o tutto verrà cancellato dal tempo,
quel che conta è che ora sto scrivendo,
dando modo ad un’idea di diventare realtà.
Dando prova a me stesso di esistere davvero.

(Francesco Salistrari, 2005)

venerdì 11 dicembre 2009

La mia stella.


Piccola stella,

sono io il tuo pianeta,

il tuo umile compagno.


Piccola luce del cielo,

ci sono io, meta della tua luce,

il tuo umile specchio riflettente.


Irradia l’anima mia,

continua a darmi luce e vita,

sono io il tuo piccolo figlio.


Piccola stella non spegnerti ancora,

dammi una possibilità,

non lasciarmi nel vuoto e nella morte.


Piccola luce dell’infinito,

sono piccolo ed inutile,

ma con te riesco a dare un senso alla tua luce.


(Francesco Salistrari, 2009)

giovedì 10 dicembre 2009

Inganno.



Siamo troppo stupidi. O fingiamo di esserlo. Oppure c'è qualcuno che ci ha fatto credere alle favole e siamo rimasti incantati da un mondo di fiaba che non esiste. Viviamo nella speranza e nell'illusione di vivere una storia di quelle che si raccontano nei film, sogniamo di sfondare nella musica, di diventare delle star, dei grandi pittori, dei grandi artisti riconosciuti in tutto il mondo e nei secoli, sogniamo e fingiamo di credere possibile che un giorno saliremo a grandi passi i gradini della società ed arriveremo in cima, lassù, nell'Olimpo del mondo di plastica. Ma in fondo siamo solo diventati ciechi e sordi, ingannati da falsi miti e lusinghe ammiccanti, ci hanno costretto a credere che la felicità sia semplicemente comprare qualcosa e circondarsi di inerte materia, che dopo qualche tempo saremo costretti a buttar via. Ci hanno plagiato dicendoci che per tutti esiste una possibilità. Ci hanno raccontato storie e fatto vedere il mondo in una vetrina dorata, ci hanno fatto credere di poter restare per sempre bambini quando in fondo non siamo altro che vecchi che non avranno il tempo di vivere per capire l'inganno. Viviamo nel velo di un'illusione profonda, che ci ha accecati tutti quanti, fin dalla nascita, ma non ci rendiamo conto di essere stati trasformati in una miriade di batterie in esaurimento. Esiste qualcuno che sfrutta fino in fondo la nostra energia e a noi non resterà altro che aspettare che si svuoti completamente. Ed è grazie a questa energia che il mondo si sorregge, che avanti, che funziona.
Mandiamo avanti le città, costruiamo le case e le rendiamo belle, costruiamo i ponti e moriamo ovunque nell'indifferenza generale, ci consumiamo come panni vecchi al freddo e al gelo e al caldo afoso dell'estate, ci massacriamo una vita senza avere nemmeno la riconoscenza di chi sfrutta il nostro sudore,prepariamo i pasti e puliamo le strade, moriamo uccisi dalle pallottole di altri criminali, ci picchiano allo stadio e durante una manifestazione e non importa se indossiamo la divisa oppure no. Senza di noi il mondo non avrebbe senso, non potrebbe funzionare, eppure ci fanno credere il contrario. Ci fanno credere che questo sia l'unico mondo possibile, che se fosse diverso sarebbe solo peggio.
Credetemi, dubitatene con tutto il vostro cuore.
Come potreste pensarlo? Come fate a non rendervene conto?
Il mare si inquina di più ogni giorno che passa, il cielo, l'aria sono inondati costantemente dai nostri rifiuti tossici, gli alberi vengono tagliati senza pietà e le grandi foreste sono solo il ricordo di un passato non troppo lontano, i due poli artici rimpiccioliscono costantemente, moriamo continuamente di cancro, aids, malaria, di fame e di stenti, di guerre, di mine antiuomo sparse ovunque, moriamo ogni giorno d'overdose, in centri per malattie mentali ossessionati da quello che siamo diventati e da quello che ci ha riservato la vita, moriamo di denutrizione, di aviaria, di uranio impoverito scaricato a tonnellate nei teatri di guerra, di attentati suicidi di kamikaze senza cuore ed in fondo senza fede, moriamo ogni giorno sulle strade in quelle bare di metallo ambulanti che chiamiamo automobili, moriamo sul lavoro, a casa, sui treni, sugli aerei, di solitudine, di malinconia e noia, di perversione e paura.
Ci stiamo disfacendo, ma non ce ne siamo ancora accorti.
Un tempo, soprattutto nel medioevo, esistevano degli strani personaggi che andavano in giro di città in città a gridare al mondo il loro terrore, ad invocare l'aiuto divino per il disfacimento del mondo in divenire, per annunciare a tutti i segni dell'apocalisse imminente. Vedevano un mondo corrotto, disumano, ingiusto, perverso e ne rimanevano scioccati perché il loro Dio era morto sulla croce per evitare proprio ciò che si vedevano intorno. E allora nella loro astratta visione della vita, comprendevano che era giunto il momento della fine, preannunciato dalla Bibbia.
Sarebbe giunto nuovamente il momento di un intervento da parte di Dio e questa volta non avrebbe sacrificato suo figlio per salvare le sue creature, ma le avrebbe giudicate. Sarebbe arrivato il giorno in cui tutte le anime dei vivi e dei morti sarebbero state radunate per essere sottoposte al supremo giudizio divino.
Esistevano questi personaggi, che qualcuno chiamava profeti, che sospettavano, osservando la corruzione della propria epoca, di essere già in procinto di questo giudizio divino inappellabile e, scorgendo i segni del decadimento nei comportamenti umani, vagavano per le città a gridare al mondo la verità.
Se solo uno di questi uomini potesse viaggiare nel tempo e giungere fino alla nostra epoca, penserebbe di essere finito all'inferno, in un tempo in cui cioè la terra, il nostro antico pianeta, la nostra casa, sia diventata l'eterno castigo di Dio inflitto alle anime dannate, che già un giudizio universale sia stato emesso e alla terra non sia rimasto che lo squallore e la perdizione degli inferi.
E' questo davvero il miglior mondo possibile? E' talmente malata la natura umana da non poter aspirare a niente di meglio?
Il punto è che l'uomo è si un animale malvagio, ipocrita, egoista, ma può essere anche generoso, rispettabile, disponibile.
In passato per l'uomo era assolutamente impossibile volare, era un'utopia il solo pensarlo e la leggenda di Icaro era l'ammonimento che l'uomo dava a se stesso per impedirsi di provarci. Ma non solo volare per l'uomo del passato era un'utopia. Se pensiamo ai progressi che l'uomo ha fatto nel corso della propria storia, alcuni di essi solo alcuni decenni prima apparivano inconcepibili eppure sono stati realizzati. Allora perchè non provarci? Perchè non provare a realizzare l'inconcepibile?.
Accadeva nel medioevo che i più profetici degli uomini, che immaginavano un mondo diverso, venivano bollati di eresia e bruciati sui roghi e solo per aver cullato quelle che allora non erano altro che utopie.
Perchè dovrebbe essere un'utopia pensare di poter realizzare un mondo migliore? Un mondo più giusto, più a misura d'uomo e non a misura sola ed esclusiva del denaro.
Il grande inganno infatti non sono la politica, la società, o le false notizie che vengono veicolate dagli organi d'informazione, ma è il denaro. Un flagello di passioni umane, assassino di sogni e sterilizzante delle buone intenzioni. Non esiste meccanismo più perverso e pervadente nella vita dell'uomo.
Il nuovo Dio.
Il male assoluto di una società che avrebbe davvero bisogno di un Dio, l'inganno più assurdo e crudele che l'uomo si è fatto da solo.

(Francesco Salistrari, 2007)

Il riscatto dalle mense.


Ogni giorno è come un lento conto alla rovescia,

sembra quasi di sentire il ticchettio nella testa

e da un momento all’altro sarà la notizia della fine.


Ogni attimo è un tormento

per questo povero cuore malato di malinconia

ed ogni sguardo un’oscena accusa.


Il mondo sembra girare per se,

e noi sembriamo fermi, burattini, piccoli,

come miliardi di bachi non ancora falene.


Ogni giorno è il supplizio delle nostre voglie

è l’omicidio delle nostre passioni,

ma non ce ne crucciamo, perché abbiamo la TV.


Siamo gatti senza unghie e senza baffi,

siamo stelle senza luce,

occhi senza vita.


Ogni giorno moriamo,

ma continuiamo a vivere come piante,

anche se di un verde fasullo.


Siamo di fango e creta,

siamo il sasso lanciato nello stagno

incapace di riemergere.


Siamo la gente senza viso delle mense della Caritas,

siamo i fagotti umani tra i cartoni,

siamo i senza lavoro del nuovo millennio.


Se sapessimo della nostra forza,

non avremmo paura.

Se conoscessimo noi stessi,

saremmo in grado di rialzare la testa.


Ogni giorno abbiamo la possibilità di vendicare quelli andati

e dare un senso a quelli a venire.

Ogni giorno. Potrebbe essere questo il giorno.


(Francesco Salistrari, 2004)

martedì 8 dicembre 2009

Bottiglia.



Il mondo è come una bottiglia che galleggia nel mare...
abbandonata, tra le onde, da qualcuno...

...con un messaggio.
Il mondo è come un quadro senza colori,
bianco e nero, dipinti da un malinconico pennello...

Siamo i figli non voluti di questo tempo,
siamo un sole che si è spento,
siamo come il ghiaccio di un drink,
freddi, ma destinati a scioglierci...

Il mondo è il nostro, ma non lo sappiamo...
è la nostra casa, ma non la curiamo...
Il mondo ci chiede aiuto,
ma, raccogliendola dalle onde,

abbiamo buttato il messaggio e tenuto la bottiglia.


(Francesco Salistrari, 2006)

sabato 5 dicembre 2009

La neve.



Amo la neve

e non per la sua consistenza,

per il suo candore,

la sua purezza,

seppur immaginaria.


Amo la neve

perché sa regalare al mondo

qualcosa che solo una notte di giorno

potrebbe rendere possibile.


Un dono mistico,

una carezza quasi divina,

suono ovattato di un tempo perduto.


Amo la neve perché è capace

di dare al giorno un attimo di silenzio,

ammantando il mondo di splendore irrealtà semplicità.


Il mondo zittisce d'incanto

quando cade la neve.

Ed il caos e l'irrazionalità della vita

sembrano svanire.


Il mondo tace d'un colpo,

in una strana magia

che non desta più meraviglia.


Amo la neve

perché zittisce il rantolo dell'umanità

e dà voce al canto mistico della natura,

nel bel mezzo dell'assordante rumore della vita moderna.


(Francesco Salistrari, 2009)


venerdì 4 dicembre 2009

Scelte.


Ogni tanto le cose vorresti andassero in un certo modo, ma per quanto possa sforzarti, ti rendi conto che alcune volte quello che succede è inevitabile. E’ come se la nostra volontà fosse in balià di cieche forze che guidano il nostro cammino lungo la strada ed ogni scelta, ogni pensiero, sembrano quasi essere predeterminati, esterni a noi stessi, infusi nel nostro animo da una mano invisibile e onnipotente. E per quanto vorremmo non fosse così, è proprio nell’attimo stesso delle nostre scelte che diventa quasi incontestabile questa assurda verità. Ogni qualvolta la nostra vita si trova di fronte un bivio, succede qualcosa in noi, come una scintilla, una sensazione letale, che ci spinge a scegliere quello e non l’altro, una strada anziché l’altra. In quel preciso istante, quando ci rendiamo consapevoli di non poter tornare indietro, se non a costo di notevoli sacrifici, è allora che la nostra vita ci appare per quella che forse in realtà è: un disegno preordinato, già deciso, inutile se vogliamo.
Ma è davvero così? E’ davvero questa quella strana sensazione di predestinazione che avvertiamo nelle nostre scelte? O è anche quella un caso, una semplice combinazione irripetibile del momento? Non so rispondere a questa domanda, che già tanti si sono posti in passato. Ciò che è certo è che in tempo di bilanci, c’è sempre qualcosa che non torna e quella sensazione così irrazionale e potente allo stesso tempo che ci aveva fatto scegliere, assume una strana fisionomia a cui non sappiamo dare un senso. Ma il senso, ogni scelta lo possiede dentro se stessa e la nostra predestinazione sta proprio in questo, che ogni volta che operiamo una scelta, di qualsiasi tipo e pur essendo inconsapevoli di tutti gli sviluppi futuri, in fondo valutiamo questi sviluppi e scegliamo proprio in base ad essi. In altre parole quando scegliamo lo facciamo perché in un modo o nell’altro sappiamo a cosa andremo incontro e se anche operiamo proprio la scelta peggiore ciò avviene solo perché in fondo a noi stessi siamo consapevoli che l’alternativa ci sarebbe più sgradita e indigesta dello stesso sbaglio che stiamo per commettere.
E’ questa la predestinazione della nostra vita. Sappiamo dove andiamo.
Comunque.
Perché abbiamo scelto così, e non importa se ciò comporta degli errori, il punto è che non esistono errori, ma solo scelte.
E le nostre scelte, giustificabili o no, sono proprio ciò che siamo.

(Francesco Salistrari, 2004)

Il Diluvio Universale.

Leggendo qua e là mi sono imbattuto in qualcosa che mi ha sorpreso e ha dato modo alla mia fantasia di scatenarsi. Sono venuto a sapere infatti che il “mito” del Diluvio Universale contenuto nella Bibbia, l'Arca e il salvataggio della vita sul pianeta, non sono soltanto un lascito di origine cristiano/ebraica, ma sono presenti in numerosissime tradizioni religiose tra le più disparate. Dai Cinesi ai Greci, dagli indiani del Nordamerica ai popoli sudamericani, dagli africani ai siberiani, australiani e neozelandesi (e l'elenco potrebbe continuare) condividono il “mito” del grande diluvio universale e cosa ancora più curiosa raccontano di come il loro eroe di turno (nel caso biblico Noè) abbiano salvato il genere umano e le altre forme di vita dall'immane catastrofe attraverso un'arca, una nave.

La cosa interessante è che le prove che la scienza moderna ha raccolto in merito ad un simile evento appaiono oggi molto solide e dunque è sicuro che il Diluvio c'è stato davvero. Ma non è questa la cosa che ha scatenato la mia fantasia, bensì il fatto straordinario che gli eroi delle varie tradizioni sono stati tutti avvisati in anticipo dell'immane disastro e hanno potuto prendere le dovute precauzioni costruendo le proprie arche e salvare le specie della terraferma dall'estinzione.

La Bibbia descrive il Dio cristiano/ebraico avvertire Noè e istruirlo nei particolari per la costruzione dell'Arca e così anche nelle tradizioni degli altri popoli. Ma se esaminiamo la faccenda da un punto di vista meno fideistico la questione si fa davvero interessante. Innanzitutto perchè, appurato che il Diluvio Universale è realmente accaduto ed è qualcosa che ha riguardato ogni angolo della terra ed ogni popolazione, viene spontaneo domandarsi da chi questi popoli abbiano avuto la “soffiata”. E' infatti molto strano che popoli così antichi avessero la capacità tecnico/scientifica per prevedere un evento naturale simile, aldilà della reale causa scatenante. Sarebbe impensabile riuscirci oggi con le moderne tecnologie, figuriamoci migliaia di anni fa. Allora come vennero avvertiti gli esseri umani che popolavano la terra in un'epoca così lontana? Chi li avvertì? Come predissero un evento così catastrofico e riuscirono a porvi rimedio? Chi progettò le Arche della salvezza? In un'epoca in cui la navigazione era approssimativa, come vi riuscirono? Qualcosa ci sfugge.

E questo qualcosa potrebbe essere di portata eccezionale.

Vi aiuto a ragionare un attimo sulla questione.

E' indubbio che l'umanità riuscì a salvarsi dalla catastrofe ed il ricordo di tale impresa è rimasta impressa in tutte le culture del mondo. Levando il velo della religione, della concezione del mondo, delle imprecisioni nelle traduzioni e nelle interpretazioni dei testi più antichi, quello che rimane è un fatto di straordinaria capacità tecnologica. Perchè riuscirono in un'impresa che sarebbe difficile a realizzare anche oggi con le moderne tecnologie. Gli studiosi che si occupano del caso parlano in fatti di un'inondazione che fece salire il livello del mare di 110-150 metri, capace di modificare per sempre la fisionomia del mondo. Il fatto che così tante culture diverse ne conservino il ricordo fa comprendere la portata dell'evento, una catastrofe globale che mise a serio repentaglio la sopravvivenza umana sul pianeta.

Ma cosa la causò? Uno Tsnumi dovuto ad un'eruzione vulcanica sottomarina di proporzioni gigantesche? O come racconta la Bibbia, da una pioggia che imperversò per 40 giorni e 40 notti? O dallo scioglimento dei ghiacciai che ricoprivano quasi tutto l'emisfero nord del mondo? Scientificamente il Diluvio è datato intorno ai 9000-7000 anni fa (le date sono dibattute) e questo farebbe pensare che si sia potuto trattare degli effetti del riscaldamento globale subito dalla Terra e che diede l'addio all'ultima era glaciale (che terminò 10.000 anni fa). Se è così, i popoli di allora, ebbero molto preavviso per prepararsi alla catastrofe. Ma molti sostengono che il Diluvio Universale non fu un lento ma inesorabile evento, al contrario si abbattè sulla Terra con relativa velocità.

Parliamo allora dell'impatto in oceano di una cometa o un meteorite? E se si come furono in grado di prevederne l'arrivo le popolazioni del tempo?

Ed ecco la mia fantasia entrare in scena.

Tutti avrete sentito parlare di Atlantide, la mitologica città perduta sprofondata nel mare, da tutti ritenuta la “madre” di tutte le civiltà successive e quindi della nostra. Il mito parla di una civiltà avanzatissima, culturalmente all'avanguardia, sviluppata tecnologicamente, culla di concetti e concezioni del mondo che useremmo ancora oggi. E se stessimo parlando di una civiltà così antica e progredita da essere in grado e avere i mezzi tecnici per fronteggiare un evento catastrofico come il Diluvio? Una civiltà i cui antichi saperi si sono persi nelle nebbie del tempo, una civiltà talmente progredita da far impallidire la nostra.

Vi sembra un'idea peregrina?

Come spiegare allora le piramidi egiziane, cinesi, mesoamericane? Sembrano o no provenire da un'unica fonte? Immense tombe collegate all'osservazione del cielo, studiate e costruite con tecniche talmente all'avanguardia da sembrare quasi impossibili (quelle egiziane sicuramente si) da costruire oggi. E se le piramidi fossero il retaggio di antiche tecniche di osservazione astronomica, la stessa tecnica che potrebbe aver salvato la razza umana dall'estinzione attraverso la previsione di un evento catastrofico come l'impatto di un meteorite?

Come spiegare le raffigurazioni Maya delle proprie divinità che dai tratti somatici somigliano così tanto, troppo, a visi appartenenti ad etnie europee?

Come spiegare questo simbolo


presente in quasi tutte le culture, camuffato, stilizzato, ma sostanzialmente identico in quasi tutti i contesti umani oggi conosciuti e legato alla vita?

Qualcuno ha ipotizzato che questo simbolo in realtà non è altro che la stilizzazione dell'elica del DNA.

Un mistero, che non sarebbe tale se pensassimo ad una civiltà antichissima dalla quale tutti discendiamo ed il ricordo della quale si è perso nella nube del tempo. Una civiltà che conosceva il DNA e ne ha tramandato il marchio per ricordare a tutti i sopravvissuti dell'immane catastrofe (della quale il Diluvio potrebbe essere solo un aspetto), che proveniamo tutti dallo stesso luogo. Accomunati tutti da un'antica discendenza che mette in ridicolo le divisioni etnico-geografico-religiose-politiche su cui il mondo moderno è costruito.

Questo scritto, aldilà della consistenza scientifica delle tesi in esso esposte, è solo un invito alla riflessione.


(Francesco Salistrari, 2009)




giovedì 3 dicembre 2009

Riso amaro.


Mi viene da ridere. E lo faccio per non piangere. Ridere di rabbia a volte è molto utile e aiuta quasi quanto il pianto. Rido per questo paese, zimbello del mondo, che figura di merda dopo figura di merda continua a rotolare nel baratro. Quattro milioni di disoccupati e aziende pronte a chiudere da un momento all'altro. Immigrazione fuori controllo e soprattutto senza logica, perchè checchè ne dicano razzisti di varia risma e finti tolleranti, l'immigrazione è utile al nostro paese. Polizia e forze dell'ordine senza fondi. Delinquenza dilagante in tante città italiane. Traffico di droga, armi, rifiuti. Sperpero di denaro pubblico, sprechi, abusivismo edilizio. E una politica che fa ridere, anzi piangere, che in questo caso neanche il riso potrebbe aiutare.

Come dovrebbe andare un paese che ha i politici che abbiamo noi? Non c'è nessuna possibilità di uscita da questa crisi che dura ormai dagli anni '90 (a parte qualche ripresa) con questa classe dirigente.

Il Parlamento è ormai esautorato da ogni prerogativa da un esecutivo sempre più arrogante, determinato alla difesa dei propri interessi particolari e pericolosamente anticostituzionale. Il Presidente della repubblica è una figura che, nell'ordinamento italiano, non ha mai avuto un ruolo determinante, ma Napolitano è meno che una figura, una presenza, un ologramma che parla alla gente di cose lontane. Gli aiutini istituzionali che questo Presidente della Repubblica ha elargito con tanta solerzia nei confronti di questo governo e della sua maggioranza nel corso di questi anni, sono esempi da manuale di come non si dovrebbe fare il Presidente della Repubblica.

Abbiamo un Ministro dell'Economia incompetente e arrogante che pur di tenere in piedi questo paese traballante si è messo a riciclare denaro di dubbia provenienza (scudo fiscale), non ha alleggerito (come da campagna elettorale) la pressione fiscale e non ha risolto uno, dico uno, dei problemi strutturali economici di questo paese. Il nano Brunetta è solo uno sproloquio, non agisce, parla e anche sgarbatamente, si fa odiare solo per questo, perchè per le scelte che lo hanno contraddistinto fino ad oggi lo si potrebbe perfino ignorare. Alfano è il cane da guardia istituzionale dei calzoni di Berlusconi. Pronto ad ogni piè sospinto ad attivarsi, con rabbia verbale, per modifiche, riforme e quant'altro, pur di salvare il suo padrone. E giù a massacrare una Giustizia che di giusto ha ormai solo il nome, cenere dell'impianto costituzionale originario dopo le leggi vergogna di questi anni.

Cos'altro dire di Berlusconi, il Capo dei Capi? Niente. Non bisogna sprecare inchiostro, voce, energia. Cosa bisognerebbe dire di più di quello che dice un pentito in un aula di tribunale? Niente. Bisognerebbe solo prenderlo a calci e mandarlo in galera. Basta. E con buona pace di Fini e dei suoi “fuori onda”.

Ma rido di questo paese per tutto, non solo per il governo, i suoi menestrelli e le sue televisioni. Rido anche per la cosiddetta opposizione. Opposizione. Che letteralmente significa “in generale l'assunzione di una posizione contraria, negatoria, antitetica o comunque non favorevole a quella di altri.” E il cosiddetto centro sinistra è talmente opposizione che non è favorevole nemmeno a se stessa. Un'accozzaglia di residui politici di culture diverse e crollate anni fa. Senza idee, proposte, senza un programma, senza coraggio. Un'opposizione che al contrario, vista l'attuale situazione del paese, dovrebbe essere in stato d'agitazione permanente, nei posti di lavoro, nelle piazze, nelle aule parlamentari. Ma nulla. Qualche parolaccia, qualche alterco verbale e niente più.

E rido di tutti noi, cittadini italiani, riempiti di cazzate dalle televisioni, apatici, rassegnati, menefreghisti, egoisti. Che non facciamo altro che attendere la venuta di un messia che ci guidi alla rinascita come popolo, come società in via di disfacimento. Rido perchè osservo l'atomizzazione della società italiana nel contesto quotidiano, la vivo sulla pelle, la respiro ogni giorno e ne vedo gli infausti risultati a tutti i livelli. Vorremmo un governo che decidesse, e bene, per noi. Vorremmo una politica pulita, onesta, disinteressata. E non avendola non facciamo niente per cambiare le cose. Ci lamentiamo soltanto.

Ridendo, tutti, un riso amaro.


(Francesco Salistrari, 2009)

mercoledì 2 dicembre 2009

Carri da bestiame.


Il nostro mondo non è altro che la rappresentazione di una mente deviata. E’ il disegno pazzesco di un paranoico. Il nostro mondo è finto e ammanta la sua finzione con l’illusione della razionalità. Ci hanno sempre insegnato che la nostra è l’epoca del razionale, che tutto il mondo moderno è basato sulla ragione, sulla razionalizzazione, ma non è così. Non c’è niente di razionale nel mondo.

I nostri istinti non sono razionali, l’amore è irrazionale, la paura è irrazionale, l’odio, il coraggio. La nostra economia è irrazionale, la società nel suo complesso, la sua cultura, le sue istituzioni, in fondo, lo sono.

Non esiste ragione alle nostre ragioni. Non esistono equilibri nelle nostre esistenze.

Viviamo solo in un mondo fatto di convenzioni e senso comune, dove all’individuo è demandato il compito di tenere, di mantenere integro il tessuto sociale in base alle proprie aspirazioni.

Ma non è questo che rende la vita, nel senso più profondo del termine, meritevole di essere vissuta.

La nostra bramosia di sapere ci ha condotto aldilà. Ci ha portato in un baratro dal quale non saremo capaci di uscire.

Non è tempo per farsi illusioni, non è tempo per proclami utopici. Quello che resta deve essere la consapevolezza che il nostro mondo, quello degli esseri umani, ha fatto il suo tempo.

Merce e denaro. Il mondo ridotto a scambio economico. L’individuo ridotto a bestiame.

Chi ha la ricetta in tasca per distruggere queste mostruose costruzioni mentali?

Chi detiene la forza carismatica, mistica, per smuovere le acque della noia, dell’appiattimento, della rassegnazione, dell’omologazione allo stile di vita che ci è stato imposto?

Chi è capace di creare consenso intorno all’unica idea capace di salvare la nostra specie?

Un anarchico disse: “bisognerebbe prendere il mondo, spremerlo per bene e lavarlo con il suo stesso sangue”!

Siamo diventati dei vigliacchi e non abbiamo più il coraggio e la forza di guardare lontano, di vedere oltre il gretto limite della nostra vita quotidiana.

Abbiamo perso la partita. Se qualcuno è capade di sperare che questo immane peccato ci venga redento, cominci a pregare.


(Francesco Salistrari, 2009)



lunedì 30 novembre 2009

Solo se fossimo un piatto di lenticchie.


Oh mio Dio. Dove ti celi? Dove celi il tuo sguardo?

O Dio. Non rispondi. Non senti le mie parole. Come potresti? Perchè dovresti prestare attenzione proprio alle mie?

I pensieri del mondo, della vita tutta, è quello l'unico messaggio che cogli. Perchè Dio, tu sei tutti noi. Sei un albero millenario, sei le sue rughe sulla corteccia, sei il bruco che si arrampica sul ramo. Sei tutti noi, sei la foglia che cade e che darà modo di vivere a tanti piccoli esserini. E tu sarai tra loro, a banchettare di felicità insieme a loro. Mangiamo la tua carne ogni giorno e beviamo il tuo sangue ad ogni sorsata. Sei la vacca che mungiamo e la donna che ci ama, l'uomo nelle nostre coperte, il tarlo nel legno della trave, che spia e mormora il suo canto; sei lì tra noi ogni istante, simbolo dell'amore e dell'odio, acqua da bere, cielo da respirare. Sei la piccola particella d'ossigeno che ci scorre nel sangue, sei l'elettrone gentile e la luce delle lampadine. Sei la stella che brilla, il sole che brucia e arde il sangue dell'universo, l'elio, minuscolo, atomo ed essenza. Sei l'atomo, Dio. E' lì che si annida l'energia dell'universo.

Non ha senso dividersi in materialisti e non, in atei e devoti, in credenti e miscredenti. Non ha senso discriminare la fede e viceversa. Non può esistere divisione più stupida. Dio è noi stessi. E' le nostre cellule, i nostri nervi, i nostri neuroni, la nostra intelligenza. Come avrebbe potuto mai scrivere la Bibbia o il Corano, l'uomo se non fosse Dio stesso a scriverle? Dio è l'inchiostro sulla pagina antica, è il calcolo matematico sotteso al movimento del braccio della mano della mente del pensiero della fantasia dell'amore. Dio è l'equazione universale. E' l'universo in cui siamo, è la curvatura dello spazio-tempo, è la luce che viaggia a 300 milioni di metri al secondo.

Sei tu Dio. Perchè dovresti ascoltarmi se sei tu stesso a parlare?

La voce che si alza dal mondo è già la tua. Sei la vita, Dio mio. Sei il DNA che ricorderà per sempre chi ero, chi sono e chi sarò. L'immortalità esiste. E siamo tutti immortali, perchè immortale è la vita, capace di viaggiare nel tempo e nello spazio, di nascere sempre, ovunque e nelle forme più diverse. La vita non ha confini, perchè è l'Universo a non avere confini. L'infinità dell'universo è la ragione per la quale la vita è immortale.

L'inizio ed una Fine. Il continuum spazio tempo. L'energia. La massa. Sono tutte facce dello stesso prisma.

Dio sei tu quello che mi guardi da laggiù. Sei tu il granello di polvere controluce. Il pulviscolo e la polvere interstellare. Sei la molecola organica di qualcosa di inorganico.

Per comprenderci, dovremmo solo smettere di vederci diversi e di sentirci unici. Per capire il mistero dell'esistenza, dovremmo essere in grado di comprendere che l'esistenza non è un mistero, ma una rivelazione. Siamo identici, uomini e animali, piante e batteri, identici fin negli atomi, nell'unità, fin nella più piccola particella, fino all'antimateria, identici e necessari. L'organismo perfetto dell'universo è un meccanismo talmente complesso da essere semplicissimo. Per comprenderlo, bisognerebbe smettere di credere di poter trovare una spiegazione.

Sono le idee la nostra realtà da cambiare. La nostra rivoluzione da intraprendere, il nostro nemico. Sono le idee quelle che fanno la realtà. E questo anche se la realtà fattuale delle cose è assolutamente tutt'altro. L'idea che un uomo con la pelle nera ed uno con la pelle bianca abbiano qualcosa di diverso è una realtà osservabile, immediata, sicura, non contestabile. Un italiano ed un maliano sono due uomini diversi. L'idea che la pelle bianca sia anche sinonimo di superiorità, è una realtà inesistente, creata appunto da un'idea, sbagliata. Fin quando non abbracceremmo la convinzione che le differenze sono unità, saremo costretti ad una schiavitù schiacciante, umiliante. Il nostro libero arbitrio, il trucco attraverso cui Dio ci ha messo dinnanzi la realtà, ci ha illuso sulla verità più semplice e immediata da accettare. Come potrebbe esistere un Dio con la pelle di colore? E uno bianco? Dio non ha colore, è il bianco e il nero, nello stesso istante e in luoghi e tempi diversi. E' la terra su cui camminano. Ed è i piedi che usiamo. L'energia del muscolo che muove la gamba. Come potrebbe esserci diversità tra Dio e se stesso? E' Dio l'unica realtà.

Se facciamo qualcosa di sbagliato, Dio non può fermarci. Non può fermare la mano dell'assassino che uccide suo fratello, violenta sua sorella, sostituisce il denaro ad una persona. Come potrebbe fermare se stesso?

L'istinto è fuorviato dalle nostre creazioni mentali, dalle proiezioni che realizziamo al di fuori di noi stessi di quello che vorremmo essere. Quando un ingegnere realizza un'opera architettonica meravigliosa lo fa perchè è così che vede la realtà, la materia, è così che vede se stesso. La proiezione di un sogno. Ma anche quando un uomo uccide un altro uomo è la stessa cosa. Perchè quell'uomo vede se stesso meno importante di un pezzo di carta stampato da un altro uomo, una creazione mentale e materiale che da realtà e consistenza a qualcosa che non ce l'avrebbe se solo quell'uomo si rendesse conto che uccidendo un suo simile sta uccidendo se stesso, Dio, la vita, la realtà, negando la sua stessa esistenza, rinnegando una verità talmente semplice da essere troppo stupida per essere considerata consapevolmente. Libero arbitrio.

La materia che plasmiamo è un'opportunità, non un fine. Le cose che creiamo sono solo proiezioni. Anche l'odio lo è. Dovremmo solo comprendere che è inutile. Un'inutile spreco di energia. Talmente stupido come lasciare la porta spalancata nel bezzo di una nevicata e tenere il riscaldamento al massimo. Come inquinare un lago con i nostri rifiuti, come scrivere il proprio nome sulla corteccia di un albero. Un'inutile, assurdo, stupido e marchiano spreco di energia cosmica. La stessa energia che permette alla nostra stella di sfolgorare e darci il calore di cui abbiamo bisogno. Siamo esseri stupidi, solo perchè non ci rendiamo conto di esserlo. Sappiamo essere stupidi, solo perchè ci crediamo troppo importanti.

Gloriando noi stessi, facciamo un cattivo servizio allo scopo per cui siamo qui.

Dio è la Vita.

Ma non pensa, se non attraverso i suoi esseri. Non parla, se non attraverso la bocca degli animali. Non decide se non attraverso il libero arbitrio di ogni singolo essere vivente.

E' questo ciò che ci rende ciechi. E' questo che a noi esseri umani, i più complessi tra gli esseri viventi, ci fa credere di essere speciali.

Dovremmo essere fatti a immagine e somiglianza di Dio?

Dio non ha bisogno di un aspetto. Perchè è tutti gli aspetti. Tutti gli angoli, vividi e convessi, tutte le sfumature cromatiche, tutte le tonalità della musica.

Dio è Tutto. Dovremmo rispettare e glorificare ogni singolo granello di questo pianeta per rendere grazie a Dio. Dovremmo essere in grado di amarci ed amare Tutto, per poter amare Dio.

Qualcuno si affaccia ad un balcone e monita, qualcun'altro si inginocchia ad oriente ad ore stabilite, qualcuno si perde nei meandri della propria testa per anni. Come possiamo pensare di adorare ognuno il proprio Dio e additare l'altro di sacrilegio? Chi fa la classifica delle divinità? Chi determina chi sia nella ragione e chi nel torto?

Guerre in nome di Dio, morti nel nome di Dio, distruzione nel nome di Dio.

Guerra, morte, distruzione.

Negazione di Dio.

Come possiamo pensare di essere nel giusto, in una guerra, in una lite, in una disputa finanziaria? Come possiamo credere di avere ragione, quando tutti abbiamo torto?

Dio non può piangere, se non è un bambino a farlo. Quando muore di fame, quando viene abbandonato, violentato, maltrattato. Dio non piange, se non siamo noi tutti a farlo guardandoci negli occhi e riconoscendo la nostra viltà.

Siamo illusi dall'idea di essere migliori. Siamo migliori del vicino di casa, del presidente del consiglio o del poliziotto di quartiere, siamo migliori della madre di un amico, dell'allenatore di calcio, del cane che abbaia, dell'immigrato clandestino. Crediamo di essere migliori dei nostri antenati, dei popoli antichi, dei nostri genitori. Crediamo di essere più intelligenti della popolazione di uno stato a pochi chilometri da noi, di un paese a poche centinaia di metri in linea d'area. Crediamo di essere divisi da confini immaginari tracciati solo su cartine geografiche disegnate con il sangue dei morti e la distruzione delle guerre. Crediamo di essere diversi l'uno dall'altro e ci togliamo il cibo dalla bocca come se fosse naturale. Perchè la selezione naturale decide chi è il migliore.

Se la selezione naturale decidesse davvero per noi, già da tempo la Terra non si vedrebbe popolata da esseri umani.

La selezione naturale è un'invenzione scientifica che ha fondamento solo nei contesti in cui non entrano le illusioni.

L'illusione del denaro, del progresso, dell'economia, del benessere. L'illusione del consumismo, dello spettacolo, della televisione, del cinema, della letteratura. La selezione naturale non può operare in contesti innaturali, sarebbe assurdo se ciò avvenisse davvero.

Come potrebbe operare un meccanismo eminentemente chimico, biochimico, genetico, in un contesto come quello economico che è basato su una creazione umana fittizia, il denaro?

Come può essere scelto dalla selezione naturale chi muore e chi vive in una guerra cominciata per fini economici e di potere politico?

Come potrebbe operare la selezione naturale in un piatto di lenticchie?


(Francesco Salistrari, 2009)


venerdì 27 novembre 2009

Civiltà.




Le civiltà vanno e vengono...

La storia è un narratore di luoghi ed eventi,
è il mito di idee e ideali,
è la leggenda di desideri inespressi;
novelle da raccontare intorno a un falò,
cose di uomini e donne,
insomma.

Vicende che si consumano
su di una terra ignara di possedere inquilini,
o forse dolo noncurante
che quando cambia pelle
uccide.

Uccide?

La morte è rigenerazione,
la morte è ciclicità,
la morte è trasformazione,
la morte è...immortalità!

Ma noi siamo umani;
Umani!
Carne e sangue che pulsano,
consumandosi nel miraggio di un'eternità inafferrabile.
Per noi la morte è distacco,
oscurità,
paura,
fine.

La morte...è morte.

E lo spettro della morte
il preludio della comprensione del miracolo della vita,
beffardamente,
quando il miracolo sta terminando
e il sipario sta calando.

Accadrà.

Che il cielo si oscurerà di nuovo,
che il Sole non scalderà più,
che la terra tremerà.

E allora gli uomini vedranno morire altri uomini,
ma attraverso i loro stessi occhi,
e non dal comodo sofà di una vigliacca indifferenza;
e si stringeranno l'uno all'altro,
e cercheranno le briciole di una umanità dimenticata
lottando per il cibo e la sopravvivenza
come bestie tra le bestie,
nel ricordo delle loro antiche origini.

La fine del mondo è cominciata tanto tempo fa,
quando l'umanità è stata smarrita;
quando è diventato troppo tardi per ritrovarla.
E terminerà
quando,
dal fango,
un'altra civiltà annasperà per ricostruirla.

(Sabrina Mugnos, 2009)



prefazione a libro "I Maya e il 2012" di Sabrina Mugnos,Macro Edizioni, 2009.

giovedì 26 novembre 2009

2012: Apocalisse.




2012. Una corsa contro il tempo.

Per l'umanità intera, giurano i Maya. Che da millenni hanno predetto la fine dei tempi attraverso il loro calendario.

Ma la data del 21 dicembre 2012, come apogeo della civiltà, non è una peculiarità dei soli Maya. Non ci crederete ma anche la Bibbia rimanda a questa data. Infatti negli ultimi anni è stato “scoperto” un codice “segreto” contenuto nella Bibbia originale in ebraico (Torah) che tra le tante profezie (come ad esempio i nomi e le date di nascita e di morte di 90 rabbini) contiene anche come indicazione della fine dei tempi, “la fine della terra” letteralmente, la data del dicembre 2012.

Ma non è tutto, anche nell' I' Ching, il libro cinese dei mutamenti della filosofia orientale, esiste l'indicazione dell'anno 2012 come data della fine dei tempi. E questo avviene allo stesso modo anche per la filosofia induista e per altre filosofie orientali, come ad esempio la Maori neozelandese.

Se poi prendiamo in esame la cosmologia sumera e il “mito” di Nibiru, (il cosiddetto Decimo Pianeta tra l'altro scientificamente scoperto nel 2005 e denominato Eris, sigla astronomica 2003UB313), e del calcolo sotteso alla comparsa di Nibiru nei nostri cieli con conseguenti sconvolgimenti naturali, ci accorgiamo che da quando se ne andò per i Sumeri a quando questi ultimi predissero sarebbe tornato, Nibiru dovrebbe far sentire i suoi effetti sulla terra intorno al 2012. Seppur scientificamente è un qualcosa di assolutamente non tenuto in considerazione per la ragione che il Planet X pur avendo un orbita molto ellittica e irregolare ed inclinata di 44 gradi rispetto a quella degli altri pianeti del sistema solare, non sarebbe in grado di compromettere o influenzare la Terra in nessuna delle sue rivoluzioni intorno al Sole. Pur tuttavia qualcuno ipotizzerebbe che Nibiru potrebbe essere responsabile di un'alterazione magnetica sulla Terra e sul Sole, nonché sugli altri pianeti.

Quello che mi preme sottolineare comunque, aldilà di Nibiru, è la coincidenza dei cicli di scomparsa/ricomparsa di questo strano e misterioso Pianeta di ghiaccio, sconosciuto fino a solo quattro anni fa e solo ipotizzato, che sarebbero pressocchè identici a quelli stilati nel proprio calendario dai Maya. Ed ecco la coincidenza del 2012. In effetti, il Decimo Pianeta farebbe sentire i suoi effetti devastanti sul sistema solare a intervalli regolari di 5126 anni.

Proprio come i cicli del calendario Maya, della durata di 5126 anni.

Una coincidenza davvero notevole, se si pensa che Sumeri e Maya non hanno mai avuto possibilità di contatto.

Dunque questa data fatidica del 2012, come fine dei tempi, fine del mondo, catastrofe globale, cambiamento, nuova era o semplice paranoia stile “fine millennio”, trova molto spazio in molte culture, contesti religiosi e tempi diversi.

Sarà solo un caso?

Ed è solo un caso se anche la Scienza, o almeno una parte di essa, sarebbe d'accordo che il 2012 segnerà l'anno in cui l'attività solare raggiungerà un picco come mai è stato registrato dal 1615, vale a dire da quando Galileo puntò sulla nostra stella il suo telescopio? Gli effetti che una maggiore attività solare può avere sulla biosfera sono ancora tutti da accertarsi, ma gli scienziati sono concordi sul fatto che nella migliore delle ipotesi sono a rischio tutte le infrastrutture elettriche, le infrastrutture satellitari e della comunicazione. In pratica rischiamo di ritornare ai piccioni viaggiatori e alle candele nel giro di tre anni. Ma nella peggiore delle ipotesi, l'accrescersi come non si è mai registrato dell'attività solare, potrebbe causare danni ben più gravi di quelli che rischiano i nostri ritrovati tecnologici e i nostri lussi. Infatti è ormai accertato come l'attività delle macchie solari sia in qualche modo collegata alla formazioni di tempeste e uragani sulla terra, terremoti ed eruzioni vulcaniche. In altre parole le scariche di radiazioni che arrivano dal sole direttamente alla Terra sarebbero responsabili di influenzare il funzionamento della tettonica a zolle che sottende ai movimenti della crosta terrestre (quindi delle faglie laviche e dei terremoti ad esse correlati), influenzare l'atmosfera terrestre nei modi più svariati (dalle aurore agli uragani). Non a caso l'anno che ha registrato l'attività solare più intensa degli ultimi 50 anni, il 2005, ha visto il formarsi di tre dei più grandi uragani mai osservati sulla Terra (uno di questi “Katrina” ha spazzato via New Orleans, “Stan” ha devastato il centroamerica). Ma non è tutto, perchè l'attività solare potrebbe avere anche effetti (e li sta già avendo a detta di alcuni scienziati) sul nucleo stesso del nostro pianeta, alterando, deformando e destabilizzando (fino ad invertirne i poli), il campo elettromagnetico della Terra, che è la risorsa attraverso cui il nostro pianeta ci difende appunto dalle radiazioni solari. Ma se l'attività solare sprigionasse un'energia troppo alta da essere sopportata dal campo elettromagnetico terrestre? Sarebbe la fine di tutto. Almeno per quanto riguarda le forme di vita più evolute sulla Terra.

Bene, la ricerca scientifica in altre parole ci sta dicendo che tra il 2011 e il 2012 il sole farà i capricci. Coincidenza anche questa?

Non credo. Anche perchè i Maya sono riconosciuti da tutti come un popolo di straordinari astronomi, e nella loro cosmologia il Sole è tenuto, naturalmente, in gran conto. La chiusura del “ciclo del lungo computo” nel loro calendario potrebbe riferirsi a ciò di cui la scienza solo oggi sta accorgendosi?

E l'allineamento planetario e del Sole con il centro della Galassia, previsto con matematica precisione dai Maya, e dalla moderna astronomia, per il dicembre 2012, ha qualcosa a che fare con l'attività solare e del campo elettromagnetico terrestre? In altre parole, tale allineamento potrebbe essere alla base dell'accresciuta attività solare in grado di spazzarci via dalla faccia della terra in 30 minuti?

Sono tutte domande a cui dovremmo dare risposta. E nel caso essere preparati a lottare per la sopravvivenza o morire tutti almeno decorosamente.

Personalmente non credo che il mondo finirà nel 2012, così come non l'ho creduto nel 2000 con il “baco del millennio”, o nel 2008 secondo le previsioni del fantomatico John Titor. Ma questa data del 2012 è troppo ricorrente in troppi luoghi, epoche e culture, da non significare nulla.

E' questa l'unica certezza che posso darmi.


(Francesco Salistrari, 2009)

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